Archivio mensile:dicembre 2013

Alla ricerca dei voti di…Beppe grillo

 

Coloro che hanno votato il M5S sono rimasti profondamente delusi dall’irresponsabile tira e molla di Beppe Grillo e non per il patetico impegno dei suoi deputati e senatori mandati allo sbaraglio e abbandonati tra gli sberleffi generali degli irridenti avversari!

Con il suo comportamento, Beppe Grillo avrebbe di fatto ingenerato il dubbio di essere al servizio di oscure entità imprenditoriali e finanziarie (Bilderberg/Commissione Trilateraole/FMI etc..) che gestiscono il mondo, che nelle loro strategie c’è anche quella di una credibile protesta, creata ad arte per incanalare e controllare meglio il malcontento generale…..indirizzandolo sulle discrepanze istituzionali, sulla soffocante burocrazia e sulla corrotta incapacità dei politici al governo del Paese!

Non occorre essere un autorevole genio della comunicazione per sapere che una grossa bugia ripetuta all’infinito diventa per la massa “bue” una incontrovertibile realtà!…..Non a caso autorevoli intellettuali internazionali come Noam Chomsky lo abbiano ampiamente denunciato e certificato nelle loro opere!

Se si volesse seriamente pescare nel corposo elettorato di Beppe Grillo lo si potrebbe fare con successo solamente a condizione che si mettesse al primo posto nel programma elettorale: IL REDDITO DI CITTADINANZA, L’USCITA DALL’EURO ed il RECUPERO DELLA SOVRANITA’ MONETARIA!…

Non trascurando, nel contraddittori della campagna elettorale in corso di svolgimento, di sottolineare che il Debito Pubblico (una diretta conseguenza dell’emissione del denaro delegata alle Banche Centrali!) è una truffa della sinistra per favorire le banche, insieme alle PRIVATIZZAZIONI – una criminale spoliazione delle risorse dello Stato! – volte ad essere svendute a prezzi di fame agli amici della Goldman Sachs, venuti in Italia sul panfilo Britannia!…

Inoltre, se l’argomento fosse l’Europa, ci sarebbe da ricordare che questa dannata Unione Europea è stata frettolosamente promossa ed eseguita in accordo totale dal Cancelliere tedesco Helmut Khol ed il Presidente Francois Mitterand per scaricare gli enormi costi dell riunificazione delle due Germanie (oltre 1.500 miliardi di Euro!) sul groppone degli ignari paesi europei!

Quanto al presunto virtuosismo della Germania, va chiaramente detto che il surplus di svariate centinaia di miliardi di Euro accumulato a spese dei PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia Spagna) è stato realizzato con l’inganno!…..Avendo i tedeschi vergognosamente barato sul DEFICIT, sforato ben oltre il tre per cento programmato, e sulla INFLAZIONE all’1,50%, ben oltre al disotto del 2% imposto dalle autorità europee, con i quali hanno potuto di fatto creare una svalutazione programmata che ha permesso loro di ridurre notevolmente i loro costi di produzione delle merci, con le quali hanno invaso gli altri paesi europei!        

Lettera aperta ai responsabili delle forze dell’Ordine

 

Lettera aperta ai responsabili delle forze dell’Ordine

Guarda i poliziotti che si tolgono i caschi per solidarietà

(02:30)

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(messaggio per Fonzie-Renzi:

 Non ho mai invitato i manifestanti Notav a picchiare i poliziotti, come afferma Renzie a Ballarò!…. E’ un’affermazione irresponsabile e assolutamente falsa. Renzie prima di parlare del M5S si sciacqui la bocca”

Lettera aperta al

Generale Leonardo Gallitelli,

Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri,

Dr.Alessandro Pansa,

Capo della Polizia di Stato

Generale Claudio Graziano,

Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano.

“Mi rivolgo a voi che avete la responsabilità della sicurezza del Paese. Questo è un appello per l’Italia.

Il momento storico che stiamo vivendo è molto pericoloso.

Le istituzioni sono delegittimate.

La legge elettorale è stata considerata incostituzionale.

Parlamento, Governo e Presidente della Repubblica stanno svolgendo arbitrariamente le loro funzioni.

E’ indifferente che qualche costituzionalista, qualche giornalista, qualche politico affermi il contrario, questi sono i fatti, questo è il comune sentire della nazione.

I partiti sono anch’essi delegittimati dai continui scandali, dalla trattativa Stato – mafia, dalla contiguità di alcuni loro membri con la criminalità organizzata, dall’indifferenza verso i problemi del Paese, dall’appropriazione indebita di 2,3 miliardi di euro di finanziamenti pubblici bocciati dalla volontà popolare attraverso un referendum.

La gestione della cosa pubblica, dei servizi sociali, dalla sanità alla scuola alla sicurezza è allo sbando. L’economia è al tracollo, la disoccupazione, in particolare giovanile, sta arrivando a livelli intollerabili, la piccola e media impresa sta scomparendo.

Il Governo è inesistente, capace solo di continue dichiarazioni di ottimismo subito smentite dai fatti il giorno seguente. I partiti hanno occupato ogni spazio, dall’economia, all’informazione, alla destinazione dei soldi pubblici per foraggiare le lobby da cui provengono spesso i loro appartenenti.

L’Italia ha perso la sovranità monetaria, la sovranità fiscale e si appresta a perdere ben presto anche quella economica con l’ipotesi più che probabile di essere strangolata dalle politiche recessive del Fondo Monetario Internazionale.

Gran parte dei cittadini è tenuta all’oscuro della reale situazione in cui versa il Paese grazie a un regime di disinformazione che pone l’Italia al 70esimo posto per la libertà di stampa, dopo molti Stati del cosiddetto Terzo Mondo.

I disordini di ieri in tutta Italia sono per la maggior parte dovuti a gente esasperata per le sue condizioni di vita e per l’arroganza, la sordità, il menefreghismo di una classe politica che non rinuncia ad alcun privilegio, tesa soltanto a perpetuare sé stessa. La protesta di ieri può essere l’inizio di un incendio o l’annuncio di future rivolte forse incontrollabili. Alcuni agenti di Polizia e della Guardia di Finanza a Torino si sono tolti il casco, si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. E’ stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari.

Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica che ha portato l’Italia allo sfacelo, di non scortarli con le loro macchine blu o al supermercato, di non schierarsi davanti ai palazzi del potere infangati dalla corruzione e dal malaffare. Le forze dell’Ordine non meritano un ruolo così degradante.

Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro. Nelle prossime manifestazioni ordinate ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini. Sarà un segnale rivoluzionario, pacifico, estremo e l’Italia cambierà.
In alto i cuori.”

Beppe Grillo

 

 

Questo Letta è proprio un cancro!…

di Patrizia Stella –

Come se l’Italia non avesse problemi economici gravi e urgenti da affrontare (disoccupazione, casa, scuola, sanità, calamità varie, immigrazione, ecc.) il governo Letta ha stanziato ben 10 milioni di euro per impartire sin dalle scuole primarie la “teoria del gender”, una teoria demenziale e assurda, priva di fondamento scientifico e molto pericolosa perché, privando il ragazzo della sua identità sessuale, lo getta nella confusione più grande, che con molta facilità diventa poi disperazione a tal punto da indurlo al suicidio. Si tratta in pratica di un crimine contro l’umanità, fatto passare come progresso e imposto nelle scuole fin dalle primarie, ma in modo così subdolo che la gente non si rende abbastanza conto della sua gravità.

L’iniziativa è partita dalla massonica Unione europea che sta irrompendo nella nostra vita personale e privata, oltre che nella nostra Costituzione Nazionale in modo violento e dispotico con leggi inique e perverse contro l’uomo, accolta con applauso in Italia dall’ex ministro Fornero che è passata, assieme a Monti, come un tornado di calamità generale per tutta l’Italia. Come se questo non bastasse, è tornato alla ribalta un documento dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (sezione Europa), l’OMS, “Standards for sexuality education in Europe”, finalizzato a fornire le linee guida per l’educazione sessuale dei bambini, programmi che incentivano le prime esperienze sessuali sin dai 4 anni, fornendo così l’alibi ai pedofili per dichiarare i bambini consenzienti e quindi “regolarizzare” anche questo loro criminale rapporto a norma di legge.A questo documento dell’OMS, elaborato nel 2010, fa riferimento la bozza di risoluzione dell’europarlamentare Edite Estrela dal titolo “Salute e diritti sessuali e riproduttivi”, bozza che di recente è stata rimandata dal Parlamento europeo alla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere. Il contenuto della risoluzione Estrela nella sezione che riguarda l’educazione dei minori deve molto all’apporto fornito dagli “Standards for Sexuality Education in Europe”. Sono le stesse lobby mondiali che, mentre da una parte denunciano l’aumento dell’Aids tra i giovani e delle baby-squillo che si prostituiscono per un cellulare, dall’altra spingono ipocritamente gli Stati a promuovere queste e altre aberrazioni sin dall’infanzia come obbligo scolastico, sostenendo apoditticamente che per impartire una educazione sessuale i genitori “non sono all’altezza del compito” e poi questi spesso “si imbarazzano ad affrontare l’argomento”!

Sta emergendo infatti con prepotenza uno Stato despota e padrone che si vuole sostituire alla famiglia nel compito di educare i figli, decidendo ogni più piccola cosa, sottraendo anche fisicamente i figli ai genitori con dei pretesti, come già sta accadendo in molte parti anche in Italia, e obbligando tutti a subire, fin dall’infanzia, una visione della vita basata non tanto sulla responsabilità personale e sui valori, ma essenzialmente sul sesso libero, anche contro natura e ipocritamente presentato come la soluzione a tutti i problemi, quando invece vediamo che il vero problema è la mancanza di amore, di vera amicizia e delle relazioni interpersonali a iniziare dalla famiglia.

La teoria del gender si propone di insinuare nei bambini il dubbio circa la loro vera identità sessuale dicendo in pratica al bambino, con l’ausilio di opuscoletti colorati e graziosi: “Caro bambino, sei proprio sicuro di essere un maschietto?” E se quello ti addita il pisellino come segno della sua chiara identità sessuale, può sentirsi ribattere dal docente di turno che quello non centra nulla con le sue vere tendenze che potrebbero essere diverse dalla realtà in cui si trova, e che possono essere varie e interscambiabili con molta semplicità, come quando si cambia un paio di scarpe che fanno male ai piedi. Basta prendere degli ormoni durante l’adolescenza per bloccare lo sviluppo e così fermarsi alla soglia di una specie di limbo chiamato “genere neutro”, cioè né maschi, né femmine, per poi decidere con calma e libertà per quale optare, nella speranza che la scienza inventi anche altre possibilità di scelta, oltre ai soliti due “generi” vecchi e logori come l’Antico Testamento: “Maschio e femmina li creò”.

E se per caso il bambino rispondesse nel suo candore che lui vorrebbe essere né maschio né femmina, ma come il suo gattino che fa le fusa, o come l’angioletto che lo accompagna a letto, no problem! La sua richiesta sarà subito esaudita attraverso un abile chirurgo che gli farà spuntare, a seconda delle richieste, o la coda o le ali!

Non è fantascienza morbosa, ma è la pura verità sul gender. CHE SI ARRIVI AL PUNTO DA METTERE IN DUBBIO L’IDENTITÀ DEL BAMBINO COME OBBLIGO SCOLASTICO, proprio nell’età in cui il bambino pensa solo a giocare, equivale a ucciderlo dentro perché questo dubbio insinuato con abilità luciferina nell’età delicata della prima adolescenza può avere conseguenze terribili, dalla schizofrenia, fino al suicidio, come accade in quei paesi dove si insegnano da anni queste idiozie fatte passare per verità scientifica mettendo a tacere in modo violento i contestatori.

Infatti con la trappola del gender si distrugge l’uomo, altro che libertà di scelta! Ma quale scelta! Uno può farsi modificare chirurgicamente anche cento volte i suoi genitali, ma si tratta di interventi di chirurgia plastica esterna, superficiale, perché dentro, sia nel corpo come funzione fisiologica, sia nella psiche, come modo di pensare, di relazionarsi, resterà sempre come è nato, o maschio o femmina, perché il DNA non mentisce e non cambia a seconda dei capricci degli uomini! La combinazione dei cromosomi X Y, che segnano le caratteristiche tipiche maschili o femminili resterà invariata, identica e uguale per tutta la vita, o maschio o femmina, e pertanto, nel caso di veri problemi di identità, è semmai più opportuno, a detta degli studiosi, aiutare la persona a riscoprire e amare il valore della propria sessualità naturale, piuttosto che prospettare l’utopia di altri orientamenti lesivi della sua persona che la porterebbero in un “ginepraio sessuale” fatto inevitabilmente di droghe e alcool per sopravvivere.

Infatti la prima conseguenza del gender è la distruzione delle tre facoltà più nobili dell’uomo: intelletto, sentimento e volontà, perché la persona, privata del dominio di sé, viene deresponsabilizzata e lasciata in balìa degli istinti che possono essere anche aggressivi e violenti, ma quel che è peggio distrugge il vero amore tra un solo uomo e una sola donna, l’unico da cui proviene la vita e la famiglia, quella famiglia voluta non dalla società, nè dalla Chiesa, ma da Dio stesso quando creò l’uomo, quella famiglia che rappresenta l’unico vero baluardo di protezione in difesa dell’uomo nella sua integrità psico-fisica. Chi promuove il gender non può amare l’uomo perché il gender distrugge l’uomo nel corpo e nell’anima, peggio dell’aborto, ed è quello che vuole il diavolo che odia l’uomo perchè fatto a immagine e somiglianza di Dio, e siccome non può toccare Dio, si rifà sull’uomo per distruggerlo, dopo aver distrutto la famiglia, culla vitale dell’uomo. Ma non dobbiamo temere perché noi abbiamo un “asso” vincente che è Gesù Cristo, purchè ci crediamo fermamente.

Si è tenuto recentemente a Verona, ma avviene periodicamente anche in altre città d’Italia, il convegno sulle scuole paritarie ecc. e mentre si è messo per lo più l’accento, giustamente, sulla necessità che vengano fatte sopravvivere da parte dello Stato perché rappresentano una ricchezza culturale e anche un grosso risparmio per le casse statali, non si è accennato minimamente a questo gravissimo problema che verrà imposto anche alle scuole private a norma di legge, a quanto pare.

IO FACCIO UN APPELLO A TUTTI, MA IN PARTICOLARE AI LEGALI CONSAPEVOLI DI QUESTA GRAVITÀ E ILLEGALITÀ, AFFINCHE’ STUDINO UN MODO PER FAR ANNULLARE TALE INSEGNAMENTO A NORMA DI LEGGE!

INOLTRE FACCIO APPELLO AI RESPONSABILI DELLE SCUOLE PARITARIE, CHE SONO PER LO PIU’ CATTOLICI, MOLTI DI LORO SACERDOTI E RELIGIOSI, AFFINCHE’ SI OPPONGANO A QUESTE PROPOSTE CRIMINALI DA PARTE DEL MINISTERO. CHE SI SVEGLINO E CHE SCUOTANO ANCHE I RESPONSABILI DELLE SCUOLE PUBBLICHE INVITANDO I GENITORI A DISSENTIRE ANCHE IN MANIERA FORTE E DECISA, CON MANIFESTAZIONI E ALTRO.

ANCHE I VESCOVI DEVONO USCIRE PUBBLICAMENTE, TUTTA LA CHIESA DEVE ESSERE IN PRIMA LINEA SU QUESTA BATTAGLIA, PRIMA DI VEDERE RIDOTTI I NOSTRI BAMBINI A POVERI IDIOTI, O ZOMBI O MALATI PSICHICI CHE NON SANNO PIÙ CHI SONO!!!

Non possiamo più accettare che la Chiesa continui a fare la “chiesa da campo”, la crocerossina di turno, la buona samaritana nel curare le ferite che i nemici dell’uomo provocano nel cuore degli innocenti per il fatto che si interviene sempre troppo tardi! Questo non è possibile.

Dobbiamo prevenire e agire tutti uniti e compatti adesso, guardare in faccia la realtà e studiare le mosse più opportune, nella certezza che il Signore Gesù è con noi, ci protegge e ci aiuta se noi facciamo i primi passi con fede e coraggio, nella consapevolezza che il rispetto che si deve avere per tutti non può farci tacere sulle terribili conseguenze di una simile teoria imposta fin dalle scuole primarie a delle creature innocenti. “Meglio sarebbe per voi buttarvi a mare con una pietra al collo, piuttosto di scandalizzare questi piccoli” ammoniva Gesù!

In molti casi si tratta di problemi relazionali e dissociativi, o di sofferenze e disagi interiori tali da indurre la persona a fuggire la realtà per cercare sollievo altrove, in uno spazio virtuale utopistico, immaginario, nel quale rinchiudersi, illudendosi di risolvere i suoi problemi con queste “ultime novità” spacciate per scienza. Ma quando uno ha cambiato sesso che fa? Ha risolto tutti i suoi problemi? Vive felice e contento? Ha fatto felici le persone che gli stanno accanto, la moglie, i figli, la mamma, il papà? Ah! Dimenticavo! Col gender è proibito usare i dolcissimi nomi di mamma e papà, tanto è criminale la trappola del gender. Col gender ne vedremo di tragedie, altro che i tornado, i terremoti e le inondazioni!

Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: chi diffonde queste teorie si rende gravemente responsabile di un crimine contro l’umanità, in particolare contro la parte più debole.

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Partiamo dalla Patria e rifacciamo l’Europa

Europa deve cambiare meta. La soluzione non è uscire dall’Unione, ma farla diventare soggetto coeso e libero al suo interno

 – Mer, 04/12/2013 – 15:01

 

stock47

Mer, 04/12/2013 – 17:34

Caro Veneziani questa volta non concordo con lei. Temo che vi fate attrarre, lei e gli altri che concordano alla sua visione, dalla fantasia, bella fin che si vuole, in questo concordo, ma all’atto pratico falsa al massimo.

Un illusione, un sogno da favole che non possono esistere nel mondo reale. Gli USA hanno potuto fare una cosa del genere solo perché hanno una lingua in comune, una storia in comune, gente che si era lasciato alle spalle la propria identità per adeguarsi alla nuova nazione, una moneta comune e un territorio vergine che si è adeguato ad essere facilmente unito in Stati Federati, nonostante una guerra civile dovuta a diversità economiche tra zone industriali e zone agricole, più che a motivi razziali.

L’Europa è un insieme geopolitico, economico e culturale profondamente diverso dagli USA, non sono possibili paragoni. Nonostante l’apparente similarità culturale vi sono, in realtà, profonde differenze, spesso non compatibili, perfino all’interno di uno stesso Stato nazionale come l’Italia, figuriamoci tra Stati diversi come Spagna, Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Nazioni nordiche e Nazioni slave. Indubbiamente ciascuno di noi ammira e apprezza parte delle caratteristiche culturali e nazionali delle altre ma un conto è apprezzare, e un altro paio di maniche costringere la gente ad adeguarsi e a cambiare le sue modalità espressive e sociali, nemmeno a pensarlo!

Come lo stesso Euro ha dimostrato, vi sono necessità economiche, linguistiche e culturali diverse tra le varie nazioni, è la classica Torre di Babele. Un corpo per funzionare deve possedere dei sistemi arteriosi e nervosi comuni, che permettano il fluire dei liquidi e delle azioni, affinché il corpo agisca unitamente ed efficacemente. L’Europa, purtroppo, non ha tali caratteristiche unitarie e comuni, né riuscirà ad averle mai, troppe cose vi si oppongono, ostacoli insuperabili, checché ne pensino i politici e gli idealisti come lei. Storia, lingua, economia, cultura, esigenze sociali, direzioni del pensiero del proprio sviluppo.

L’Europa ha funzionato finora, nonostante gli errori e i drammi, proprio perché è profondamente disunita e arroccata nei suoi particolari, diversità che l’ha sempre resa ricca e piena d’iniziative, in costante competizione con tutte le altre nazioni che la compongono. Pensare di farne un unicum si è già dimostrato tragico. Non era solo l’Euro a creare l’attuale disastro, come lei crede di ravvisare, ma la profonda incomprensione tra una nazione e l’altra, quando si tratta di agire in comune sia verso l’esterno che a favore di nazioni interne in difficoltà. Una o più nazioni non sono in grado di mettersi nei panni culturali e sociali di una o altre diverse nazioni, non condividono, non collimano, ma non per colpa o indifferenza ma per totale incomprensione. Fare Patti economici e alleanze militari in Europa va bene ma tentare di assemblare caratteristiche, sociali, culturali, economiche, storiche e linguistiche diverse non funziona.

Ecco perché esistono i confini territoriali, affinché ciascuno si gestisca casa propria come meglio crede e come le esigenze interne richiedono. Tentare di fare un Europa unita vorrebbe dire fare come fece Stalin, che trasferì intere comunità nazionali da una parte all’altra dell’Unione Sovietica, creando contrasti e genocidi. L’Europa in questo sarebbe in condizioni peggiori dell’Unione Sovietica, date le profonde diversità. Oltre i trattati economici e la Nato non si può andare, è il disastro, perciò perseverare su questa idea sarebbe solo che diabolico.

Occorre uscire non solo dall’Euro ma anche dall’Unione Europea e tornare ai semplici trattati economici bilaterali o multilaterali fra nazioni europee. Tra l’altro tutta questa assurda situazione l’hanno creata i vari Governi che, nei trattati internazionali, si sono sentiti liberi di fare come gli pareva, senza avere il consenso del popolo italiano. In pratica si sono permessi di rubarci la nostra sovranità, di scipparcela letteralmente dalle mani con questa scusa dei trattati internazionali, dove il popolo non ha parola per costringerci a cambiare tutta la nostra società e le regole nazionali. Una cosa inammissibile che è stato un vero Colpo di Stato mascherato da trattati internazionali.

Se si dovrà rivedere la Costituzione, sarà necessario chiarire anche questo punto fondamentale, affinché la cosa non si dovesse ripetere alle spalle del popolo italiano, come hanno di fatto attuato, portandoci al disastro attuale.

Germania, in Europa solo Berlino può truccare i conti sul debito

Sei in: Il Fatto Quotidiano > Zonaeuro > Germania, in Eu.

In aperta violazione del Trattato di Maastricht, il governo ha fatto ricorso all’indebitamento pubblico per abbattere il costo del lavoro. Conteggiando anche il buco della Cassa depositi e prestiti tedesca (Kfw), si sfiora il 100% nel rapporto deficit/Pil. E la Bundesbank elude il divieto di acquisto di titoli di Stato sul mercato primario.

Germania, in Europa solo Berlino può truccare i conti sul debito

Più informazioni su: .

Per certi stralunati commentatori “progressisti” l’euro assicurerebbe la pace in Europa.
Non la pensava così Martin Feldstein, il quale già nel 1997 ammoniva da Harvard che la crisi
dell’euro avrebbe fomentato pericolose tensioni nazionalistiche.
Volete un esempio?
Su Repubblica del 26 agosto, Luciano Gallino si spinge fino a rinfacciare alla Germania il
mancato pagamento dei debiti di guerra.
Guardare a un passato così distante, evocando lo spettro di tremendi crimini contro
l’umanità, ci sembra pericoloso e comunque meno utile di un ragionamento fattuale su
genesi e gestione dell’attuale debito pubblico tedesco.

 

Ricordiamo intanto che nel primo decennio dell’euro (1999-2008) il debito pubblico tedesco è aumentato (dal 61% al 67% del Pil), al contrario di quello di molti Pigs, Italia compresa (il cui debito nello stesso periodo scendeva dal 113% al 106% del Pil).

E perché mai il fantomatico “dividendo dell’euro”, evocato a sproposito da tanti commentatori, non avrebbe funzionato proprio nel paese più “virtuoso”?

Semplice: perché dal 2000 al 2005 la spesa pubblica tedesca è aumentata di circa120 miliardi di euro, in massima parte per finanziare le riforme del mercato del lavoro (attraverso sussidi di disoccupazione e ammortizzatori sociali vari).

L’abbattimento del costo del lavoro tedesco, a colpi di precarietà e mini job, cioè la principale causa delle tensioni alle quali assistiamo in Germania e in Europa, è stato ampiamente finanziato con deficit pubblico, in aperta violazione del Trattato di Maastricht (più rilevante per noi di quello di Versailles).

Sappiamo poi, perché lo ha spiegato autorevolmente Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera (7 settembre 2011), che in Germania una parte consistente di debito pubblico, quello corrispondente alle obbligazioni emesse dalla KfW (la Cassa depositi e prestiti tedesca), viene escluso dal computo del totale.

Lo consentono i criteri contabili Esa95, che escludono dal computo del debito pubblico quello delle società pubbliche che coprono i propri costi per oltre il 50% con ricavi di mercato.

La KfW rientra in questo criterio, ma ciò non toglie che se qualcosa le andasse storto, sarebbe il governo federale a garantire le sue obbligazioni , esattamente come gli altri Bund.

Se teniamo conto di questo “dettaglio”, il debito pubblico tedesco in effetti raggiunge il 97% del Pil. La “soglia psicologica” del 100% è dietro l’angolo.

C’è infine il piccolo problema della cosiddetta “eccezione tedesca” nel collocamento dei titoli di Stato, quel meccanismo in virtù del quale la Germania riesce a circonvenire il divieto di acquisto di titoli di Stato sul mercato primario da parte della Banca centrale nazionale (nel caso in specie, laBundesbank). La questione è controversa, ma secondo commentatori autorevoli, come Alberto Alesina e Francesco Giavazzi (sul Corriere del 24 novembre 2011), l’intervento della Bundesbank consente comunque di tenere sotto controllo i rendimenti alle aste dei titoli tedeschi.

Volendo criticare l’atteggiamento tedesco in termini di politica fiscale ce ne sarebbe quindi abbastanza, senza tornare indietro di 70 anni.

Ma così facendo si sarebbe costretti ad ammettere che l’Eurozona è un sistema che favorisce chi fa dumping sociale a colpi di “riforme strutturali” (leggi: taglio dei salari), è un sistema creatore di disuguaglianza all’interno dei paesi e fra i paesi, dove la finanza creativa è appannaggio soprattutto dei paesi “virtuosi”, che la praticano largamente per il semplice motivo che la loro forza politica gli consente di farlo.

Crollerebbe così la visione un po’ naïf di alcuni progressisti “de noantri”, che continuano a vedere nell’euro una sorta di terra promessa, un’unione di uguali dove la bassa inflazione protegge il proletario e dove gli eventuali problemi possono risolversi puntando il ditino contro la Merkel, rinfacciandole magari il passato nazista del suo paese.

Come questo possa condurre alla pace in Europa rimane un mistero.

da Il Fatto Quotidiano del 18 settembre 2013

 

Euro, così la Germania ha fregato l’Europa.

di Marco Fortis

In due mosse Berlino ha dato scacco ai partner latini usando la nascita dell’euro e i parametri di Maastricht.
E’ del tutto falso che la forza dei tedeschi sia nell’export verso gli Stati che stanno vivendo una fase di espansione.
I surplus commerciali sono cresciuti prima che cominciasse la grande crisi, soprattutto grazie alla moneta unica. D
al 1999 al 2007 l’import tedesco di merci italiane è volutamente calato in tutti i settori produttivi.
2008 in poi Berlino è riuscita inoltre a finanziare a basso costo i propri crescenti disavanzi a scapito dei Paesi mediterranei.
Lesposizione della Germania verso l’estero è cresciuta di 345 miliardi.
l’Italia passava per sorvegliata speciale.
Nonostante i sacrifici fatti dalle famiglie italiane la Ue non è ancora soddisfatta.

 

Euro, così la Germania ha fregato l’Europa

L’Italia ha oggi un assoluto bisogno di un governo stabile e credibile che ci guidi fuori dalla crisi ma che, soprattutto, sappia finalmente imporsi a Bruxelles per contestare i parametri europei.

Parametri che certificano le presunte virtù e manchevolezze dei vari Paesi: parametri rigidi, niente affatto rigorosi sul piano metodologico ed in gran parte anacronistici, che si sono dimostrati sul campo vantaggiosi solo per la Germania e il Nord Europa a tutto svantaggio dell’Italia e dei Paesi dell’Europa Latina.

Nel 1998, prima che cominciasse l’era dell’euro, la Germania era la «malata d’Europa», col Pil che cresceva molto meno di quello italiano.

Le famiglie tedesche, dopo la riunificazione delle due Germanie, erano super-indebitate.    La ricchezza finanziaria netta delle famiglie tedesche era di appena 1.796 miliardi di euro contro i 2.229 miliardi delle famiglie italiane.

Il debito pubblico tedesco del 1998, se espresso in percentuale della ricchezza finanziaria netta delle famiglie anziché del Pil, era di gran lunga più elevato (66%) di quello italiano (56%).

Il rapporto debito pubblico/Pil è stupido almeno quanto i parametri di Maastricht ed in questi ultimi anni è servito a nascondere la reale sostenibilità dei debiti di molti Paesi ed a metterne in croce altri, in particolare l’Italia, eterna pecora nera ben al di là dei propri demeriti.

LA CRESCITA
Sempre nel 1998, la posizione finanziaria netta internazionale della Germania (cioè lo stock di attività nette private e pubbliche verso l’estero) non era affatto quella del «gran creditore» che Berlino è oggi, ma una cifra molto modesta, pari allo 0,4% del Pil.

Nello stesso anno, la bilancia commerciale della Germania era in attivo per 64 miliardi di euro, il più alto surplus dell’Ue. Ma anche la bilancia italiana lo era, per 24 miliardi, il che ci poneva al secondo posto.

Tuttavia, se all’Italia del 1998 ciò poteva anche bastare, l’attivo con l’estero di allora non permetteva a Berlino di navigare nell’oro, visto l’alto debito pubblico e privato tedesco, la domanda interna asfittica ed un tasso di disoccupazione al 10,2%.

Poi tutto improvvisamente è cambiato. E’ iniziata l’era dell’euro e dei parametri di Maastricht, che la Germania ha interpretato totalmente a proprio beneficio, usando l’uno e gli altri strumentalmente per accrescere la sua forza (talvolta non rispettando sfacciatamente i secondi come nel quinquennio 2001-2005, quando il deficit statale tedesco rimase costantemente sopra il 3% del Pil).

Descriveremo nel seguito le due mosse micidiali con cui la Germania ha dato scacco matto all’Europa Latina, ed in particolare all’Italia.

Cominciamo, innanzitutto, ad esaminare ciò che è accaduto nel periodo 1999-2007.

La vulgata a cui quasi tutti hanno creduto – e che in Italia abbiamo bevuto più di tutti gli altri – è che le riforme di inizio Millennio abbiano reso grande la Germania.

Certo, le riforme, a cominciare da quella del mercato del lavoro, hanno contribuito a rilanciare l’economia tedesca, ma in confronto all’euro esse hanno giocato un ruolo minimo.

Ciò che ha reso davvero ricca e creditrice la Germania verso l’estero, mettendola nelle condizioni di dettare oggi legge in Europa, è stato l’euro, non le riforme e tantomeno la crescita del Pil.

C’è una cifra chiave che spiega il dominio attuale della Germania:  tra il 1999 e il 2012 il surplus bilaterale commerciale cumulato di Berlino con i 5 principali Paesi del Sud Europa (Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) è ammontato a circa 840 miliardi di euro.

E’ grazie a questo bottino che la posizione finanziaria netta sull’estero della Germania è cresciuta sino a toccare nel 2012 il 41,5% del Pil. Inoltre, grazie al surplus con questi Paesi la Germania ha potuto sopportare il rincaro della bolletta energetica quasi senza accorgersene.

Un altro pilastro della vulgata che ci è stata propinata in tutte le salse è che la forza della Germania dipenda dalla sua capacità di vendere ai Bric e che sarebbe proprio questa la prova più evidente della competitività di Berlino.

Ma la realtà è ben diversa. Nel 2007, infatti, la Germania aveva un deficit commerciale verso i Bric di 15 miliardi di euro ed un surplus verso i Paesi del Sud Europa di 84 miliardi (grazie all’euro, naturalmente)! Nel 2012 la bilancia tedesca con i Bric è finalmente diventata attiva per 13 miliardi ma quella con i Pse resta di gran lunga maggiore, nonostante l’austerità, pari a 56 miliardi.
I surplus tedeschi con i Pse sono cresciuti soprattutto prima della crisi mondiale scoppiata nel 2008, cioè dal 1999 al 2007, quando il tasso di cambio fisso dell’euro ha aiutato notevolmente le esportazioni tedesche in una fase di protratto aumento della domanda estera.

Per di più, in tale periodo la Germania ha anche fortemente ridotto l’import di beni tradizionali pregiati dai Pse sostituendoli opportunisticamente con prodotti a basso costo provenienti dalla Cina. Una manovra perfetta, quasi da tattica militare, naturalmente sempre a discapito dei Pse. Infatti, mentre la grande industria tedesca vendeva incontrastata le proprie auto di lusso ai Pse approfittando del cambio fisso dell’euro, la grande distribuzione germanica lucrava anch’essa il massimo profitto proponendo ai tedeschi, stremati dai debiti e dai bassi salari imposti dalle riforme, beni di consumo importati dalla Cina, avvantaggiandosi, in questo caso, del rafforzamento dell’euro sullo yuan.

E non è un caso che per difendere i suoi importatori la Germania si sia sempre opposta all’etichettatura di origine obbligatoria sui prodotti provenienti dai Paesi extra-Ue.

I NUMERI
Ecco alcune cifre in sintesi (che l’opinione pubblica, e non solo tedesca, non conosce): dal 1999 al 2007 le importazioni di auto dei «generosi» Pse dalla Germania sono aumentate di 20 miliardi di euro, quelle di farmaci di 3,4 miliardi e quelle di apparecchi elettrici di 5,3 miliardi.

Ma intanto le «ingrate» importazioni tedesche di abbigliamento dai Pse diminuivano di 1,1 miliardi (con un calo di 750 milioni dalla sola Italia); quelle di prodotti tessili di 731 milioni (-362 milioni dall’Italia); quelle di calzature di 624 milioni (-302 milioni dall’Italia); quelle di mobili di 383 milioni (-302 milioni dall’Italia). Nello stesso periodo le importazioni tedesche di abbigliamento dalla Cina sono cresciute di 3,3 miliardi, quelle di prodotti tessili di 662 milioni, quelle di calzature di 664 milioni e quelle di mobili di 817 milioni, solo per fare alcuni esempi.

Qualcuno dirà: «È la globalizzazione, bellezza!»  Niente affatto.

Solo la Germania nell’Eurozona si è comportata così sfacciatamente verso i partner e soprattutto verso l’Italia. Infatti, dal 1999 al 2007 l’import francese di abbigliamento dall’Italia è cresciuto di 453 milioni di euro, quello spagnolo di 679 milioni e persino quello greco di 246 milioni! L’import francese di calzature dall’Italia è aumentato nello stesso periodo di 257 milioni; quello francese di mobili di 317 milioni, quello spagnolo di 254 milioni, quello portoghese di 31. E così via.

Appena nato l’euro, la solidarietà dei tedeschi verso i PSE è evidentemente finita subito dove cominciava il loro portafoglio. E ben prima che esplodesse il problema del debito sovrano greco.

Quel debito tedesco che nessuno vede

Non paga di aver drenato immense risorse dal Sud Europa grazie all’euro dal 1999 al 2007, la Germania è riuscita anche a farsi finanziare a basso costo il proprio crescente debito pubblico durante l’attuale crisi.

E ciò è avvenuto di nuovo soprattutto con flussi di denaro sottratti ai Paesi mediterranei e principalmente all’Italia. Vediamo come.

Nel 2008, quando fallì la Lehman Brothers, il debito pubblico tedesco espresso in percentuale della ricchezza finanziaria netta delle famiglie (60%) era ancora assai superiore a quello dell’Italia (55%). Inoltre, nonostante il boom dell’export favorito dal tasso di cambio fisso dell’euro, il PIL tedesco era cresciuto molto poco dall’inizio del Millennio, con una domanda interna decisamente più fiacca di quella italiana.

Sempre a fine 2008 la ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane (2.946 miliardi di euro) era ancora notevolmente più alta di quella delle famiglie tedesche (2.770 miliardi), che pure sono numericamente molte di più di quelle italiane. E, a differenza delle banche italiane, le banche tedesche erano piene zeppe di titoli “tossici” americani. Il che avrebbe portato a salvataggi dolorosissimi, che hanno contribuito in modo determinante a far aumentare il debito pubblico della Germania di 287 miliardi di euro dal 2009 al 2010!

Quando nel 2010 scoppiò la crisi del debito pubblico greco che presto avrebbe contagiato anche Irlanda e Portogallo, c’erano molte ragioni perché fosse la Germania, più che l’Italia, ad avere paura del futuro. Infatti, le banche tedesche, secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, a fine settembre 2010 avevano esposizioni consolidate in Grecia per 40 miliardi di euro, in Irlanda per 154 e in Portogallo per 40, mentre quelle italiane ne avevano per meno di 5 miliardi in Grecia e in Portogallo e per soli 16 in Irlanda.

CONTI DI ROMA IN ORDINE
Nel 2011 l’Italia aveva sicuramente un presidente del Consiglio poco apprezzato all’estero, Berlusconi, ma un ministro dell’Economia, Tremonti, che a giudizio della stessa stampa internazionale aveva tenuto in ordine i conti pubblici durante la crisi.

Prova ne è che a fine 2010 l’Italia poteva vantare il miglior bilancio statale primario dell’Eurozona, pari al +0,1% del PIL, dopo quello dell’Estonia (+0,3%), mentre la Germania era al -1,6%, la Francia al -4,7%, la Grecia al -4,9%, il Portogallo al -7%, la Spagna al -7,7% e l’Irlanda al -27,5%. In più, il debito pubblico italiano figurava tra quelli cresciuti di meno in termini monetari tra il 2008 e il 2010: +180 miliardi di euro. Più di tutti era però cresciuto il debito pubblico tedesco, di ben 405 miliardi! Davvero un pessimo biglietto da visita per la signora Merkel.
Ma ad aiutare la Germania e gli altri nuovi debitori (di qua e di là dell’Atlantico) a togliere le castagne dal fuoco c’era l’Italia, pronta come un agnello sacrificale su un vassoio d’argento.

Complice la crisi del Governo Berlusconi, la cui credibilità toccò il fondo al G-20 di Cannes, l’Italia nel 2011 divenne l’epicentro universalmente percepito della crisi dell’euro e il Paese per eccellenza “too big to fail” da additare al mondo come la possibile causa di un eventuale naufragio della moneta unica. Tutto ciò in base al più classico dei parametri consacrati dagli accordi di Maastricht: il rapporto debito pubblico/PIL. Parametro che non potrebbe essere più stupido, se applicato all’Italia, visto che nel 2010 il nostro debito pubblico in percentuale della ricchezza finanziaria netta delle famiglie, che è l’unica vera garanzia di stabilità finanziaria di una economia, era sì salito un po’, ma solo al 66%, cioè allo stesso livello della Germania, mentre la Spagna era balzata all’81%, l’Irlanda al 122% e la Grecia al 259%!

LA RICCHEZZA FINANZIARIA
A fine 2010, nonostante la crisi economica, l’Italia poteva ancora vantare una ricchezza finanziaria netta delle famiglie pari al 181% del PIL, contro il 125% della Germania, il 138% della Francia, il 76% della Spagna e il 57% della Grecia. Indipendentemente dai nostri oggettivi demeriti e dalla debolezza del Governo, è indubbio che nel 2011 fece comodo a molte altre economie che l’Italia entrasse nell’occhio del ciclone e che il nostro spread andasse alle stelle.

Infatti, giusto o sbagliato che fosse, gli investitori internazionali abbandonarono rapidamente il nostro debito pubblico (che fino a quel momento aveva sempre garantito ottimi tassi di interesse e regolari pagamenti degli stessi), per andare a finanziare i debiti dei nuovi Paesi in affanno, in primo luogo la Germania stessa.

Ma la più sorprendente cifra di cui non si discute, perché imbarazzerebbe molto la Germania, è che dal 2008 al 2012 i debiti pubblici esteri di 20 Paesi UE censiti dall’Eurostat, Italia esclusa, sono cresciuti complessivamente di 1.084 miliardi di euro, mentre il debito pubblico estero italiano è aumentato nello stesso periodo di soli 24 miliardi. Per contro, il debito pubblico estero tedesco è cresciuto nei quattro anni considerati di ben 345 miliardi, finanziato con comodi tassi di interesse ai minimi storici.

In particolare, tra il 2010 e il 2012 il debito pubblico estero tedesco è salito di 120 miliardi di euro mentre quello italiano è diminuito di 104 miliardi.

La seconda mossa con cui la Germania ha dato scacco matto al Sud Europa, dopo aver accumulato dal 1999 al 2012 un gigantesco surplus commerciale con quest’ultima grazie al tasso di cambio fisso dell’euro, è stata dunque quella di aver costruito mediaticamente il mito dell’Europa meridionale super-indebitata, incardinata su un’Italia perennemente “sorvegliata speciale”.

In tal modo Berlino ha potuto più facilmente attrarre gli investitori verso il proprio debito pubblico e finanziare la sua crescente spesa pubblica “keynesiana”.

LE RICHIESTE DI BRUXELLES
Gli italiani hanno fatto sacrifici immensi durante questa crisi. Lo prova il fatto che la ricchezza finanziaria netta delle nostre famiglie, pur rimanendo tra le più alte al mondo, è scesa dal 2008 al 2012 da 2.946 a 2.787 miliardi di euro, mentre quella dei tedeschi – che pensano di essersi “dissanguati” per il Sud Europa – è invece cresciuta da 2.770 a 3.373 miliardi.

Nonostante i “compiti a casa” che abbiamo eseguito, il commissario Rehn non pare però soddisfatto e vuole ora bocciare la nostra Legge di stabilità sulla base di qualche punto decimale di deficit/PIL e di debito/PIL in più.

E’ tempo di spiegare a Bruxelles che il debito pubblico italiano, espresso in percentuale della ricchezza finanziaria netta delle famiglie, sta già diminuendo dal 2012 e continuerà a farlo anche nel 2013-14 indipendentemente dalle negative vicende del nostro PIL, tramortito dall’austerità che la stessa UE ci ha imposto.

Inoltre, va spiegato a chiare lettere alla Germania che l’Italia ha un avanzo statale primario migliore del suo e che ha contribuito a salvare Grecia, Portogallo e Irlanda con un debito pubblico aggiuntivo che è stato finanziato esclusivamente dagli italiani stessi.

La Germania che attinge denaro dal Sud Europa (ma si sente “vittima”), che contesta Draghi, che si oppone agli eurobond e non vuole che la vigilanza bancaria europea ficchi il naso nelle sue scassate banche locali va finalmente messa di fronte alle sue responsabilità e alla sua totale mancanza di solidarietà.
(2/fine)

25 Nov 2013 16:56 – Ultimo aggiornamento: 17:32