Archivio mensile:gennaio 2014

Mastrapasqua, il boiardo multiplo: un’intollerabile degenerazione organizzati

 

QUESTA E’ SOLO LA PUNTA DI UN ICEBERG DELLE CORROTTE CONNIVENZE TRA LA POLITICA ITALIANA, LA BUROCRAZIA ED I BOIARDI DI STATO SUPER PAGATI!…

CHE SIANO SNIDIATI, ARRESTATI E MANDATI AL ROGO PURIFICATORE!…

 

Mastrapasqua, il boiardo multiplo: un’intollerabile degenerazione organizzativa

di MASSIMO RIVA

Mastrapasqua, il boiardo multiplo: un'intollerabile degenerazione organizzativa

Antonio Mastrapasqua 

Fa bene Letta a chiedere la “massima chiarezza” sul caso Mastrapasqua soggiungendo nel “rispetto dei cittadini”. Infatti, al di là degli aspetti penali la vicenda richiama l’attenzione degli italiani su un’inconcepibile degenerazione organizzativa dei pubblici uffici.

Basti dire che un incarico così importante e delicato quale la presidenza dell’Inps – il gigante della previdenza sociale – dovrebbe essere ragionevolmente ricoperto da una persona che vi si possa dedicare in via esclusiva. Sta, viceversa, venendo alla luce che l’indagato Antonio Mastrapasqua oltre alla poltrona di vertice dell’istituto previdenziale ne occupa, a vario titolo, almeno un’altra ventina in enti di diritto sia pubblico sia privato.

Una simile situazione lascia esterrefatti. Ma non tanto per quanto riguarda l’evidente bramosia di potere (e connesse prebende) della singola persona. Ciò che allarma ben di più è che la struttura amministrativa dello Stato sia oggi siffatta da aver tollerato la costruzione passo a passo di un tale cumulo di incarichi senza che nessuno abbia alzato almeno un sopracciglio. Non chi ha governato nel frattempo e pure non perde occasione per squadernare promesse di moralizzazione della vita pubblica. E neppure chi dal versante dei sindacati aveva e avrebbe titolo e poteri da esercitare in tema di gestione dell’Inps.

Come dire che, nel caso specifico, casta politica e società civile si sono trovate d’amore e d’accordo nel non voler vedere ciò che, ai rispettivi livelli di conoscenza, non poteva non essere visto.

Viene perciò da porsi un interrogativo increscioso ma inevitabile: quanti altri casi Mastrapasqua si nascondono, al riparo di occhi conniventi, negli uffici pubblici e quindi nei capitoli di spesa del bilancio dello Stato? Quesito che porta a porne altri e anche peggiori. Il potere politico sa esercitare il doveroso controllo sulle strutture della pubblica amministrazione? Ovvero nei pubblici uffici si è ormai consolidata una corporazione di alti burocrati che, sulle orme dei boiardi delle aziende di Stato, è in grado di perseguire propri e autonomi interessi in barba perfino ai mutamenti delle stagioni politico-parlamentari? Sono dubbi pesanti perché attengono all’identità stessa della funzione statale e fanno temere che, attraverso scivolamenti progressivi nel corso degli anni, il supposto primato della politica sia diventato un fragile simulacro dietro il quale operano in realtà persone e consorterie del tutto prive di investitura elettorale ma ben corazzate da occulte pattuizioni di potere.

Bene, allora, che Enrico Letta chieda la massima chiarezza sul caso Mastrapasqua. Ma perché questa richiesta suoni credibile per il paese occorre che la verità sollecitata dal presidente del Consiglio si spinga ben più in là del vertice Inps. C’è una “spending review” da fare che vada oltre l’esame puntuale dei singoli capitoli di spesa o i risparmi da realizzare unificando i costi d’acquisto delle siringhe del servizio sanitario. Si tratta di compiere una revisione radicale delle strutture stesse in cui è articolata la pubblica amministrazione perché è qui che si annidano le fonti spesso occulte di ingovernabilità del bilancio.

Se così avverrà, anche della vicenda Inps potrà dirsi oportet ut scandala eveniant. Altrimenti anche le parole del presidente del Consiglio resterebbero chiacchiere al vento.

“Cartelle cliniche truccate per gonfiare i rimborsi”:

“Mastrapasqua in conflitto di interessi”. Carabinieri: accettò crediti non esigibili da presidente Inps

Antonio Mastrapasqua 

ROMA — La conoscono tutti, all’Inps, la pratica “del presidente”. La chiamano proprio così. Da anni l’Ospedale Israelitico versa i contributi previdenziali dei suoi dipendenti – milioni e milioni di euro – con continue cessioni di credito. Da anni e sempre nello stesso modo: Antonio Mastrapasqua si presenta dal notaio in qualità di direttore generale della clinica e cede una delle tante fatture che la Regione Lazio tarda a liquidare. Crediti girati prima all’Inpdap, poi dal 2012 all’Inps, quindi a sé stesso. Se poi si accumulano degli interessi di mora sugli arretrati – in passato è capitato – è sempre Mastrapasqua ad occuparsene, perché di Equitalia, l’ente riscossore, è vicepresidente.

Da qualunque angolo si osservi questa storia, lui spunta sempre. Mastrapasqua è finito nell’inchiesta della Procura di Roma sulle presunte schede di dimissione falsificate dall’Ospedale Israelitico per ottenere dalla Regione 14 milioni di euro di rimborsi. Come rivelato da Repubblica, è indagato per truffa, abuso di ufficio e falso ideologico e da settembre è stato interrogato più volte dal pm Cristina Palaia. Mastrapasqua non ha voglia di parlare. Il suo pensiero lo affida a una nota: «Le indagini sono state avviate anche grazie al mio impulso. I fatti ipotizzati riguardano condotte che sarebbero state poste in essere da alcuni dirigenti sanitari e non afferiscono né all’Inps né all’Ospedale Israelitico».

Negli uffici della clinica, ieri, il telefono squillava a vuoto. «Non è competenza del direttore generale visionare le schede dei pazienti in uscita – spiegano dal suo staff – oltretutto da controlli interni voluti da Mastrapasqua risulta che siano
regolari». Per questo giace davanti al Tar un ricorso contro la Regione Lazio che invece ha bloccato la liquidazione di quelle 12.164 fatture risalenti agli anni 2006-2009.

E però i carabinieri del Nas di Roma, nella denuncia depositata in Procura, non lo accusano solo per i rimborsi. «In qualità di presidente dell’Inps – scrivono – è responsabile di aver accettato e fatto accettare crediti non certi né esigibili». Dunque, è vero che esiste una legge, la 426 del 1991, che permette alle strutture sanitarie di carattere religioso di versare i contributi utilizzando i crediti vantati con la Pubblica amministrazione. Mastrapasqua, ad esempio, con un atto “unilaterale” il 13 dicembre del 2011 pagò quanto doveva all’Inpdap per il mese di novembre, circa 15mila euro, con una fattura da 248mila euro del 2007 non saldata dalla Asl Roma D.

La musica cambia però se il credito, per qualche ragione, non è più esigibile. E i rimborsi pretesi su cartelle cliniche taroccate – ecco il punto dell’accusa – non lo sono di certo. «I crediti erano regolarmente certificati dalle Asl», sostengono all’Inps. Tant’è che formalmente l’Ospedale Israelitico, a differenza di altre cliniche religiose, non ha debiti con l’Ente di previdenza. Ma per i pm, il passaggio è ancora tutto da chiarire.

 

 

GLI ALTRI INDAGATI – Insieme a lui risultano indagati anche il funzionario della Regione Ferdinando Romano, con cui Mastrapasqua avrebbe sottoscritto il protocollo che ha portato all’«ingiusto vantaggio», e il direttore sanitario della clinica Giovanni Spinelli, che avrebbe «falsamente attestato l’esecuzione di prestazioni diverse da quelle rese». Le schede falsificate (tra il 2006 e il 2009) contate dai carabinieri del Nas sarebbero oltre 12 mila. Mastrapasqua è diventato direttore generale dell’Ospedale israelitico nel 2001 riuscendo a risollevare celermente i conti disastrati della struttura sanitaria, privata ma non convenzionata. Da 17 milioni di euro i ricavi passarono in quattro anni a 40 milioni.

L’INTERROGATORIO – Mastrapasqua sarebbe stato sentito dai magistrati nelle settimane scorse e avrebbe respinto tutte le accuse. Le indagini vanno avanti. Una prima tranche dell’inchiesta si è già conclusa a ottobre: dieci persone tra medici e dirigenti sono state rinviate a giudizio.

«INCHIESTA PARTITA SU MIO IMPULSO» – «In merito alle notizie apparse oggi, originate da una indagine tutt’ora in corso il Dott. Antonio Mastrapasqua precisa che l’inchiesta è stata avviata anche grazie all’impulso dato in passato dallo stesso Mastrapasqua e quindi ha proprio la finalità di far chiarezza ed individuare eventuali responsabili di condotte penalmente rilevanti». Lo precisa una nota diffusa dallo stesso presidente dell’Inps in mattinata. «Nessun rilievo o interesse assumono nell’indagine il ruolo di presidente dell’Inps del dott. Mastrapasqua – prosegue la nota – né tantomeno quello di Direttore Generale dell’Ospedale Israelitico in quanto i fatti ipotizzati attengono a condotte che sarebbero state poste in essere da alcuni dirigenti sanitari e non afferiscono né all’Inps né all’Ospedale Israelitico come struttura sanitaria di rinomata efficienza e professionalità; entrambe ingiustamente colpite dalla diffusione di questa notizia».

DALL’ALTRA PARTE – Soltanto una decina di giorni fa, lo scorso 16 gennaio, Mastrapasqua nelle vesti di presidente dell’Inps si rallegrava per la scoperta della truffa ai danni dell’Istituto di previdenza che aveva smascherato 290 pagamenti di false invalidità civili. In quel caso erano state indagate 37 persone per truffa, falso e accesso abusivo al sistema informatico ai danni dell’Istituto. Mastrapasqua aveva annunciato di aver avviato un audit interno per evitare il ripetersi di episodi simili . Adesso dovrà essere lui a difendersi da gravi accuse simili.

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Mastrapasqua, si muove il governo
Letta a Giovannini: “Fare chiarezza”

Il premier chiede al ministro una relazione “su tutti i profili della vicenda”.
Il presidente Inps è indagato a Roma per falso ideologico e abuso d’ufficio

ANSA

Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, in una foto d’archivio

ROMA

Il caso Mastrapasqua approda a Palazzo Chigi. Il premier Enrico Letta fa pressing sul ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, perché faccia «massima chiarezza», anche sul versante di un possibile conflitto di interessi, con una relazione che deve essere inviata «al più presto possibile».

 

LA VICENDA

Il presidente dell’Inps, ente che dipende per l’appunto dal ministero del Lavoro, è finito sulla graticola per un’indagine della procura di Roma per presunte cartelle cliniche truccate e fatture gonfiate dell’Ospedale Israelitico, di cui è direttore generale, per un giro di 85 milioni di euro. La relazione sollecitata da Letta a Giovannini, oltre che sui profili generali della vicenda, è però anche su possibili conflitti d’interesse: Mastrapasqua infatti, in veste di direttore dell’Ospedale, avrebbe girato all’Inps, di cui è presidente, contributi previdenziali sotto forma di fatture della Regione Lazio non liquidate.

 

MISTER POLTRONISSIMA

Palazzo Chigi, insomma, vuole vederci chiaro su una vicenda di cui è protagonista un dirigente considerato tra i più potenti d’Italia, che ricopre decine di cariche in diversi enti e società, tra cui la vicepresidenza esecutiva di Equitalia: si vuole capire se questa moltiplicazione di poltrone (secondo l’Adusbef si tratta addirittura di «25 incarichi simultanei») possa in qualche modo provocare un conflitto d’interessi e quindi irregolarità di qualche tipo. Ieri il presidente dell’Inps si era già difeso sottolineando che l’inchiesta è stata avviata anche grazie all’impulso dato da lui stesso. Inoltre, per Mastrapasqua «nessun rilievo o interesse assumono nell’indagine il ruolo di presidente dell’Inps né tantomeno quello di Direttore Generale dell’Ospedale Israelitico, in quanto i fatti ipotizzati attengono a condotte che sarebbero state poste in essere da alcuni dirigenti sanitari e non afferiscono né all’Inps né all’Ospedale Israelitico». Ma ai carabinieri del Nas e alla Procura di Roma non risulta. Risulta, invece, che proprio lui è indagato per falso ideologico e abuso d’ufficio.

 

Denti rifatti e false fatture
Le cartelle cliniche gonfiate
di Mister Poltronissima

Mastrapasqua: indagine su mio impulso. Ma il Nas nega
ROMA

Adesso il presidente dell’Inps – nonché vicepresidente di Equitalia – Antonio Mastrapasqua, dice che «l’inchiesta è stata avviata anche grazie» al suo «impulso dato in passato». Ma ai carabinieri del Nas e alla Procura di Roma non risulta.

 

Risulta, invece, che proprio lui, manager «mister poltronissima» – una ventina di incarichi pubblici per oltre 1 milione di euro di stipendio – è indagato per falso ideologico e abuso d’ufficio per presunti brogli ai danni dell’Inps e a favore dell’ospedale Israelitico di cui è stato il direttore generale tra dal 2011 al 2013.

Secondo i pm Maria Cristina Palaia e Sabrina Calabretta, Mastrapasqua sarebbe responsabile di cartelle cliniche truccate e fatture gonfiate per un giro di 85 milioni di euro. Contro di lui, secondo l’accusa, ci sono quei 14 milioni di rimborsi non dovuti ma chiesti comunque alla Regione Lazio e altri 71 milioni derivanti da un presunto «ingiusto vantaggio» conseguito dall’Ospedale Israelitico. L’inchiesta punta inoltre a chiarire la cessione di una parte di questo credito «non esigibile» proprio all’Inps, di cui Mastrapasqua è presidente. Una cessione servita a sanare i conti della struttura romana. In totale sono state contate 12.164 schede di dimissioni falsificate per ottenere rimborsi gonfiati. Lo scorso luglio arrivò sulla scrivania del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il rapporto dell’Agenzia di controllo della sanità sull’Israelitico di Roma che certificava un 94% di ricoveri incongrui ed inappropriati. E così il governatore decise di bloccare il pagamento degli arretrati.

 

Ma chi è Antonio Mastrapasqua e perché ricopre così tanti incarichi pubblici? Romano, 55 anni, commercialista, è sposato con la collega Maria Giovanna Basile. Vive nell’esclusivo quartiere dei Parioli, ha un figlio adolescente che frequenta la Scuola Internazionale ed è un habitué di Cortina. Appassionato di fitness, soprattutto di jogging, tanto da essere soprannominato dagli amici «il maratoneta», condivide con la moglie ben altre maratone. Quelle per l’accumulo di prestigiose poltrone pubbliche. Anche Maria Giovanna Basile, 52 anni, avellinese, è componente di collegio sindacale in varie società ed è, tra le altre cose, sindaco della Rai.

L’elenco degli impegni del super manager è molto lungo, e sull’Inps la Corte dei Conti ha stigmatizzato «l’eccessiva concentrazione di poteri nel presidente».

 

Che è anche vicepresidente di Equitalia di cui l’Inps possiede il 49%: si auto-nomina con delibera, diventando contemporaneamente controllore e controllato. Nato negli ambienti della Democrazia cristiana, Mastrapasqua è stato molto vicino alla Cisl, ma si è progressivamente avvicinato al Pdl, grazie anche all’amico ed europarlamentare Alfredo Antoniozzi dal quale si sarebbe allontanato per entrare nelle grazie di Gianni Letta, eminenza grigia di Berlusconi. Cura la comunicazione, anche online, ed ha accumulato la presidenza del Fondo immobiliare Idea Fimit Sgr e ruoli nelle società sindacali tra cui Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma. Nell’inchiesta giudiziaria sui rimborsi sanitari taroccati, figura nella seconda tranche di indagini. La prima ha già portato al rinvio a giudizio di 10 dipendenti dell’Ospedale Israelitico.

Mastrapasqua, si muove il governo. Letta: “Chiarimenti sulla vicenda”

Il premier ha chiesto la massima trasparenza nel rispetto dei cittadini

 – Dom, 26/01/2014 – 19:17

Enrico Letta vuole fare luce. Il presidente del Consiglio ha chiesto al ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, competente in materia, di fare tutti gli accertamenti necessari perché la vicenda che ha coinvolto Antonio Mastrapasqua sia chiarita al più presto.

 

 

Da palazzo Chigi è arrivata la richiesta di una relazione che copra tutti i profili del caso, sia dunque i possibili conflitti d’interesse che le altre questioni emerse. Il presidente dell’Inps Mastrapasqua è finito nel registro degli indagati della procura di Roma per la gestione dell’ospedale Israelitico di Roma, di cui è direttore generale.

Nell’istituto sarebbero state falsificate migliaia di cartelle cliniche, per poter così gonfiare i rimborsi del Sistema sanitario nazionale.

L’ISTITUTO DI PREVIDENZA

Inps, l’allarme di Mastrapasqua sui conti
Ma Saccomanni: «Solo un problema tecnico»

Poi il presidente dell’Inps smentisce: «Piena
e totale sostenibilità dei conti della previdenza»

Il presidente Inps Antonio Mastrapasqua (Imagoeconomica)Il presidente Inps Antonio Mastrapasqua (Imagoeconomica)Il disavanzo patrimoniale ed economico dell’Inps può dare segnali di non totale tranquillità. Così il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua sui dati di bilancio dell’ente che soffre dell’accorpamento con Inpdap ed Enpals. Una preoccupazione, ha spiegato Mastrapasqua nel corso di una audizione alla commissione bicamerale di controllo, di cui ha fatto partecipe il governo in una lettera.

LA LETTERA – «Ho scritto sia al ministro Saccomanni che al ministro Giovannini, come fatto con l’esecutivo precedente — ha spiegato — invitandolo a fare una riflessione su questo punto essendo il bilancio Inps ormai un bilancio unico ed essendo il disavanzo patrimoniale ed economico una cosa che, vista dall’esterno, nel mondo della previdenza, può dare segnali di non totale tranquillità».

LA COMMISSIONE – Parlando davanti alla commissione bicamerale sul controllo degli enti previdenziali, Mastrapasqua ha ribadito come «la genesi della perdita dell’Inps» derivi da «uno squilibrio imputabile essenzialmente al deficit ex Inpdap, alla forte contrazione dei contributi per blocco del turnover del pubblico impiego e al continuo aumento delle uscite per prestazioni istituzionali». L’Inps infatti ha accorpato nel 2012 gli ex Inpdap ed Enpals. Ma l’accorpamento, ha proseguito Mastrapasqua, «ha creato uno squilibrio di bilancio».

L’APPELLO – A tal proposito il presidente dell’Istituto di previdenza ha lanciato un appello. Bisogna valutare «nelle sedi competenti, l’opportunità di eventuali interventi normativi, tesi a garantire l’efficiente ed efficace implementazione della più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico». Il rischio altrimenti è un «aumento delle passività».Un pericolo già evidenziato in passato perchè l’Inpdap, entrando nell’Inps, ha scaricato sul bilancio ben 10,2 miliardi di euro di disavanzo patrimoniale e quasi 5,8 miliardi di euro di passivo per l’esercizio 2012. A fine 2012 fu la stessa Inps a esprimere delle perplessità. L’incorporazione Inpdap varata dal governo Monti «comporterà — si leggeva nella nota di assestamento al bilancio di previsione 2012 — quantomeno nel breve periodo, un problema di sostenibilità dell’intero sistema pensionistico obbligatorio».

LE REAZIONI – Un allarme, quello di Mastrapasqua, che ha subito creato preoccupazioni. «Il sistema previdenziale — ha voluto sottolineare Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro al Senaro. — nella sua componente privata come in quella pubblica, in considerazione anche della recente pesante riforma, è assolutamente sostenibile nel breve, nel medio e nel lungo periodo». «Occorre fare subito una verifica con il Governo e con i vertici dell’Inps per fugare ogni dubbio sui conti e sulla stabilità del nostro istituto di previdenza» ha aggiunto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Mastrapasqua «che cosa pensa di fare, oltre a lanciare l’allarme?» ha chiesto Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.

LA SMENTITA – Ma in serata il presidente dell’Inps ha tenuto a precisare che i conti dell’istituto sono pienamente sostenibili. «C’è piena e totale sostenibilità dei conti della previdenza e dell’Inps. Nessun allarme e nessun allarmismo — ha scritto in una nota Mastrapasqua —. Oggi mi sono limitato a ribadire quanto ho affermato lo scorso mese di luglio nell’annuale relazione al parlamento e che cioè il disavanzo ereditato dall’ex Inpdap, non deve trasformarsi in un sintomo di incertezza sulla tenuta della previdenza italiana. È solo un problema contabile, che non mina la certezza dei flussi finanziari. Nessun rischio né per oggi né per domani. Le pensioni sono e saranno regolarmente pagate». Rassicurazioni a cui si sono aggiunte quelle del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni: «Non c’è nessun motivo di allarme — ha detto — è un problema tecnico che stiamo valutando. Abbiamo parlato anche l’altro giorno con Giovannini e ci sta lavorando la Ragioneria»

 

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Indovina con chi sta la sinistra

https://www.youtube.com/watch?v=8SQGAreRQAI

 

 

La ricchezza nelle mani di 85 persone. 

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Ottantacinque. Non 85.000 (ottantacinquemila), né 8.500 (ottomilacinquecento), e nemmeno 850 (ottocentocinquanta), che già sarebbe spaventoso. No, no, proprio 85. Ottantacinque persone su questo affascinante e confortevole (per loro di sicuro) pianetino posseggono una ricchezza pari a quella di 3 miliardi e mezzo di persone, cioè lo 0-virgola-moltissimi-zeri-virgola-uno della popolazione ha un reddito pari a quello del 50 per cento più povero. La cifra, diffusa dall’Oxfam, è al di là di ogni immaginazione, provoca una specie di vertigine. In ogni paese del mondo c’è un grafico con due linee ben distinte: uno schizza verso l’alto, ed è la quota di ricchezza dei pochissimi super-ricchi, l’altra precipita verso il basso, ed è l’aumento della povertà dei moltissimi più poveri. Negli ultimi trent’anni la parte di ricchezza detenuta da pochi è aumentata ovunque e la quota di povertà distribuita tra gli altri è aumentata anche quella. Ovunque.La lotta di classe esiste, insomma, non si ferma un attimo, non dà tregua, e i miliardari hanno vinto quattro a zero, coppa, giro di campo e champagne negli spogliatoi. Come sia stato possibile non è un mistero. Lo smantellamento di qualunque ideologia dell’uguaglianza e la sua applicazione politica (da Reagan alla Thatcher, alle scuole economiche iperliberiste che tanto piacciono a destra, ma anche a sinistra), per dirne una. E poi il potere politico delle multinazionali, per dirne un’altra. Immaginate di essere voi, normali contribuenti, a poter dettare le regole allo Stato in cui operate: abbassami le tasse, abbassami il costo del lavoro, fammi una legislazione comoda, fai pagare la sanità, fai pagare la scuola… Ecco, comodo, no? Voi non potete, un grande marchio sì.Ma la discussione sulle cause (che sono numerose) non deve distrarre da una valutazione degli effetti: in molti casi siamo dalle parti dello schiavismo e in altre invece (i paesi industrializzati), alla proletarizzazione progressiva e costante del ceto medio. Insomma, anche nella ricchezza mondiale vince il bipolarismo, non più un mosaico di condizioni sociali, ma una marcia forzata e continua verso la polarizzazione: ricchi e poveri, e in mezzo poca roba.Tutto questo, si direbbe, rende un po’ ridicole alcune stupidaggini fondamentali che vengono ripetute da decenni. Una: quella che recita che se aumenta la ricchezza diminuisce la povertà. Il ricco darà da lavorare, si dice, e migliorerà le condizioni dei poveri. Ecco. Cazzata, come ci dicono le cifre, dato che ovunque i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri e più numerosi. Altro mito di cartone da sfatare, il vecchio sogno delle simpatiche socialdemocrazie nordiche (che anche qui risuona, va di moda, insomma), cioè la famosa frase di Olof Palme, che diceva: “La sinistra non deve combattere la ricchezza ma deve combattere la povertà”. Bello, eh! Suona bene. Ottimo per l’aperitivo! Peccato che sia proprio la ricchezza di pochi a creare la povertà di molti.Tassare i super-ricchi e le mega-imprese, costringerle a rispettare certi oneri sociali, a pagare le tasse, a pagare decentemente i lavoratori, a contribuire al progresso sociale dello Stato in cui operano cosa sarebbe se non “combattere la ricchezza?”. Non si fa, naturalmente, non è bello, non è conforme al pensiero unico che domina ovunque. In ogni angolo del mondo destre voracissime e sinistre pallidissime paiono unite nella lotta: tra i tre miliardi e mezzo ultimi e gli 85 che guidano la classifica, hanno scelto con chi stare.Twitter @AlRobecchi

Il Fatto Quotidiano, 23 gennaio 2014

 

 

 

 

 

 

 

Ecco chi governa davvero l’Italia

Ecco chi governa davvero l’Italia

 Povero Renzi, non ha ancora capito che, se mai andrà al governo, non potrà comandare. Povero Berlusconi, che,a fasi alterne, nell’arco di una ventina d’anni ha cercato inutilmente di cambiare la politica.

Di chi la colpa? Dei politici? In parte sì. La Seconda Repubblica ha portato governi più longevi eppure non sempre stabili, come ben sanno oltre a Berlusconi, Prodi e i “tecnici” Monti e Letta. Male endemico che però non spiega la cronica inefficienza dei governi.

E allora per capire devi scavare un po’ di più. Devi capire chi ha in mano l’apparato del governo, chi pubblica sulla Gazzetta Ufficiale disposizioni di legge illogiche, incongruenti, contraddittorie al punto da vanificare, casualmente, la riforma generando sconcerto nell’opinione pubblica, che naturalmente se la prende con i soliti partiti. Chi ha la facoltà di velocizzare o di rallentare l’immenso apparato dello Stato.

Le persone che hanno questa facoltà esistono e possiedono le chiavi del potere. Questo post nasce da due ritagli di giornale, risalenti al maggio scorso, che ho ritrovato mettendo ordine nel mio armadio. Uno di Italia Oggi, a firma di Roberto Narduzzi, intitolato Draghi ha già piazzato i suoi uomini in tutti i posti chiave dell’economia“.

Ne cito un passaggio significativo:

Per attivare lo scudo serve anche offrire garanzie manageriali ai prestatori che devono di fatto approvare la qualità della squadra italica chiamata a gestire il programma. Draghi lo sa bene e per questo non ha perso tempo. Non è affatto casuale l’arrivo di uomini di Bankitalia ai posti chiave della finanza pubblica. Fabrizio Saccomanni come ministro dell’economia e Daniele Franco alla Ragioneria dello stato. Persone di qualità e di cui Draghi si fida, persone giuste per interagire con la Bce, il Fmi o la Commissione se l’attivazione dello scudo si fa realtà. Con l’ex Banca mondiale Vincenzo La Via alla Dg del Tesoro e Attilio Befera, molto stimato da Draghi, all’Agenzia delle entrate, soltanto il bilancio dell’Inps, oggetto di feroci critiche per Inpdap ed esodati, sfugge al controllo tecnico di un Draghi boy.

Il vero premier italiano da Francoforte, in sintonia perfetta con Napolitano, ha messo a punto ogni casella chiave per gestire gli effetti operativi dell’attivazione italiana dello scudo antispread.

Il tono dell’articolo è compiaciuto e compiacente. Come dire: bravo Draghi! Non mi risulta che sia mai stato smentito, d’altronde è straordinariamente verosimile. Con questi sistemi si governano le istituzioni e, se ci pensate bene, sono le tecniche di occupazione del potere ideate da Gramsci e applicate per decenni dal Pci in Italia. Il comunismo non c’è più, ma quelle tecniche ora sono applicate da Draghi (considerato da un giornale non certo eversivo come Italia Oggi “il vero premier italiano”) e da altri membri altolocati delle élite che contano davvero.

Sempre mettendo in ordine i miei ritagli ho trovato un altro ritaglio interessante. Questa volta dal Quotidiano Nazionale, a firma di Andrea Cangini. Titolo: “Leggi e governanti ‘ostaggio dei tecnici. Cosî i grandi burocrati guidano la politica”

Cito una dichiarazione dell’ex ministro Matteoli, riportata nel pezzo:

“Lo Stato sono loro e la Repubblica è appesa alle loro decisioni». Non c’è differenza tra destra e sinistra, chi ha avuto responsabilità di governo racconta la stessa realtà. Ma pochi s’azzardano a farlo a volto scoperto. Fa eccezione Altero Matteoli: «Ho fatto quattro volte il ministro e qualsiasi cosa tu possa scrivere per denunciare quanto contano queste persone sarà sempre una parte infinitesimale della realtà». Ragioniere generale dello Stato, capi di gabinetto, direttori di dipartimento e capi dell’ufficio legislativo dei ministeri più importanti hanno dunque in pugno il Paese. E, notano tutti, da quasi vent’anni sono sempre gli stessi. Si limitano ad oscillare da una casella all’altra. Una casta chiusa, irresponsabile ed autoreferenziale.(…)

Osserva ancora Cangini:

SONO 15-20 persone, sempre le stesse. Il più noto è Vincenzo Fortunato, ex Tar, più di 500mila euro di stipendio l’anno fino a poco tempo fa.(..)

«Sono il vero e inamovibile potere italiano», sintetizza un ex ministro diessino. Mentre un suo omologo ex forzista rende la medesima idea citando Dante: «Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare». Entrambi sostengono che le bollinature, cioè il via libera contabile della Ragioneria ad ogni provvedimento di spesa, «vengono concesse solo se il provvedimento rientra nella ‘visione’ politica del ragioniere generale. In caso contrario vengono negate o subordinate a scelte ‘politiche’ diverse». C’è un’altra cosa su cui i due ex ministri, pur di opposti schieramenti, concordano: «I burocrati ministeriali scrivono le norme e gestiscono le informazioni in maniera iniziatica, in modo da risultare indispensabili». Un monopolio difficile da scalfire.

Capito chi governa davvero l’Italia? Capito perché Berlusconi è disamorato e perché i nuovi volti della politica da Grillo a Renzi, passando per Vendola e ora Salvini sono destinati a vedere vanificate le loro riforme? Che siano di destra o di sinistra sono accomunati dallo stesso destino.

Perché il vero potere è altrove. Così vicino, eppur invisibile…

Al confronto B. era un dilettante

 

 

di Bruno Tinti | 2 gennaio 2013

Ma allora non era solo B. a volere la distruzione della legalità e della giustizia in Italia. Anche questi non scherzano. Hanno già ridisegnato il calendario carcerario: 1 anno di prigione vale 5 mesi e mezzo; così, quando un giudice condanna uno stupratore a 10 anni, il suo avvocato gli strizza l’occhio e “tranquillo, 3 anni mal contati e sei fuori”. Hanno già stabilito che gli ultimi 4 anni di galera non contano, tornatevene a casa e ogni tanto andate a parlare con gli assistenti sociali; così, quando un giudice condanna un corruttore, frodatore fiscale, falsificatore di bilanci, inquinatore – a 4 anni (pene superiori non esistono, questa è la tariffa, persino B, con una frode milionaria, 4 anni si è preso), gli avvocati hanno già pronta la lista dei servizi di pubblica utilità più gettonati: vuoi occuparti degli studi sul ritorno della foca monaca in Sardegna (puoi lavorare a casa …) oppure preferisci la Fondazione per il Recupero dell’Etica nella Vita Pubblica? Sai, qui ci lavorano già un paio di valenti colleghi…

Adesso sono pronti a chiudere il cerchio. In galera non ci si va anche se condannati; ok, questa è fatta. Però c’è sempre il rischio che qualche Pm pazzo e comunista chieda a qualche Gip appiattito e tremebondo di arrestare un amico infliggendogli la barbarie della carcerazione preventiva. E qui c’è poco da fare, in prigione ce lo mettono. Cancellieri e tutti noi faremo quello che potremo per tirarlo fuori ma lo sappiamo com’è, con questi non si può ragionare. Così ecco il nuovo progetto: la cattura concordata, detta anche sale sulla coda.

Perché si arresta un delinquente? Beh, perché è un delinquente, prima di tutto; quindi ci vanno gravi indizi di reità, deve essere praticamente certo che ha commesso un reato (grave). Poi deve essere un delinquente che non collabora. Quelli che ho conosciuto io erano tutti così ma certo sono stato sfortunato. Però tutti, ma proprio tutti, cercavano di scappare prima di farsi arrestare, distruggevano o ordinavano di distruggere i documenti che li incastravano e pagavano o minacciavano o anche ammazzavano i testimoni. Niente spirito sportivo, li dovevi acchiappare subito se no giocavano scorretto. E infine deve essere un delinquente che non si pente, che – se appena può – commette altri reati. Questa è una cosa un po’ più difficile da provare (la sfera di cristallo costa troppo, i Pm ancora non ce l’hanno in dotazione) però che direste di un impiegato comunale dell’ufficio tecnico che ha la lista delle stecche già prese e di quelle che ancora deve ricevere? Insomma, arrestare un delinquente presuppone un lavoro di indagine, la raccolta di prove e la esistenza di una o più delle situazioni sopra descritte.

Ma adesso non basta più. Bisogna chiedere a lui cosa ne pensa. “Senta, io vorrei arrestarla e ho chiesto al Gip di sbatterla in galera. Dovremmo vederci tutti, lei, il suo avvocato e io davanti a questo Gip il giorno tale; così lei potrà dirci se è giusto che lo facciamo oppure no. Scusi per il disturbo, neh?”

Io non lo so come si può commentare una cosa del genere, mi mancano le parole. Faccio finta che sia una cosa seria e adotto un atteggiamento propositivo. Se l’obbiettivo è quello di risparmiare la prigione a tanti poveri innocenti arrestati ingiustamente, forse si potrebbero coniugare le ragioni della legalità, della giustizia,della sicurezza pubblica con quelle della cieca ferocia dei Pm pazzi comunisti, semplicemente requisendo qualche decina di pensioni da una stella, alloggiarvi le vittime dei Pm per una notte (magari nemmeno, li si prende alle 6 di mattina e li si interroga alle 9; quando la legge ancora lo permetteva, io lo facevo sempre) e interrogarle il giorno dopo. Così se il Pm impazzito ha fatto un’altra vittima, il disagio per il poveretto sarebbe minimo.

Un’altra peculiare “pensata” riguarda chi deve decidere se arrestare il delinquente. Fino adesso, il Pm chiede e il Gip decide. Ma scherziamo: uno solo non basta, ce ne vanno 3. Per me, anche 5 o 7 o 21. Solo che bisogna averli tutti questi magistrati e invece, già così siamo scarsi assai. Se lo sono dimenticato che il processo penale italiano dura in media 8 anni, che ci va una riforma, che siamo la vergogna dell’Europa…? E dove li prendiamo questi giudici catturatori? I quali, attenzione, poi non possono più occuparsi del delinquente, arrestato o no che sia: si sono già espressi, non sono imparziali!! Un mio amico chirurgo commentava stupito che, con questo criterio, il ginecologo che ha visitato la donna poi non deve assolutamente operarla, ci mancherebbe altro! Quindi non solo ci servono n giudici in più (che non abbiamo) ma non possiamo più utilizzare nel prosieguo del processo quelli che hanno deciso sull’arresto.

Poi, naturalmente, tutto deve essere riesaminato dal Tribunale della Libertà; altri 3 giudici che stabiliscono se il Pm e i 3 colleghi precedenti c’hanno colto oppure no.   Ma qui non c’è problema, questo già ce lo abbiamo. Così come già abbiamo la Cassazione a cui il delinquente può fare ricorso tutte le volte che vuole. Insomma, con una piccola aggiustatina, il nostro processo penale sarà assolutamente perfetto. Ci bastano appena 23 giudici per ogni arrestato: 1 Pm, 3 Gip per decidere sulla cattura, 3 giudici del Tribunale della Libertà, 5 di Cassazione per il ricorso al Tribunale della Libertà, 3 giudici del Tribunale di primo grado, 3 giudici d’appello, 5 Giudici di Cassazione per la sentenza definitiva .

Secondo me, così non è ancora proprio perfetto: bisognerebbe prevedere almeno 2 referendum popolari: il primo quando si cattura e il secondo dopo la sentenza definitiva. In questo modo saremmo di fulgido esempio per il mondo intero.

l Fatto Quotidiano, 2 Gennaio 2014