Archivio mensile:ottobre 2013

Mentre l’Italia è alla canna del gas !…

13 OTTOBRE 2013

Fazio-Brunetta, scintille sui compensi Rai di Fazio: 5.4 milioni di euro fino al 2017

13 OTTOBRE 2013

Renzi: ”Nessuna lesa maestà se si critica il presidente della Repubblica”

13 OTTOBRE 2013

Alitalia, Renzi: “Lo Stato non versi un centesimo per gli azionisti”

14 OTTOBRE 2013

Quagliariello: “Via libera all’amnistia? Allora si applichi anche a Berlusconi”

Chiedete a un disoccupato, senza più in cassa integrazione, cosa pensa e cosa c’è dietro queste notizie!…

 

Come ci hanno deindustrializzato!

Nino Galloni (il funzionario oscuro che fece paura al Cancelliere Helmut Kohl!) racconta come il nostro Paese sia andato a puttane, con nomi e cognomi dei suoi “accompagnatori”

Grand commis d’etat, ha vissuto il miracolo economico dell’Italia che nei successivi anni ’70 avrebbe superato l’Inghilterra, avvicinandosi alla Francia, e in grado di dare fastidio alla Germania!

Il ’78 è l’anno di maggiore crescita, ma anche l’anno del rapimento di Aldo Moro!

Negli anni precedenti c’erano già stati segnali contro “sistema italia”, l’omicidio di Enrico Mattei….per avere pestato i piedi alle Sette Sorelle !

Aldo Moro era amico degli Arabi moderati, quindi, non era amato da Israele, dagli Arabi estremisti, dalla Russia (che non voleva un Partito Comunista Italiano al Governo) e dagli stessi americani, preoccupati dei….carri armati sovietici!

Vi sono ampie testimonianze su Kissinger che aveva esplicitamente previsto la morte di Aldo Moro!……                                                                                                                                             Le Brigate Rosse che lo rapirono non facevano parte dello storico manipolo comunista di Curcio, ma di quegli altri, fortemente collegati con i Servizi deviati sia americani che israeliani…..con evidenze oramai incontrovertibili!

Nel 1981 “divorzio” tra la Banca d’Italia ed il Ministero del Tesoro che ha portato il Debito Pubblico ai livelli attuali!

Passata la linea euro-estremista e per niente amichevole del Governatore Carlo Azelio Ciampi, il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta ed il Segretario della Democrazia Cristiana Ciriaco De Mita, giustificavano come estrema ratio l’avere rinunciato alla Sovranità Monetaria, per riuscire, finalmente, ad impedire ulteriori intrallazzi da parte di alcuni politici DC e socialisti, inibendo così allo Stato di potere fare investimenti produttivi.

Tuttavia, l’irresponsabile rinuncia della Sovranità monetaria è stato un vero e proprio boomerang, essendo stato improvvidamente tolto ossigeno vitale alle molteplici aziende IRI, i gioielli dello Stato, costretti da quel momento in poi ad un inevitabile inesorabile declino per la mancanza di necessari indispensabili investimenti volti a migliorarne le prestazioni ed  i prodotti !…

La perdita della Sovranità Monetaria è stata determinante per l’indebolimento economico e la deindustrializzazione dell’Italia, asservita di fatto alle mire di Mitterand e di Helmut Kohl compagnucci di merenda nel disegno di realizzare l’Unione Europea e scaricare su di essa gli altissimi costi della riunificazione tedesca, circa1.500 miliardi di Euro!…..

Riunificazione questa, ovviamente, non vista di buon grado da Giulio Andreotti, tanto che quando glielo rimproveravano rispondeva testualmente: “Amo talmente la Germania da volerne addirittura due”.

Il periodo successivo, molto più grave, va dalla fine degli anni ’80 fino agli anni ’92 in poi, quello delle privatizzazioni ad opera di Mario Draghi, Giuliano Amato e , Carlo Azelio Ciampi, etc…etc…

L’allora Ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta, in occasione del citato “divorzio”, con una informale lettera aveva concesso alla Banca d’Italia la stessa identica facoltà riconosciuta alla Banca d’Inghilterra, nel potere anche non trattenere in portafoglio (nei loro forzieri) i Titoli di Stato invenduti, poco appetibili per il basso tasso di interesse offerto!

Naturalmente, nell’interesse del Paese, questa facoltà non doveva tassativamente diventare operativa, infatti, la Banca d’Inghilterra non si era mai sognata di farlo, sempre pronta e disponibile com’era agli interessi del proprio paese, acquistando a spron battuto i Titoli invenduti e stampando a go go tutte le sterline necessarie al Governo del paese!……

Diversamente dalla Banca d’Inghilterra, Carlo Azelio Ciampi volle applicare rigidamente questa facoltà imprudentemente concessa da Andreatta e da quel momento in poi, rifiutandosi di acquistarli, i Titoli invenduti rimanevano su mercato fino a quando i loro interessi sempre piu’ alti non facevano gola ai quegli speculatori disponibili a comprarli………

A seguito degli stratosferici interessi costretti a pagare, per la mancata collaborazione della Banca d’Itaia, negli anni successivi il Debito Pubblico del nostro Paese si è più che raddoppiato!

Indipendentemente da tutto questo schifo, se l’Italia avesse mantenuto la sua Sovranità Monetaria se ne sarebbe bellamente fregata di sottostare agli ambigui umori del Governatore della BANCA D’iTALIA, il suo Debito Pubblico non si sarebbe raddoppiato, la sua economia sarebbe ancora florida come quella degli anni settanta e l’Europa con la Germania tutta, “ammiratori italiani” compresi, sarebbero andati…..a farsi benedire!

 

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SCIPPATA LA SOVRANITA’ MONETARIA! MALEDETTE BANCHE CENTRALI E NON…..

Le banche non rispondono a nessuno, neanche a Dio, ma solamente alle loro lobby!…

Non sono pertanto credibili e di loro non c’è da fidarsi!

Uno dei capisaldi della loro truffaldina operatività è la “riserva frazionaria”, di cui al manuale “Modern Money Mechanics” della Federal Reserve, che recita testualmente:

”The purpose of this booklet is to describe the basic process of money creation in a “fractional reserve” banking system”.

Una facoltà di cui i pochissimi ne conoscono l’esistenza, ma che da alle banche la facoltà di lucrare interessi su prestiti di denaro inesistente, quello elettronico ! Continue reading “SCIPPATA LA SOVRANITA’ MONETARIA! MALEDETTE BANCHE CENTRALI E NON…..” »

Sull’Euro NON SIAMO SOLI!…

http://movimento5stellenotizie.blogspot.it/2015/01/amato-confessa-ecco-come-vi-abbiamo.html

Questo è un disastro umano ed ha 4 lettere l’Euro” Joseph Stiglitz

Adottando l’Euro l’Italia si è ridotta allo stato di una nazione del terzo mondo che deve prendere a prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica” Paolo Krugman, Premio Nobel per l’economia 2008

In Europa non siamo più in un regime democratico. Abbiamo un sistema governance che non risponde ai cittadini e i governi nazionali non hanno più poteri” Jean Paul Fitoussi

L’Euro è stato un errore storico” Costanzo Preve Continue reading “Sull’Euro NON SIAMO SOLI!…” »

James K. Galbraith,

Il Governo non deve prendere in prestito per poter spendere

James Galbraith

di James K. Galbraith, Professore di government and business relations alla Lyndon B. Johnson School of Public Affairs alla University of Texas, è l’autore, tra i più recenti, di “Inequality and Instability” e presidente della Association for Evolutionary Economics.

Il tetto del debito fu promulgato nel 1917 per uno scopo: per ingannare il provincialotto tornato a casa. Non appena il Congresso iniziò ad aumentare il debito per finanziare la guerra, essi votarono il suddetto tetto per simulare tutt’altro. Ed è per questo che tutte le volte che viene raggiunto, deve essere aumentato.

Il tetto al debito è anche un anacronismo. È un concetto basato sull’idea che il Governo deve reperire moneta da qualche parte, prima di spenderla. Questo era vero nei giorni del Gold Standard. Non è stato vero, per questo paese, da almeno la creazione della Federal Reserve nel 1913.

Nel mondo attuale, quando il Tesoro firma un assegno, la tua banca accredita il tuo conto corrente. Questo è il modo in cui avviene la creazione di moneta. Il Tesoro, a quel punto, emette Titoli di Stato per drenare quella moneta.
Alle banche ciò fa comodo poichè i Titoli di Stato offrono tassi d’interesse maggiori rispetto alle riserve. Ma non c’è nulla di economicamente necessario per quanto riguarda i Titoli di Stato.
Tutto ciò è ovvio dato che la Federal Reserve ne ricompra molti, lasciando il pubblico con il contante che avrebbe avuto in primo luogo.

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Il depistaggio informatico

Nei talk show politici, opinionisti e conduttori continuano a perder tempo sul “nulla”, discettandsulla ipoteticaa reazione della Merkel e dell’Europa nel caso l’Italia sforasse il limite del 3% per rifinanziare la ripresa della sua moribonda economia, oppure dove e come trovare le risorse per ripagare il Debito Pubblico!…

Questi illustri opinionisti, naturalmente, evitano attentamente di chiedersi come potrebbero gli Stati Uniti America ripagare il loro astronomico Debito Pubblico di16 trilion idi dollari!…… Ignorando, evidentemente che debiti di questa entità si pagano con altri debiti, all’infinito!

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Come il fisco distrugge le imprese

Il caso di seguito descritto rappresenta la pressione fiscale complessiva subita da una piccola società con due soci, che ha realizzato, nell’esercizio 2012, un utile di appena 32000 euro. Una miseria, insomma. Eppure la pretesa del fisco è tale da richiedere alla società e ai soci il pagamento di circa 27 mila euro tra tasse e contributi, ossia quasi l’85% dell’utile realizzato.

Questo lo scandaloso schema riassuntivo,  evidenzia una palese ostilità nei confronti dell’impresa da parte di uno Stato nemico, in balia di Istituzioni irresponsabili.

come il fisco distrugge le imprese

 

La virtuosa Germania!

 

Ecco come il benessere estorsivo della Germania interferisce negativamente sulla economia e nella stessa esistenza dei nostri figli.

Il TARGET 2 è il sistema di regolamento e compensazione dei pagamenti che ha consentito la nascita e la proliferazione degli squilibri macroeconomici nell’area dell’eurozona,

I tedeschi, puntando su una politica di bassa inflazione e liberalizzazione sfrenata del mercato del lavoro, hanno giocato sporco nei confronti degli alleati europei mettendoli in ginocchio, diversamente dalla Cina che ha consentito ai paesi limitrofi di sviluppare le loro economie locali.

Grazie alla luciferina abilità del Cancelliere Helmut Kohl, amico di personalità europee del calibro di Mitterand, Prodi, Monti, Padoa Schioppa, Draghi, Amato, Ciampi e Dini,  gli altissimi costi totali della riunificazione tedesca, circa 1.500 miliardi di euro,  senza troppi invalicabili ostacoli, sono stati scandalosamente spalmati su gli ignari paesi dell’Euro, inclusa l’Italia!……

Mentre paesi economicamente più stabili: Svezia, Regno Unito e Danimarca si sono tenuti alla larga dall’Euro insieme a Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Bulgaria , Estonia, Lettonia e Lituania, comprendendo immediatamente che la Germania avrebbe fatto la parte del leone!...

Per rendere più apprezzabili e convenienti i prodotti tedeschi, la Germania abbassa  l’aliquota massima d’imposta per i privati cittadini dal 53% al 42%, per le imprese quasi le dimezzata al 29,4%, rimodulando i margini di profitto delle aziende su prezzi inferiori, grazie anche agli alti livelli di disoccupazione (8%-10%) e gli incombenti licenziamenti e le probabili delocalizzazioni delle imprese ed in cambio di una serie di notevoli facilitazioni sociali, riusciva ad accordarsi con i terribili sindacati tedeschi su un piano di liberalizzazione sfrenata dei contratti di lavoro, con la riduzione delle tutele sindacali, rapportando i salari reali dei lavoratori tedeschi all’andamento dell’inflazione – ed al minor costo medio della vita, scendendo quindi sotto il -6% in meno contemporaneamente alla introduzione dell’euro, nel 2002.

Quando, nel 1998, venne inaugurata la BCE – Banca Centrale Europea –  su precisa indicazione della Bundesbank, si propose come scopo principale il controllo dell’inflazione,  fissandola inderogabilmente al 2% per tutti i paesi dell’eurozona.               Tutto questo in palese contrasto con l’Art. 2 del Trattato di Maastricht che stabiliva senza tanti equivoci “…una crescita sostenibile, non inflazionistica e che rispetti l’ambiente…” e non il prioritario esclusivo controllo dell’inflazione, come illecitamente imposto dalla Germania, in chiaro ed assoluto dispregio degli inviolabili trattati sottoscritti!….

Si adeguano tutti, tranne la Germania che, non ancora soddisfatta della sua imposizione,  trova conveniente barare ulteriormente, mantenendo un’inflazione media assai più bassa (1,6%), di quel 2% inderogabilmente fissato dalla BCE, senza che le Autorità Monetarie europee preposte al controllo intervenissero per sollecitare il rigoroso rispetto delle regole!

Queste, infatti, avrebbero dovuto contestare ai tedeschi che una inflazione più bassa del target fissato – quindi, palesemente illegale in un contesto di unificazione monetaria! – avrebbe creato gravissimi imprevedibili scompensi macroeconomici e risultare immensamente scorretto nei confronti dei partner  dell’UE.

Nello stesso periodo, l’inflazione media dell’Irlanda era del 3,4%, della Grecia 3,2%, della Spagna 3,1%, del Portogallo 2,9%…… risultando assai più alte, mentre quella dell’Italia al 2,1% si manteneva abbastanza aderente al vincolo europeo!

Questa costante divaricazione dell’andamento dei prezzi al consumo – fra la Germania, con una inflazione più bassa ed i paesi PIIGS con una inflazione più alta! – sarà fondamentale per la nascita di quegli squilibri macroeconomici che stanno portando al collasso l’intero sistema dell’eurozona.

Con l’introduzione dell’euro, nel 2002, la Germania entra a piedi uniti nel mercato unico, avendo già attuato in pratica una politica di svalutazione competitiva interna sui prezzi e sul lavoro con la  sua precarizzazione  la riduzione dei salari, la minaccia di disoccupazione e l’aumento delle disuguaglianze sociali.

Mettendola in una posizione di netto vantaggio rispetto agli altri paesi (alla faccia dei sani principi comunitari di sussidiarietà e collaborazione) nei quali la forbice dei prezzi continua ad aumentare, rendendo quindi più agevoli e convenienti le esportazioni tedesche nei paesi PIIGS ed allo stesso tempo assai più complicato esportare in Germania dai paesi della periferia, dato che i prezzi dei loro prodotti risultano più alti e senz’altro impraticabili per i consumatori tedeschi!

Quanto alle banche tedesche, che hanno accumulato un surplus di riserve tramite le esportazioni del settore imprenditoriale, investono nei paesi e nelle banche dei PIIGS per sostenere i consumi e accelerare i  processi di indebitamento privato.

Il problema del debito, infatti, non riguarda tanto la parte pubblica ed il contenimento delle spese dei paesi PIIGS, ma l’indebitamento privato, perché un sistema illogico dei pagamenti fra i paesi dell’eurozona come TARGET 2 non metteva praticamente limiti all’indebitamento dei residenti dei vari stati dell’unione e alla possibilità delle banche locali di concedere prestiti, anzi questi venivano incentivati tramite l’afflusso di nuovi capitali dalla Germania e dall’ambiguo regime astutamente basso e indifferenziato dei tassi di interesse.

La storia dei “paesi spendaccioni” quindi è falsa e infondata, perché i dati dicono esattamente il contrario dato che quasi tutti gli stati PIIGS hanno adottato politiche di spesa pubblica virtuosa, mentre il vero problema è stato il credito privato gonfiato a dismisura dalle banche locali sostenute dai colossi tedeschi della finanza,(Deutsche Bank e Commerzbank!…

Questo sbilanciato sistema macroeconomico dell’eurozona è stato determinato sia in modo strutturale che finanziario dalla Germania, tra la colpevole indifferenza dei politici conniventi.

Da politici ed economisti di regime (di destra e sinistra), viene ripetuta fino alla noia la favoletta secondo cui la Germania avrebbe potuto creare i suoi enormi surplus commerciali con le esportazioni nei mercati BRICS (Brasile, Russia, India, Cina etc. …) AFFERMAZIONE QUESTA ASSOLUTAMENTE FALSA!

Viceversa, il maggiore incremento delle esportazioni di beni è avvenuto verso i paesi europei (66%, di cui il 32% solo nei paesi PIIGS), mentre il saldo fra esportazioni e importazioni nei paesi BRICS è diminuito del -2% (di cui il -8% per la Cina, che esporta in Germania più di quello che importa).

 

Non è stato un giorno qualunque, lo scorso 2 luglio: mentre il premier Italiano Matteo Renzi
presentava le linee programmatiche del semestre italiano di Presidenza Ue al Parlamento
europeo, trovandosi adover rispondere alle critiche del capogruppo del Ppe Manfred Weber
sui conti pubblici dell’Italia e sulla sua inopportuna richiesta di maggior flessibilità sulla linea del
rigore, in Germania il consiglio dei Ministriapprovava il pianodel ministro delle
Finanze Wolfgang Schäuble per raggiungere il pareggio di bilancio federale nel 2015.  
Uno smacco, questo, che si somma al già consistente complesso d’inferiorità dell’Italia nei
confronti dei tedeschi: più rigorosi, più efficienti, più competitivi, più onesti. In ultima analisi,
molto più bravi e meritevoli di noi.

Domanda innocente: è davvero così?                                                                                                         Sì e no. O meglio:                                                                                                                                           – che i tedeschi sappiano badare ai loro interessi meglio di noi è fuori discussione;                         – che non sprechino denaro pubblico in mille inutili rivoli, pure;                                                           – che abbiano imprese che trainano l’economia meglio di una nave rimorchio, anche.           Tuttavia, è vero che la differenza tra i nostri e i loro risultati è anche l’effetto di alcuni trucchetti – se così si possono chiamare – che ampliano il divario tra i nostri e i loro bilanci e, soprattutto, tra la nostra e la loro economia, ben oltre i reali valori e meriti.                                                     Beninteso, (quasi) tutto perfettamente legale e ben noto nella cerchia degli addetti ai lavori. Forse, fuori da quella cerchia, non abbastanza.                                                                                   Per questo vale la pena di provare a spiegarle per bene, di nuovo.

Il primo trucco: la sottile differenza tra Cdp e Kfw

In Italia c’è la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), in Germania la Kreditanstalt für Wiederaufbau, la Banca per la ricostruzione (post-bellica), per gli amici Kfw.                                                   Entrambe sono di proprietà pubblica:                                                                                                     la Cdp è all’80,1% del Ministero dell’Economia e delle Finanze, per il 18,5% delle fondazioni bancarie e per l’1,5% di azioni proprie.                                                                                                     La Kfw è al 80% di proprietà del governo federale e al 20% dei diversi lander (l’equivalente delle nostre regioni, ndr) in cui è suddiviso il territorio tedesco. Entrambe, per finanziarsi, emettono dei titoli.                                                                                                                                                         La Cdp sottoforma di obbligazioni, la stragrande maggioranza delle quali coperte da garanzia statale.                                                                                                                                                           La Kfw, pure, emettendo titoli a tassi bassissimi grazie al doppio filo che la lega al governo tedesco e ai suoi affidabilissimi Bund.                                                                                                      

La Kfw è pubblica ma i suoi debiti, per la contabilità tedesca, non sono debito pubblico

La Cdp raccoglie ogni anni circa 320 miliardi di euro, la Kfw circa 500 e li reinveste concedendo prestiti a tassi irrisori alle piccole e medie imprese e controllando ingenti quote del capitale di colossi come Deutsche Post e Deutsche Telekom.                                                                               C’è solo una piccola differenza: i 300 miliardi di debito contratto dalla Cdp coperto da garanzia statale entra nel conteggio del debito pubblico italiano. I 500 miliardi di euro della Kfw invece no.                                                                                                                                                                     Il motivo è una regola contabile dello Stato tedesco che esclude dal debito pubblico le società pubbliche che si finanziano con pubbliche garanzie ma che coprono la metà dei propri costi con ricavi di mercato e non con versamenti pubblici, tasse e contributi.                                                     Regola alquanto discutibile: la proprietà di Kfw è pubblica, la sua vigilanza non è deputata alla Bundesbank (la banca centrale tedesca, ndr), ma al ministero delle Finanze, i suoi tassi sono diretta conseguenza di quelli dei Bund e se avesse problemi sarebbe lo Stato a intervenire. Facciamo i conti della serva: 500 miliardi di euro sono pari a circa un quarto dei 2080 miliardi complessivi del debito pubblico tedesco.                                                                                                 Se li sommassimo otterremmo un debito pubblico tedesco che dal 78,4% arriverebbe a lambire il 97% del Pil.                                                                                                                          Comunque lontano, ma un po’ più vicino al nostro 132,6 per cento.

Il secondo trucco: pareggio di bilancio a tre velocità

In Italia, è cosa nota, dovremo rispettare il principio del Pareggio di Bilancio a partire dal 2015.   Il ministro Padoan ci ha provato a chiedere una proroga al 2016, ma è stato seppellito dalle pernacchie.  Tedesche, in primis.                                                                                                                 Strano: perché in Germania invece questo obbligo ha due velocità.                                                     Anzi, a dire il vero, tre.                                                                                                                               Già, perché la Germania è uno Stato federale, formato da sedici lander.                                         Ognuno dei quali con la propria contabilità, il proprio bilancio, la propria capacità di raccolta fiscale e piena facoltà di indebitarsi.                                                                                                         Già, perché anche i lander, nel loro piccolo s’indebitano.                                                                       Oddio, “piccolo”: degli oltre duemila miliardi di debito tedesco, più di 600 sono da imputare a lander ed enti locali

Per i Comuni tedeschi, il Pareggio di Bilancio non è obbligo di legge

Prima differenza non da poco: se lo Stato tedesco dovrà obbligatoriamente raggiungere il pareggio di bilancio nel 2016, i lander potranno prendersela comoda, avendo tempo fino al 2020.                                                                                                                                                           Non solo, dicevamo: perché nulla si dice, in Germania, di cosa dovranno fare gli enti locali, il cui debito è pari circa al 6% del totale.                                                                                                         Per loro, a quanto pare, il Pareggio di Bilancio non è obbligo di legge e molti di loro sono sovraindebitati: il record è di Oberhausen, nella Ruhr, il cui debito comunale è pari a 6.900 euro per abitante.                                                                                                                                                   Situazione, ne converrete, «leggermente» diversa rispetto a quella dei nostri Comuni, letteralmente strozzati dal patto di stabilità interno, strumento che impone a tutte le articolazioni locali dello Stato di partecipare agli obblighi di finanza pubblica che ci chiede l’Europa.                                                                                                                                                             Ah, dimenticavo: indovinate chi è uno dei principali creditori degli enti locali tedeschi?           Esatto, la Kfw.

Il terzo trucco: lo Stato nelle banche

Al netto della Cdp, in Italia tutte le banche sono in mano a investitori privati.                                 In Germania invece il 45% del sistema bancario è in mano al settore pubblico.                                 Il caso più famoso è quello della Commerzbank, una delle principali banche tedesche, nel quale lo Stato partecipa con una quota del 17%, ma vi sono molte altre realtà del credito con una forte presenza del pubblico nella compagine azionaria.                                                             Prime fra tutte le Landersbanken, le banche regionali tedesche.                                                     Sono sei, sono tutte pubbliche, sono gestite con criteri politici e, soprattutto, non sono esattamente dei mani della finanza: LbBerlin, la più piccola, ha attività per 130 miliardi di euro; la più grande, la Lbbw, 337 miliardi – una volta e mezzo il Monte dei Paschi di Siena, tanto per essere chiari, ed è la quarta banca del Paese.                                                                                       Da qualche anno si parla della crisi delle Landesbanken e dei 637 miliardi di attività deteriorate che hanno in pancia, soprattutto a causa del fatto che nel 2008, quando scoppiò la crisi finanziaria, erano imbottite di mutui subprime.

In Germania, quasi la metà del sistema bancario è in mano al pubblico

L’effetto complessivo, al netto della crisi di queste banche regionali, è quello di un sistema del credito che gioca in stretta sinergia con gli obiettivi di finanza pubblica del governo centrale. Facciamo un esempio: poniamo che la Germania voglia esercitare una forte pressione competitiva su un Paese concorrente e sulle sue imprese.                                                                   Per farlo, potrebbe decidere di vendere in blocco tutti i titoli di stato di quel paese detenuti dalle banche di cui è azionista.                                                                                                                     (DEUTSCHE BANK NEL 2011HA INSPIEGABILMENTE VENDUTO BEN L’88% DEI TITOLI ITALIANI IN PORTAFOGLIO, in un periodo in cui lo spread era nella norma ed il Governo in carica aveva la maggioranza e non c’era, quindi, nessuna emergenza che riguardava l’Italia)                                    I tassi d’interesse dei titoli di stato di quel Paese, come conseguenza, si alzerebbero immediatamente, e le imprese di quel Paese si troverebbero a dover pagare il denaro molto più caro, ammesso e non concesso che riescano ad accedere al credito.                                                In un contesto continentale in cui anche una pacca sulla spalla rischia di essere sanzionata come aiuto di stato appare strano che nessuno mai si sia accorto di tale, piuttosto evidente, anomalia.

Il quarto trucco: la Bundesbank «raccatta-titoli»

Il Sole 24 Ore dice che «ormai si può parlare di prassi»:                                                                   nella seconda metà di maggio, un paio di mesi fa, quindi, la Bundesbank ha ripetuto per ben due volte quello che possiamo senza timore di smentite definire come il quarto trucchetto tedesco:                                                                                                                                                         in parole povere, se c’è un’asta di Bund e parte dei titoli non viene comprata sul mercato primario – quello in cui ogni Stato colloca in prima battuta i propri titoli di debito, con accesso riservato a grandi fondi e banche internazionali – la banca centrale tedesca se li compra (o, meglio, li «congela») e li ricolloca successivamente sul mercato secondario.                                       In questo modo, evita che i tassi si alzino e che i Bund perdano valore.                                              So cosa vi state chiedendo: perché noi non lo facciamo?                                                         Semplice, perché non si può fare.                                                                                                                  L’articolo 101 del Trattato di Maastrich vieta l’acquisto sul mercato primario di titoli di Stato da parte delle banche centrali.

La Germania lo fa, noi no. Perché? Perché non si può fare

Testuale: «È vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Bce o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate «banche centrali nazionali»), a istituzioni o organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Bce o delle banche centrali nazionali».                                      Ripetete con me: gli italiani rispettano le regole, i tedeschi no.                                                   Fa uno strano effetto, vero?

Il quinto trucco: potere, potere, potere

Un ultimo esempio: nel 2011 l’Unione europea ha approvato il «six pack», sei direttive, per l’appunto, volte ad armonizzare gli squilibri tra i diversi Stati membri.                                       Quattro di queste sei direttive hanno come oggetto le politiche fiscali e sono le famose cose «che ci chiede l’Europa», come ad esempio la riduzione del deficit.                                                     Le altre due direttive, invece, riguardano gli squilibri macroeconomici.                                               Uno dei quali le differenze nei saldi commerciali dei Paesi.                                                                     Non sto a farla lunga, che non è questa la sede: vi basti sapere che alcuni Paesi importano più di quanto esportano (ad esempio, la Grecia) e altri invece sono esportatori netti che realizzano ogni anno surplus commerciali piuttosto ingenti (ad esempio, la Germania).                                   E che tutto questo, se avviene nel contesto del mercato unico europeo, aumenta gli squilibri marcoeconomici tra i due Paesi e mettere a rischio la tenuta complessiva del sistema.

Loro saranno pure più furbi che bravi, quindi, ma noi ce li meritiamo, i tedeschi?….

La regola, quindi: nessun Paese europeo può avere un «rosso» commerciale di più del 3% e un surplus di più del 6%.                                                                                                                           Indovinate quale Paese ha violato questa regola, negli ultimi cinque anni.                                    No, non è la Grecia, e nemmeno l’Italia.                                                                                                   È lo stesso Paese che finanzia le piccole imprese con denaro pubblico raccolto da una banca pubblica che tuttavia non è debito pubblico.                                                                                            È lo stesso Paese che impone il pareggio di bilancio senza se e senza ma agli altri Paesi europei, ma non ai suoi comuni.                                                                                                                   È lo stesso Paese che punta il dito sugli aiuti di Stato altrui, ma possiede quasi la metà del proprio sistema bancario.                                                                                                                             È lo stesso Paese che viola apertamente l’articolo 101 del trattato di Maastricht.                           Tutti gli altri, invece, sono i Paesi che non dicono nulla e che non hanno nemmeno la forza di chiedere e strappare in sede Ue regole contabili comuni, una vera unione bancaria, anche solo banalmente il rispetto delle regole.                                                                                                       Loro saranno pure più furbi che bravi, quindi, ma noi ce li meritiamo, i tedeschi?….. 

Articolo di Francesco Cancellato                                           Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2014/07/08/i-cinque-trucchi-con-cui-la-germania-bara-sui-conti/22089/

 

La verità viene sempre a galla

La verità’ viene sempre a galla, inarrestabile ed in qualsiasi occasione!

L’aneddoto del grande Petrolini, che infastidito dall’invadente protagonismo di una spettatore gli grida:

”Guardi, io non ce l’ho con lei, ma con il suo vicino di sedia!…Per non avergli impedito di disturbare lo spettacolo”,

è servito ad Antonio Padellaro – giornalista di ispirazione di sinistra – per indirizzare il risentimento del popolo italiano non solo nei confronti di Silvio Berlusconi, ma anche verso la compiacente opposizione di Sinistra!

Nell’ultimo ventennio, è stata connivente e complice del Cavaliere consentendogli ogni destabilizzante iniziativa di governo a tutela dei suoi interessi personali, come del resto ammesso dall’Onorevole Luciano Violante in questo video: Continue reading “La verità viene sempre a galla” »