Archivio mensile:dicembre 2014

L’ITALIA BENGODI DELLA CRIMINALITA’

DEPENALIZZATI 112 REATI

Il Governo depenalizza 112 reati fra cui Corruzione, Appropriazione indebita e Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi

Da Grandain.com

Nel silenzio generale del main stream, questo bravo governo ha da poco approvato la non punibilità di una serie  di reati definiti minori con pena fino a 5 anni, attraverso il Decreto Legislativo di attuazione della Legge delega 67/2014 varato dal Consiglio dei Ministri.

In buona sostanza non verranno  più puniti 112 reati che non faranno più andare in carcere chi li commette, con o senza premeditazione.

A mio parere questa depenalizzazione  favorirà tantissimi delinquenti che non rischieranno più la galera e relativo processo.

Per alcuni di questi reati, la società civile si è battuta per anni come lo stalking e ora si ricomincia da zero;  dove ogni giorno avvengono reati di violenza a danni di minori, truffe, maltrattamenti di incapaci, corruzione e altro, il Governo rende lecito perpetrare reati con la pena detentiva fino a 5 anni garantendo la non punibilità, a scelta del Pubblico Ministero.

Non basta la riforma del lavoro che riporta l’ Italia indietro di 30 anni, ora anche i maltrattamenti e l’ uccisione di animali saranno consentiti nuovamente, si ritornerà a non punire in modo adeguato chi organizza combattimenti clandestini, corse illegali, chi applica sostanze proibite ai cavalli per le attività agnostiche e guarda caso, la Corruzione e tanti altri reati commessi di recente nella Roma Capitale da politici conosciuti e delinquenti vari.

Ora il Decreto Legislativo andrà in commissione giustizia per un mero parere che comunque non è vincolante, poi non tornerà più in discussione, quindi la frittata è praticamente fatta.

Ecco l’ elenco dei 112 reati che verranno non più puniti:
– Abbandono di persone minori o incapaci – art.591 c.p. co.1
– Abusivo esercizio di una professione – art 348
– Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina – art.571 c.p.
– Abuso d’ufficio – art.323 c.p.
– Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico – art.615 ter
– Arbitraria invasione e occupazione di aziende agricole o industriali. Sabotaggio – art.508 c.p.
 Adulterazione o contraffazione di cose in danno della pubblica salute – art.441 c.p.
– Appropriazione indebita – art.646 c.p.
– Arresto illegale – art.606 c.p.
– Assistenza agli associati (anche mafiosi) – art.418 co.1 c.p.
– Attentato a impianti di pubblica utilità – art.420 c.p.
– Attentati alla sicurezza dei trasporti – art.432 c.p.
– Atti osceni – art.527 c.p.
– Atti persecutori (stalking) – art.612 bis co.1
– Commercio o somministrazione di medicinali guasti – art.443 c.p.
– Commercio di sostanze alimentari nocive – art.444 c.p.
– Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodottiagroalimentari – art.517 quater
– Corruzione di minorenne – art.609 quinquies co.1 c.p.
– Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi – art.434 co.1 c.p.
– Corruzione – art-318 c.p.
– Danneggiamento – art.635 c.p.
– Danneggiamento a seguito d’incendio – art.423 c.p.
– Danneggiamento seguito da inondazione,frana valanga – art.427 co.1 c.p.
Danneggiamento di informazioni e programmi informatici – art.635 bis c.p.
Danneggiamento di sistemi informatici o telematici – art.635 quater c.p.
Detenzione di materiale pornografico – art.600 quater c.p.
– Deviazione di acque e modifiche dello stato dei luoghi – art.632 c.p.
– Diffamazione – art. 595 c.p.
– Divieto di combattimento tra animali – art.544 quinquies
Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza – artt.392-393 c.p.
– Evasione – art 385 c.p.
– Fabbricazione o detenzione di materie esplodenti – art.435 c.p.
– False informazioni al P.M. – art.371 bis
Falsità materiale del P.U. – art.477 c.p.
– Favoreggiamento personale – art-378 c.p.
– Favoreggiamento reale art.379 c.p.
– Frode informatica – art.640ter co.1-2 c.p.
– Frode in emigrazione art.645 c.p.co.1
– Frode nelle pubbliche forniture – art.356
– Frode processuale – art.374 c.p.
– Frodi contro le industrie nazionali – art.514 c.p.
– Frode nell’esercizio del commercio – art.515 c.p.
– Furto – art.624 c.p.
– Gioco d’azzardo – art.718-719 c.p.
– Impiego dei minori nell’accattonaggio – art.600 octies c.p.
– Incesto – art.564 1 co. C.p.
– Inadempimento di contratti di pubbliche forniture art.355 c.p.
– Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato – art 316 ter
– Ingiuria – art.594 c.p.
– Ingresso abusivo nel fondo altrui – art.637 c.p.
– Insolvenza fraudolenta – art.641 c.p.
– Interferenze illecite nella vita privata – art. 615 bis
– Interruzione di pubblico servizio – art.331 c.p.
– Intralcio alla giustizia – art.377 c.p.
– Introduzione nello Stato e commercio di prodotti falsi – art.474 c.p.
– Introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui – art.636 c.p.
– Invasione di terreni o edifici – art.633 c.p.
– Istigazione a delinquere – art.414 c.p.
– Istigazione a disobbedire alle leggi – art.415 c.p.
– Lesione personale – art.582 c.p.
– Lesioni personali colpose art.590 c.p.
– Maltrattamento di animali – art.544 ter
– Malversazione a danno dei privati – art.315 c.p.
– Malversazione a danno dello Stato – art.316 bis
– Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice – art.388 c.p.
– Manovre speculative su merci – art.501 bis c.p.
– Millantato credito – art.346 c.p.
– Minaccia – art. 612 c.p.
– Occultamento di cadavere – art.412 c.p.
Oltraggio a P.U. – art.341 bis
– Oltraggio a un magistrato in udienza art.343 c.p.
– Omessa denuncia di reato da parte del P.U. – art.361
– Omicidio colposo – art.589 c.p. co.1
– Omissione di referto – art.365 c.p.
– Omissione di soccorso – art. 593 c.p.
Patrocinio o consulenza infedele – art.380 c.p.
Peculato mediante profitto dell’errore altrui – art.316 c.p.
– Percosse – art. 581 c.p.
– Possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi – art.497 bis co.1.
– Procurata evasione – art.386 co.1
– Procurata inosservanza di pena – art.390 c.p.
Resistenza a P.U. – art. 337 c.p.
– Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio – art.501 c.p.
– Rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro – art.437 c.p.
Rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio – art.326 c.p.
– Rivelazione di segreti inerenti ad un procedimento penale – art.379 bis
– Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione – art.328 c.p.
– Rissa – art.588 c.p.
– Simulazione di reato – art.367 c.p.
– Sostituzione di persona – art.494 c.p.
– Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro – art.334 c.p.
– Sottrazione di persone incapaci – art.574 c.p.
Sottrazione e trattenimento di minori all’estero – art.574 bis
– Stato d’incapacità procurato mediante violenza – art. 613 c.p.
– Traffico d’influenze illecite – art.346 bis
– Truffa – art.640 c.p.
– Turbata libertà degli incanti – art.353
Turbativa violenta del possesso di cose immobili – art.634 c.p.
– Usurpazione di funzioni pubbliche – art.347
– Uccisione di animali – art.544 bis
– Uccisione o danneggiamento di animali altrui – art.638 c.p.
– Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine – art.516 c.p.
– Vilipendio delle tombe – art.408
– Vilipendio di cadavere – art.410 co.1
– Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza – art 616 c.p.
– Violazione di domicilio art.614 c.p.
– Violazione di domicilio commessa dal P.U. – art. 615 c.p.
Violazione di sepolcro – art.407 c.p.
– Violazione di sigilli art.349
– Violazione degli obblighi di assistenza familiare – art.570 c.p.
– Violenza o minaccia a P.U. art.336 c.p.
– Violenza privata – art.610 c.p.
– Violenza o minaccia per costringere taluno a commettere un reato – art.611 c.p.

Di seguito la relazione del Consiglio dei Ministri numero 40 datato 1° Dicembre 2014 in cui si legge la non punibilità per particolare tenuità del reato:

Su proposta del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto delegato che recepisce le proposte elaborate dalla commissione ministeriale nominata con D.M. 27 maggio 2014 e presieduta dal prof. Francesco Palazzo con l’obiettivo di rivedere il sistema sanzionatorio e dare attuazione alla legge delega 67/2014 in materia di pene detentive non carcerarie e depenalizzazione.

L’istituto, costruito quale causa di non punibilità, consentirà una più rapida definizione, con decreto di archiviazione o con sentenza di assoluzione, dei procedimenti iniziati nei confronti di soggetti che abbiano commesso fatti di penale rilievo caratterizzati da una complessiva tenuità del fatto, evitando l’avvio di giudizi complessi e dispendiosi laddove la sanzione penale non risulti necessaria. Resta ferma la possibilità, per le persone offese, di ottenere serio ed adeguato ristoro nella competente sede civile. L’attuazione della delega consentirà ragionevolmente, nel breve periodo, di deflazionare il carico giudiziario restituendo alla giustizia la possibilità di affrontare con nuove energie indagini e processi complessi, la cui definizione possa essere ritardata o ostacolata dalla pendenza di processi relativi a fatti di particolare tenuità.

FORTEZZA EUROPA

 

UN REPORTAGE SCONVOLGENTE E DI UN GIORNALISTA CORAGGIOSO !…..

CHE NON HA ESITATO A RISCHIARE LA PROPRIA VITA PUR DI DOCUMENTARE PERSONALMENTE UNA REALTA’ CHE NESSUN ARTICOLO POTREBBE MAI ADEGUATAMENTE RACCONTARE.

 UNO STRUGGENTE CALVARIO DI ALCUNI NOSTRI FRATELLI, IN FUGA DALLE LORO CASE DIVENUTE TEATRO DI SANGUINOSE GUERRE, E SUL QUALE NOI TUTTI ABBIAMO L’OBBLIGO MORALE DI OFFRIRE LA NOSTRA INCONDIZIONATA SOLIDARIETA’, NON ESSENDO STATA UNA LORO LIBERA SCELTA QUELLA DI DIVENTARE “PROFUGHI”.,….BISOGNOSI DI OSPITALITA’.

 I NOSTRI GOVERNANTI ED I POLITICI TUTTI, DOVREBBERO ACCANTONARE IL LORO BUONISMO PELOSO E, FINALMENTE, SMETTERLA DI TOLLERARE E CONSEGUENTEMENTE INCORAGGIARE L’INVASIONE IN MASSA DI CLANDESTINI PROVENIENTI DA PAESI NON IN GUERRA E PRIVI, QUINDI, DELLA QUALIFICA DI “RIFUGIATI”.

GLI ITALIANI NON SONO RAZZISTI, VOGLIONO SOLAMENTE CHE IL PROPRIO PAESE NON DIVENTI UN RICETTACOLO DI CLANDESTINI , PREFERENDO DARE OSPITALITA’ A “RIFUGIATI” LE CUI CASE SONO DIVENTATE TEATRO DI SANGUINOSE GUERRE! – E STRANIERI CON REGOLARE PERMESSO DI SOGGIORNO PERFETTAMENTE INTEGRATI NEL TESSUTO ECONOMICO DELL’ITALIA!… 

Soldi sulla sinistra

https://www.youtube.com/watch?v=BnQL1q3SNtM

Napolitano: “La critica ai partiti è degenerata
in antipolitica, che è una patologia eversiva”

Colle contro il decadimento politico. Ma se la prende con giornali e opinionisti “tendenziosi” GRILLO: “QUIRINALE? OK A CANDIDATI DI ALTRI, MA CHE SIANO PERSONE FUORI DAL PANTANO”

 

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Politica & Palazzo

“La critica della politica e dei partiti è degenerata in antipolitica, cioè in patologia eversiva.  E urgente si è fatta la necessità di reagirvi, denunciandone le faziosità, i luoghi comuni, le distorsioni”.                                                                                                                               Parola di Giorgio Napolitano, secondo cui l’antipolitica, appunto, è “la più grave delle patologie”.                                                                                                                                         E ancora: “Negli ultimi tempi sono dilagate analisi unilaterali, tendenziose, chiuse ad ogni riconoscimento di correzioni e di scelte apprezzabili”.                                                         Anche da parte di “giornali tradizionalmente paludati

“La critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore, purché non priva di obiettività, senso della misura e capacità di distinguere è degenerata in anti-politica, cioè in patologia eversiva”.                                                                                                               Parola di Giorgio Napolitano.                                                                                                 Contro le infiltrazioni criminali nella politica e il degrado di quest’ultima.                               Ma anche contro chi critica la politica, anche se malata: quindi organi di stampa, opinion makers e alcuni esponenti politici ‘non allineati’ come Beppe Grillo e Matteo Salvini.          E non risparmia, leggendo fra le righe, un cenno apparentemente destinato all’operato di Matteo Renzi quando, al termine del suo intervento, invita e tenersi ben lontani dai “senza speranze” (chiaro il riferimento a M5s) e ai “banditori di smisurate speranze”.

Il presidente della Repubblica ha utilizzato il palco di una manifestazione all’Accademia dei Lincei per dire la sua, seppur indirettamente e non facendone mai il nome, sull’operazione della Procura di Roma che smantellato la cosiddetta mafia capitale e le sue innumerevoli entrature nelle istituzioni.                                                                                                           Non solo.                                                                                                                               Napolitano ha attaccato anche chi spara a zero sui partiti sull’onda dello sdegno. Per Napolitano, “non deve mai apparire dubbia la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa”.

Ciò non toglie, ha aggiunto il Capo dello Stato , che “è ormai urgente la necessità di reagire” ad una certa anti-politica, “denunciandone le faziosità, i luoghi comuni, le distorsioni impegnandoci su scala ben più ampia non solo nelle riforme necessarie” ma anche “a riavvicinare i giovani alla politica”.  

Anti-politica è la più grave delle patologie” –                                                                   Napolitano, ovviamente, non ha potuto non registrare che è in atto una crisi “che ha segnato un grave decadimento della politica, contribuendo in modo decisivo a un più generale degrado dei comportamenti sociali, a una più diffusa perdita dei valori che nell’Italia repubblicana erano stati condivisi e operanti per decenni”.

Da qui il proliferare dell’antipolitica, che per il presidente della Repubblica è “la più grave delle patologie” con cui un Paese civile deve fare i conti.                                                         Più della corruzione, più delle organizzazioni malavitose nelle istituzioni.                               Non solo.                                                                                                                   PerNapolitano, negli ultimi tempi, sono dilagate nei confronti della politica e delle istituzioni “analisi unilaterali, tendenziose, chiuse ad ogni riconoscimento di correzioni e di scelte apprezzabili, per quanto parziali o non pienamente soddisfacenti”.

Una azione, ha sottolineato il capo dello Stato, cui non si sono sottratti “infiniti canali di comunicazione, a cominciare da giornali tradizionalmente paludati, opinion makers lanciati senza scrupoli a cavalcare l’onda, per impetuosa e fangosa che si stesse facendo, e anche, per demagogia e opportunismo, soggetti politici pur provenienti della tradizioni del primo cinquantennio della vita repubblicana“.

“Anti-politica mischiata ad anti-europeismo” –                                                                             Da qui l’appello per “una larga mobilitazione collettiva volta a demistificare e mettere in crisi le posizioni distruttive ed eversive dell’anti-politica” e “insieme sollecitare un’azione sistematica di riforma delle istituzioni e delle regole che definiscono il profilo della politica”. A chi è rivolto l’invito del presidente? “A tutte le componenti dello schieramento politico“.      A sentire il capo dello Stato, inoltre, ultimamente stanno emergendo “svalutazioni sommarie e posizioni liquidatorie” rispetto all’Unione Europea: “Gli ingredienti dell’anti-politica si sono confusi con gli ingredienti dell’anti-europeismo” è l’allarme lanciato da Napolitano, secondo cui a creare questa situazione “hanno contribuito miopie e ritardi delle istituzioni comunitarie insieme a calcoli opportunistici degli Stati membri“.

“In Italia gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici” –   Il presidente della Repubblica, poi, ha sottolineata l’esistenza di “un rischio di focolai di violenza destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare” e che non si possono ricondurre soltanto alla crisi e al malessere sociale.                                                 Anzi. A sentire il capo dello Stato oggi ci sono “magari al di fuori di ogni etichettatura di sinistra o di destra, gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici, nel perseguire confuse ipotesi di lotta per una ‘società altra’ o per una ‘alternativa di sistema’. 

Virus di questo genere – ha detto Napolitano – circolano ancora in certi spezzoni di sinistra estremista o pseudo rivoluzionaria, e concorrono ad alimentare la degenerazione del ricorso alla violenza, mascherato da qualsiasi fuorviante motivazione“.                         Un rischio, insomma, di focolai di violenza “destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare, evitando allo stesso tempo l’errore di assimilare a quel rischio tutte le pulsioni di malessere sociale, di senso dell’ingiustizia, di rivolta morale, di ansia di cambiamento con cui le forze politiche e di governo in Italia devono fare i conti“.

“Mai come nello scorso biennio metodi di intimidazione fisica in Parlamento” –          L’analisi e la critica del Capo dello Stato poi si è spostata sui giovani rappresentanti delle istituzioni, che devono impegnarsi “a servizio del Parlamento e del Paese, impedendo l’avvitarsi di cieche spirali di contrapposizione faziosa e talora persino violenta”.           Loro, per Napolitano, devono invece alimentare “ragionevoli speranze per il futuro dell’Italia”.  

Anche perché “mai era accaduto”, come nel biennio scorso, l’avvio “in Parlamento di metodi e atti concreti di intimidazione fisica, di minaccia, di rifiuto di ogni regola e autorità, di tentativi sistematici e continui di stravolgimento e impedimento dell’attività legislativa delle Camere”.

L’errore storico di Napolitano:                                                                                           dimentica i tumulti al Senato per l’approvazione della legge Truffa –                                         Su quest’ultima presa di posizione, però, Giorgio Napolitano ha commesso un errore storico. Di episodi di intolleranza parlamentare (e massmediatica) sono pieni gli archivi di Stato e dei giornali.                                                                                                                           Uno in particolare, poi, ha caratteristiche cronologiche di importanza strategica per la carriera del presidente della Repubblica: datato marzo 1953, ovvero a pochi mesi dal suo esordio in Parlamento come deputato (giugno 1953).

Il riferimento è ai tumulti nell’aula del Senato in occasione dell’approvazione della cosiddetta Legge Truffa, ovvero il nuovo sistema di voto voluto dalla maggioranza democristiana e che prevedeva l’assegnazione del 65% dei seggi alla Camera al partito o alla coalizione che avesse racimolato più del 50% dei voti validi.

A Palazzo Madama fu bagarre: dopo oltre 70 ore di seduta, scoppiò una rissa (durata oltre 40 minuti) di proporzioni memorabili.                                                                               Protagonisti gli esponenti del Pci e del Psi, entrambi contrari alla forzatura dell’esecutivo De Gasperi.                                                                                                                 Aneddoti passati alla storia della Repubblica.                                                                               Come quel “Lei non è un presidente, è una carogna!                                                               Un porco!” urlato da Sandro Pertini all’indirizzo del presidente del Senato Meuccio Ruini.   O come l’aggressione verbale del comunista Elio Spano ad un giovanissimo Giulio Andreotti: “Dopo il voto avrete un nuovo piazzale Loreto!” era la minaccia di Spano, con il Divo che, nella pioggia di oggetti lanciati dai banchi della sinistra (ringhiere divelte e sportelli sfasciati: all’epoca si quantificò il danno in un milione di lire), aveva provato a proteggersi indossando a mo’ di casco un cestino per la carta straccia. Il giorno successivo, i giornali rincararono la dose, pubblicando articoli e titoli dai toni a dir poco incendiari. 

L’Unità evocò il gergo mussoliniano e il primo discorso del Duce alla Camera da premier”, paragonando il Senato a un “bivacco di vecchi democristiani”.                                                 Il socialista l’Avanti! non fu da meno, parlando del presidente Ruini come di un “cadavere vivente, sacco gonfio di vanità”.                                                                                             Pezzi, insulti e minacce di un’Italia in bianco e nero che ha dato spunto a molti scrittori (Tumulti in aula di Sabino Labia e Lei non sa chi ero io! di Filippo Battaglia), ma che Napolitano non cita.                                                                                                             Eppure, quei momenti, il capo dello Stato li ha vissuti in prima persona e in forma interessata: già militante del Partito comunista, venne eletto deputato proprio in seguito a quei tumulti.

Grillo: “Attento Napolitano o ti denunciamo per vilipendio a M5s” –                           L’attacco del Capo dello Stato ha provocato la reazione di Beppe Grillo.               “Napolitano deve stare molto attento, rischia che lo denunciamo per vilipendio del Movimento” ha detto il leader del M5s lasciando il Senato.                                                 Sulla stessa linea d’onda anche altri esponenti grillini.                                                             “E’ vergognoso che il presidente sia entrato a gamba tesa sulla nostra conferenza sul referendum antieuro tacciandola di antipolitica, mentre resta in silenzio sulla vicenda di ‘Mafia capitala’ e sui due partiti infestati dalla corruzione” ha detto la senatrice Barbara Lezzi.

Più politica la presa di posizione di Nicola Morra: “Napolitano sollecita noi ma non ha nulla da dire sullo strumento scelto per combattere la corruzione da questo governo. Siamo subissati dai decreti legge – ha aggiunto il senatore M5s – e Napolitano ne fa ogni volta un monito: ma una volta che davvero serviva un decreto, come sull’anticorruzione, la risposta del governo sono quattro ddl“.

Napolitano anti-antipolitica: surreale!

di Pierfranco Pellizzetti | 11 dicembre 2014

Giorgio Napolitano è un anziano signore che tuona contro l’antipolitica, non rendendosi minimamente conto del paradosso che incarna:                                                                         il suo modo di concepire la politica è pura essenza antipolitica.                                                 Del resto tutto questo non è poi così strano, visto che la biografia dell’anziano signore è quella di chi ha smarrito la Fede (il Comunismo) già negli anni giovanili riversando la propria passione (fredda) sul ruolo di controllo sociale esercitato da una minoranza, a mezzo politica fattasi istituzione.

Pier Paolo Pasolini coniò la metafora “Palazzo” per questa mutazione genetica, che allontanava la collettività dalle scelte riguardanti il loro stesso futuro; dirottandole in un ultramondo inavvicinabile e imperscrutabile, dove manipoli di eletti – facendo finta di accudire l’araba fenice dell’Interesse Generale – coltivavano con inesausta passione i propri privilegi corporativi; badando bene che il mondo esterno non penetrasse mai nelle loro stanze dorate rovinandone la festa.Un incantesimo durato per decenni (e alimentato con illusionismi verbali, di cui l’ultima trovata è la demonizzazione del cosiddetto “populismo”, ossia l’intromissione indebita delle persone negli affari che “li riguardano”).                                                                             E mentre i distinti signori diventavano sempre più anziani, senza mai avvertire quanto gli stava capitando attorno, gli occupanti del Palazzo dei privilegi incanaglivano e incarognivano.                                                                                                                         Tanto che ogni nuova leva di questi inquilini finiva per rivelarsi peggiore della precedenteAnche qui perché stupirsi: è legge della natura che l’acqua stagnante imputridisce.             O forse questi signori, sempre molto distinti ma un po’ meno distratti di quanto vorrebbero farci credere, anche loro contraevano qualche abitudine propria della corporazione trasversale del potere.                                                                                   Magari entrando in contatto con qualche grande elemosiniere interessato al lucroso business del monopolio in materia della vendita di spazi pubblicitari sulle televisioni dell’allora Unione Sovietica.

Un tipo che si chiamava Silvio Berlusconi, ma da cui la bella gente della politica iperurania teneva le distanze, preferendo delegare il contatto rischioso a qualche maldestro migliorista milanese (che incassò dalle aziende del suddetto Berlusconi ricchi finanziamenti sotto forma di pagine pubblicitarie per iniziative editoriali consegnate alla clandestinità).  

 In seguito il distinto signore, quale presidente della Repubblica, quel grande elemosiniere dovette incontrarlo sistematicamente per ragioni istituzionali.                                             Ma – nel frattempo – costui era diventato un pezzo di ceto politico, anzi il suo primario puntello sotto i cieli della Seconda Repubblica.                                                                   Sicché andava supportato, perfino regalandogli il tempo necessario per comprarsi pezzi di Parlamento; e – così – restare sempre in sella.

Gli anni passavano e dalle cloache del Palazzo la melma usciva a fiotti.                           Tanto che il disgusto dei cittadini elettori superava la soglia del tollerabile, riversandosi verso due uscite dall’impasse: il rifiuto di farsi coinvolgere emigrando nel non voto, dare credito a imprenditori politici che promettevano pulizie nel Palazzo.

Purtroppo entrambe le uscite di sicurezza non hanno funzionato: il non-voto va traducendosi in regalo per chi presidia organigrammi pubblici ripartendo in poltrone le percentuali residue (ormai le elezioni sono vinte per assenza di alternative); i salvatori della Patria si sono rivelati vuoi degli inconsistenti parolai, vuoi dei cinici strumentalizzatori di stati emotivi di massa.

Un panorama di mediocri ovunque si giri lo sguardo.                                                             Del resto cosa aspettarci da un sistema democratico svuotato e incaprettato da decenni?

Fa specie che l’anziano signore, osannato dai suoi pari come emblema del ceto di professional che hanno svilito la politica, si indigni se la pubblica opinione trova inguardabile gli effetti di questa lunga opera di devastazione civile.                              Perché l’antipolitica è il bel risultato che ci hanno regalato i suoi stupefacenti critici odierni.

 di Pierfranco Pellizzetti | 11 dicembre 2014

 

A Roma non una sola organizzazione mafiosa’                  Pignatone annuncia nuove operazioni a breve

Coop Buzzi in affari con la ‘ndrangheta‘Sto giro ce sparano’2 arresti:Collegamenti col clan Mancuso’
ESCLUSIVO, PARLA IL BOSS DIOTALLEVI: “CARMINATI? UN BRAVO RAGAZZO” – AUDIO (di Fulvio Benelli)

I legami tra le coop romane di Salvatore Buzzi e le cosche di ‘ndrangheta sono il nuovo filone delle indagini di Mafia Capitale, aperto questa mattina con due arresti e diverse perquisizioni (leggi).                                                                                                                      Una vera e propria joint-venture, basata su uno scambio: voi entrate negli affari romani legati alle pulizie, noi sbarchiamo in Calabria, occupandoci di migranti” (articolo di Palladino e Trinchella).                                                                                                                                      Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone: “Dopo questa seconda grande operazione altre saranno fatte a breve su questo tema”

pignatone pp 990

Il procuratore capo di Roma ed ex capo dei pm di Palermo e Reggio Calabria, un tecnico

dei reati di criminalità organizzata, è stato ascoltato nel corso di una audizione davanti la
commissione Antimafia sull’indagine Mafia Capitale
\Oggi noi riteniamo di avere fatto un passo avanti con l’operazioneMafia Capitale.              Noi abbiamo definito questa mafia originaria e originale.                                                 Originaria perché è di Roma, non c’è collegamento con le mafie classiche.                 Originale perché ha caratteri suoi propri.                                                                             Dopo questa seconda grande operazione altre saranno fatte a breve su questo tema”.Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Roma ed ex capo dei pm di Palermo e Reggio Calabria, un tecnico dei reati di criminalità organizzata, risponde anche a chi in questi giorni ha affermato che il reato di associazione mafiosa non sussisterebbe per la mancanza di quotidiane manifestazioni di violenza: “Noi siamo andati all’articolo di legge 416-bis del codice penale” dove nella fattispecie non viene citata “né il controllo del territorio, né il numero infinito di affiliati, né una manifestazione quotidiana e continua di atti di violenza”.                                                                                                                 Pignatone aggiunge che il Comune di Roma ha sospeso una gara per 25 milioni riguardante l’Ater (l’azienda per l’edilizia residenziale) “perché si profilava un’affidamento alle società di Buzzi”. 

Nel corso di una audizione davanti la commissione Antimafia sull’indagine Mafia Capitale parla anche il procuratore aggiunto Michele Prestipino ha aggiunto che l’organizzazione romana “presenta tuttavia, con le mafie storiche, segni distintivi che ne costituiscono la sostanza e danno corpo a quello che è il Dna mafioso.                                                           Non mi riferisco agli atti violenti e alle intimidazioni, che pure sono emersi – ha spiegato – ma il sistema di relazioni delle mafie, ancora più raffinato e penetrante per questa organizzazione, e alle capacità di rapportarsi anche con altri gruppi malavitosi, non solo in sede locale”.

“A Roma ci sono una serie di investimenti mafiosi, ci sono alcune associazioni di tipo mafioso presenti nel territorio” come Cosa Nostra a Ostia o il clan dei Fasciani già sgominato, “ma oggi abbiamo fatto un passo avanti” prosegue Pignatone.                       Che aggiunge: “Innanzitutto la mafia non è l’unico problema di Roma, né il principale, però non c’è dubbio che il nodo mafia-corruzione è un nodo vitale.                                       La risposta che si può già dare è che non c’è una unica associazione mafiosa che controlli la città di Roma, non siamo a Palermo con Cosa Nostra.                                                     Roma è troppo grande per essere controllata da una unica associazione in modo esclusivo, ci sono invece alcune associazioni specifiche di tipo mafioso presenti nel territorio cittadino”.

Pignatone spiega che Mafia Capitale “non ha una struttura rigida”.                                         A capo, secondo il procuratore, Massimo Carminati e hanno un ruolo direttivo dal punto di vista ‘militare’ Riccardo Brugia, sulla pubblica amministrazione, Salvatore Buzzi.               Un’organizzazione che ha “la capacità di ricorrere alla violenza per il raggiungimento di fini leciti e illeciti e la soggezione verso l’interlocutore.                                                                    A differenza delle mafie tradizionali però privilegia la corruzione alla violenza per non attirare l’attenzione dei media, della politica”.

Il procuratore parla anche di “trasversalità interna.                                                             Basti pensare ai trascorsi politici: Carminati all’estrema destra, Buzzi all’estremità opposta.                                                                                                                                         Lo stesso Buzzi, ad un amico che gli chiede come fa a stare con Carminati, risponde: ‘la politica è una cosa, gli affari sono altrò.                                                                         L’indagine è durata due anni”.

“Abbiamo tracce nelle intercettazioni, si parla di acquisto di armi e di un piccolo arsenale in possesso di Buzzi, che dice di averlo nascosto in un piccolo vano nella villetta. Nel corso delle perquisizioni è stato ritrovato il vano ma non le armi, il che non stupisce perché la presenza di queste indagini era nota da tempo.                                                     Siamo convinti di avere la prova della disponibilità di armi, non le abbiamo ancora trovate” prosegue Pignatone che specifica anche: “Non ci sono in questa indagine riferimenti significativi al settore del gioco” mentre “sulla raccolta di voti ci sono degli spunti, ma non sono stati tali da contestare il reato del 416-ter”, sul voto di scambio politico-mafioso.

Inoltre Pignatone ricorda che l’inchiesta prosegue: “Rispetto alle indagini sulla prefettura e il ministero dell’Interno con riferimento a questo procedimento è chiaro che la vicenda di Odevaine è la punta dell’iceberg. È nostra intenzione approfondire non dico l’iceberg ma le parti del fenomeno di nostra competenza”.

Infine il procuratore propone un nuovo strumento contro la corruzione:                        “Molti di noi ritengono che sarebbe estremamente utile qualche forma di sistema premiale anche in questo campo.                                                                                                 Il ragionamento è: se diciamo che la corruzione è un problema tanto quanto la mafia, se ammettiamo che i risultati nell’antimafia sono stati possibili con il sistema dei collaboratori di gisutizia, allora forse qualche provvedimento legislativo su questo è necessario.

Se lasciamo intatto l’interesse comune di corrotto e corruttore di difendersi a vicenda è molto più difficile”.                                                                                                                       Per Pignatone “insieme a norme di diritto sostanziale, come l’aumento delle pene, bisogna pensare anche a norme processuali”.                                                                             Il procuratore di Roma ha fatto riferimento al ddl sulle musure cautelari in corso di esame, in fase avanzata, in Parlamento, specificando che “dobbiamo essere coerenti” perché “se da un lato si dice che non dobbiamo ricorrere a misure cautelari e dall’altro si alzano le pene tutte e due le cose non si possono ottenere”.

I doni di Renzi e Marino alla cupola

Il governo garantì 100 milioni a una società legata alla banda.                                                Dal sindaco uno stabile comunale a canone agevolato per Buzzi

 – Mer, 10/12/2014 – 21:46

 

Roma – Alla cupola capitolina tutti sembravano ansiosi di fare regali.                                     In particolare nel Pd.                                                                                                                   Due i cadeau più importanti giunti alla ghenga di Mafia Capitale, confezionati e infiocchettati da Matteo Renzi e da Ignazio Marino.

Scartiamo il primo pacco.                                                                                                                 E facciamolo all’Eur, quartiere metafisico a Roma Sud.                                                             Qui opera l’Eur Spa, potentissima azienda controllata per il 90 per cento dallo Stato per opera del ministero dell’Economia e delle Finanze e al 10 per cento dal Comune di Roma, che si occupa della gestione e della valorizzazione del patrimonio mobiliare e immobiliare di un quartiere talmente peculiare e pregiato da essere considerato quasi un’ enclave nella città.
Molto legati all’ente sono due personaggi per nulla secondari della maxi inchiesta che sta mettendo a ferro e fuoco la Capitale: Riccardo Mancini, arrestato perché sospettato di essere a libro paga del clan, e citato più volte nelle intercettazioni come il «ciccione».         E Carlo Pucci, anche lui finito in manette.                                                                           Mancini dell’Eur Spa è stato amministratore delegato e dominus a lungo, e durante il suo dominio del quartiere mussoliniano ha creato una serie di società tailormade come Aquadrome, che avrebbe dovuto far nascere un parco acquatico al posto del demolito velodromo olimpico, Eur Power e Marco Polo.
Mentre Pucci dell’Eur Spa è stato manager di medio taglio.                                                      E non è un caso che l’Eur fa da location a molti degli appuntamenti di «lavoro» intercettati dagli inquirenti.                                                                                                             Ma che c’entra Renzi?                                                                                                                     Lo racconta Beppe Grillo nel suo blog: «È interessante ricordare – scrive il comico genovese – che Matteo Renzi, con il decreto 66 (quello dei famosi quanto inutili 80 euro) anticipò liquidità a Eur Spa per 100 milioni di euro, prelevandoli peraltro dal fondo per il pagamento dei debiti della Pa verso le imprese.                                                                          Il travaso di fondi pubblici fu giustificato con la necessità di pagare imprese e fornitori di Eur Spa».                                                                                                                                            
Una scelta discutibile, a cui il M5S in sede di discussione parlamentare si oppose, «proponendo di pagare direttamente le piccole imprese creditrici e di sostituire i vertici della società Eur Spa che avevano creato un enorme buco di bilancio».                           Un’idea di semplice buon senso che «venne come di consueto cestinata senza tanti complimenti.
Il risultato è che grandi quantità di soldi pubblici sono stati messi a disposizione di personaggi come Pucci e Mancini, entrambi arrestati per essere il primo a libro paga e il secondo a disposizione della “banda di Roma”».                                                               Insomma, «il premier, che pontifica sugli sprechi pubblici delle Regioni (e intanto taglia indirettamente servizi vitali agli enti locali) è così disattento da garantire 100 milioni di euro a una società partecipata dal ministero dell’Economia in palese difficoltà finanziaria dovuta a una gestione del bilancio che con il senno di poi si può definire quanto meno sospetta».
Meditate, gente.E poi c’è il regalo di Marino.                                                                             Che da un lato fa il moralizzatore, quello con cui «gli affari sono finiti».                                     E dall’altro, meno di due mesi fa, ha firmato una delibera per la quale Salvatore Buzzi avrà stappato una bottiglia di champagne.
Il 24 ottobre quel documento stabilì di dare alla cooperativa «29 Giugno», presieduta da Buzzi, braccio operativo di Massimo Carminati, la concessione dello stabile comunale di via Pomona a Pietralata (1.000 metri quadri coperti più 2.500 scoperti) a un canone di 1.229,40 euro mensili invece che i 6.147 euro valutati come canone congruo dall’ufficio stime del Campidoglio.
Uno sconto di 4.917,60 euro mensili, pari a 59.011,20 annui, che corrisponde all’80 per cento della cifra totale.
Trattamento di favore motivato dalla «valenza sociale delle attività svolte dalla cooperativa in tema di inserimento nel mondo del lavoro di persone in difficoltà».
Una frase che fa sorridere amaramente, letta adesso.
Quei 1.229 euro sembrano scandalosamente pochi per tutti, tranne che per il vicesindaco Luigi Nieri di Sel, secondo cui il mini affitto è meglio del niente pagato dalla cooperativa di Buzzi negli anni precedenti.
Contenti loro.

Soldi sulla sinistra

Il re delle Coop sponsor delle serate di Dandini, Camusso & C.                                                E la Boldrini applaudiva in platea

 – Mar, 09/12/2014 – 17:26

E brave le femministe chic, sempre pronte a dare lezioni di morale e a puntare il ditino contro noi comuni mortali, a volte peccatori per caso, necessità o piacere.

Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati nella cupola affaristica romana

Succede che l’inchiesta sulla cloaca romana sta portando fatti nuovi, che vanno oltre la purtroppo banale corruzione di politici mezze tacche.                                                   L’ultima è che Salvatore Buzzi, già condannato per omicidio e già braccio destro del ministro del Lavoro Poletti, oggi capo delle Coop rosse e presunto cardine del sistema di corruzione capitolino, era uno dei finanziatori di uno spettacolo teatrale molto ma molto esclusivo.

A metterlo in piedi era stato il fior fiore delle signore dure e pure della sinistra bene: da Serena Dandini a Concita De Gregorio a Fiorenza Sarzanini (penna del Corriere della Sera specializzata nella pubblicazione di verbali getta fango sul malcapitato di turno).                 E non poteva mancare la regina di queste nobildonne, la presidentessa della Camera Laura Boldrini, seduta in prima fila ad applaudire le colleghe sul palco.

Se fossimo la Sarzanini, oggi ipotizzeremmo per lei, e per le altre, il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.                                                                                                 Ci limitiamo a ridere nel vedere la loro boria sgonfiarsi per cattive frequentazioni.           Che non costituiscono reato ma che rappresentano la vera novità di questa inchiesta.

Adesso capiamo un po’ meglio perché alcuni mondi hanno goduto di una immunità mediatica, politica e fino a oggi giudiziaria.                                                                     Relazioni e soldi hanno impedito di alzare il velo sul mondo delle Coop rosse, un impero finanziario cassaforte della sinistra.                                                                                     Relazioni e soldi, in questi anni, hanno fatto passare per razzista chiunque abbia avanzato dubbi sulla politica delle maglie larghe con gli immigrati (un affare milionario per le cooperative).

Il tentativo di Renzi di ridurre il caso a una questione di «tangenti all’amatriciana» è depistante.                                                                                                                                 Vero che le tangenti ci sono e che alcuni personaggi sono da romanzo criminale romano. Ma se gli spruzzi arrivano fino ai vestiti della Dandini e della Boldrini, se le Coop sono rosse sì, ma di vergogna, se gli immigrati sono considerati dalla sinistra un valore economico e non umano, allora vuole dire che, ladri o non ladri, per tutti questi anni tutti questi signori ci hanno preso per i fondelli.

E per questo andrebbero processati da un tribunale della storia.

 

Mafia Capitale, spunta il nuovo libro nero delle tangenti

Spunta un nuovo elenco di tangenti e di nomi: ecco la contabilità occulta delle numerose strutture controllate dal clan. Spunta pure il nome della Finocchiaro

 – Mer, 10/12/2014 – 19:14

 

Un nuovo “libro nero”, un nuovo elenco di tangenti e di nomi.
Quello scovato a casa di un collaboratore di Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative rosse che a Roma gestiva il business dei centri di accoglienza per gli immigrati, dei campi rom e dello smaltimento dei rifiuti, potrebbe essere una nuova breccia nella fittissima rete di politici e funzionari pubblici “libro paga” della cooperativa “29 Giugno.

 

 I rapporti con la politica

Buzzi gestiva gli affari (sporchi) della cooperativa con l’ex estremista dei Nar Massimo Carminati.                                                                                                                             Secondo i magistrati, sono loro due la punta dell’iceberg di una organizzazione che è stata capace di infiltrarsi in Campidoglio e in altre istituzioni.                                                           Da qui l’importanza di arrivare fino al governo.

L’occasione più ghiotta è stata, appunto, la cena organizzata da Matteo Renzi per far fare cassa al Partito democratico.

“Visto che non esiste più il finanziamento pubblico, la cooperativa s’è sentita in dovere di intervenire in favore del partito – ha spiegato Claudio Bolla, braccio destro di Buzzi, in una intervista al Fatto Quotidiano – si va lì per cercare contatti, relazioni, mica per la politica”.

In quell’occasione Carminati non si era fatto vedere, ma dal 2012 bazzicava la coop “29 Giugno” piuttosto di frequente.                                                                                                        “È un socio lavoratore”, avrebbe spiegato proprio Buzzi a Bolla.                                           Carminati segnalava i costruttori, i fornitori e le case e i palazzi da affittare per investire nel settore dell’accoglienza

Per oliare questo sistema, però, c’è stato sempre bisogno dell’aggancio politico.                       A tutti i livelli.

Il nuovo libro nero delle tangenti

Secondo fonti investigative sentite da Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera, il nuovo “libro nero” trovato a casa di un collaboratore di Buzzi conterrebbe “annotazioni sulla contabilità occulta delle numerose strutture controllate dal gruppo”.

Il sistema sarebbe, quindi, lo stesso emerso dall’analisi dell’altro “libro nero”, quello sequestrato alla segretaria di Buzzi Nadia Cerriti che riportava meticolosamente i soldi versati a fianco dell’iniziale del nome di chi se li era intascati.

“La retribuzione sia di alcuni esponenti delle strutture politico-amministrative interessate sia dei membri del sodalizio – spiegano i magistrati – era possibile grazie all’emissione di fatture per operazioni inesistenti che, a seconda delle società emittenti, determinava diversificate modalità di remunerazione, puntualmente annotate in un cosiddetto ‘libro nero'”.

Come spiegano gli stessi inquirenti che stanno lavorando alle indagini“le società riconducibili a soggetti esterni al sodalizio, a fronte dei pagamenti ricevuti, retrocedevano all’organizzazione criminale denaro contante per la creazione di fondi extracontabili, necessari al pagamento dei politici, degli amministratori pubblici, dei dirigenti amministrativi e dei membri del sodalizio”.

Attraverso transazioni infragruppo, spiegano ancora i magistrati, le società direttamente controllate dall’organizzazione criminale, gestite anche con l’utilizzo di prestanomi, riuscivano a “canalizzare le quote illecite verso gli stessi membri ed a soddisfare le esigenze di reimpiego dei capitali illecitamente acquisiti”.

Spunta il nome della Finocchiaro

Il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, ha ricevuto questa mattina il sindaco Ignazio Marino.                                                                                                               Nel corso del breve incontro, Marino ha consegnato alcuni documenti ritenuti utili alle indagini su “Mafia Capitale”.

Intanto l’indagine dei carabinieri del Ros punta a sbrogliare tutti gli intrecci contenuti in migliaia di pagine processuali.                                                                                                     Più vanno a fondo, più emergono i tentativi del clan di mettere le mani su appalti nel settore dell’immigrazione.

La punta di diamante di questo giro è sempre stato l’ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni, Luca Odevaine, ora membro della commissione del Viminale che si occupava proprio della gestione dei flussi migratori.                                                                           Proprio secondo Odevaine, tra i politici “agganciati” da Buzzi ci sarebbe anche il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro.                 Che, però, smentisce e minaccia querele.

Il nome della Finocchiaro spunta fuori nella trattativa per infiltrarsi nel Cara di Mineo.        “La Finocchiaro – ha detto Buzzi a Carmelo Parabita in un’intercettazione del 16 giugno – gli ha detto ‘lascia perdere quella gara è già stata assegnata'”.

Così evitavano gli accertamenti fiscali

Per evitare che il Fisco mettesse naso nei propri affari, Buzzi poteva contare su una rete ben rodata. In questo modo è riuscito a lungo a tenere la coop “29 Giugno” lontana dagli accertamenti fiscali.

Quando però il 12 novembre del 2013 cade nelle grinfie del Fisco, Buzzi si rivolge al generale in pensione Emilio Spaziante. 

“So andati a parlà co Spaziante, col generale – spiega Buzzi a Carminati in una intercettazione – che l’ha mandato sto ragazzo a incontra’ con un maresciallo e gli ha fatto un sacco de resistenza e lui gli ha detto solo du’ segnalazioni… due firmate…. però non gli ha voluto da’ e cose firmate”

Le coop emiliane al servizio di Buzzi: il business degli spazzini

La “Terra di mezzo” ha confini ben più estesi di quelli capitolini e si estende fino alla rossa Emilia

 – Mer, 10/12/2014 – 14:19

Com’era prevedibile, Mafia Capitalenon ha a che fare solamente con Roma. È una rete più estesa di affari e di favori.

Un vero e proprio sistema elaborato e appreso sì nell’Urbe, ma esportato ovunque fosse possibile.                                                                                                                               Soprattutto là dove il sistema delle coop è più influente, il che equivale a dire:                  Emilia-Romagna. Regione rossa per eccellenza.

La coop è lo strumento migliore “non per avere un regime fiscale di favore ma per far lavorare i lavoratori“, come scrive Libero.                                                                                   Del resto, lo aveva già ammesso proprio Massimo Carminati: “Per far lavorare la gente, se tu per dire, sei una cooperativa che c’ha un bilancio a cui  a fine anno c’hai 10 milioni ti dicono senti tu con questi 10 milioni devi implementare il lavoro perché quello che serve, capito, tanto è vero che loro c’hanno, non lo so, 1100 dipendenti, non so quanto cazzo…loro poi gli danno 16 mensilità a questi, cioè è tutto finalizzato, capito, questo fa parte, pensa come una coperativa di ex detenuti“.

La cooperativa 29 luglio, quella gestita da Salvatore Buzzi, faceva soldi a palate con le coop rosse, “infatti ogni tanto prendono e partono tutti per andare a Bologna“.

Come rileva Libero, la coop di Buzzi “ha tra le controllate il Consorzio Formula Ambiente. Questa con 80 milioni di fatturato e 650 dipendenti ha sede a Cesena e riunisce altre 23 coop, 20 delle quali a carattere sociale.                                                                                             Buzzi ne è stato il fondatore insieme a Formula Servizi di Forlì e fino al 2012 presidente, essendone socio al 49%”.

Ma i soldi veri Buzzi li faceva con il Consorzio Nazionale Servizi (Cns), “uno dei principali assi della cooperazione italiana“.                                                                                              Come scrive Libero, “Cns con Manutencoop sempre di Bologna, associata al consorzio se non principale socia, un anno e mezzo fa si vide aggiudicare dalla Consip, la centrale acquisti per la Pubblica amministrazione controllata dal Ministero del Tesoro, il mega-appalto da 1 miliardo di euro per la pulizia delle scuole italiane: su 9 lotti, 6 vennero aggiudicati alle cooperative rosse, il 65,5% del valore complessivo“.                                                                                           E proprio il Cns è finito nell’indagine di Mafia  Capitale “per la gara da 21,45 milioni di euro bandita dalla municipalizzata Ama“.

Come rivelato da Libero, l’elenco delle coop affiliate a Buzzi è lunghissimo: C.I.C.L.A.T. Trasporti, Formula Servizi, CILS, Co.For.Pol., CCILS, CSIPM e Gulliver.                               Tutte comprese tra Ravenna, Cesena e Forlì e tutte facenti parte del consorzio Formula Ambiente, che “spazza le strade di Forlì, Bologna, Ravenna, Cesenatico, di parte della Romagna e dell’Emilia.                                                                                                                   Un lavoro che frutta 73 milioni di euro all’anno.                                                                           Ma spazza anche altrove: al cimitero del Verano a Roma; sulle sponde del Tevere; il Parco Naturale del Gran Sasso“.                                                                                                           Così, a suon di spazzini e coop, si arricchivano i signori della “Terra di mezzo”.

Spuntano i big nelle carte: Alfano, D’Alema e Fassina

Il dirigente dell’Eur Spa Pucci e il commercialista Lausi fanno pressioni sul ministro, l’ex premier e l’ex viceministro per un misterioso affare legato alla Nuvola di Fuksas
  – Mer, 10/12/2014 – 14:53

Da una Nuvola spuntano i big politici. Massimo D’Alema, Stefano Fassina, Angelino Alfano. E pure Marco Di Stefano, il deputato del Partito democratico autosospeso dopo che la procura l’ha accusato, in un’altra inchiesta, di aver preso una tangente da 1,8 milioni di euro dai costruttori romani Pulcini.

 Evocati, tutti insieme, in un’unica intercettazione di un anno fa, che il Ros riporta a proposito dei rapporti tra l’ex direttore marketing dell’Eur Spa Carlo Pucci e un commercialista, il consigliere della Marco Polo Spa (già nel consiglio di amministrazione dell’Ente Eur) Luigi Lausi. Quest’ultimo è considerato dagli inquirenti come il facilitatore dei pagamenti verso le coop di Buzzi per le commesse ottenute nel quartiere romano sorto per l’Esposizione universale.

È il 6 dicembre del 2013 quando Pucci, braccio destro dell’ex presidente dell’Eur Mancini, chiama Lausi e gli passa il direttore internal auditing dell’Eur, Loretta Allegrini, «la quale lo informava d’aver partecipato alla riunione con i massimi vertici» dell’Ente, tra i quali il presidente Pierluigi Borghini, l’amministratore delegato Gianluca Lo Presti, il responsabile direzione Asset e property Massimo Piergallini. La Allegrini spiega che quest’ultimo «aveva criticato l’operato professionale di Lausi sulla questione della Nuvola», il nuovo centro congressi dell’Eur progettato dall’archistar Massimiliano Fuksas, opera i cui tempi e costi si sono via via dilatati negli anni, sfociando in un’indagine della Corte dei Conti.

Quando Lausi viene a sapere d’essere stato messo in discussione, sbotta. «La mela marcia è Francesco Parlato», attacca. Parlato è il responsabile della direzione generale Finanza e Privatizzazioni del Mef, azionista di Eur per il 90 per cento (l’altro 10 è di Roma Capitale). «Lui – prosegue Lausi – è l’artefice, l’ideatore, il suggeritore, quello che non ha fatto capire un cazzo a Fassina, il deus ex machina insieme a Di Stefano di questa operazione». Di quale operazione – che farebbe capo al parlamentare indagato Di Stefano e al dirigente del ministero di cui Fassina era sottosegretario – si parli, non è dato sapere. Ma Lausi è un fiume in piena. «Bisogna cacciare Parlato – ringhia con l’Allegrini -. Parlato è il colpevole numero uno di questa situazione, la mia relazione è stata data a Parlato due anni fa. Che parlasse col Senatore, ok? Perché questa relazione ce l’ha anche il Senatore, la cosa è nota da due anni. Loro mi ammazzano perché io ho detto due anni fa quello che sarebbe accaduto. Chiaro? Questo è». Poi Lausi aggiunge: «Tieni presente che questa cosa Alfano già la sa». Pochi minuti e Pucci richiama Lausi per continuare il discorso. «Lui – gli spiega il commercialista (che Buzzi e soci chiamano «il nanetto») riferito a Piergallini di Eur Spa – sta facendo una questione di principio, con 396 milioni di debito che oggi avete sul collo. È una situazione insostenibile. È Parlato – ribadisce Lausi – che deve saltare, ha ragione il senatore Esposito (presumibilmente Giuseppe Esposito di Ncd, ndr), ci ho parlato stamattina, stavo là con lui, Alfano già sa tutto, è quello che deve salta’, mo’ vado da D’Alema, mi faccio porta’ da Di Cani, prossima settimana che tanto viene a Roma, è il mio avvocato, amici d’infanzia, mo’ ce faccio un piatto che la metà basta». L’«operazione», evidentemente opaca, che Lausi vuol portare a conoscenza pure di D’Alema e Fassina e che Alfano già conosce, potrebbe riguardare l’albergo in costruzione con la Nuvola. Fa propendere per questa ipotesi una telefonata tra gli stessi interlocutori, quattro giorni dopo. Lausi chiede a Pucci «se vi fossero novità, verosimilmente all’Eur Spa», e Pucci replica: «Caos totale». I due si vedranno l’indomani, e il tema dell’incontro lo spiega l’ex braccio destro di Mancini: «Sì, sì, no, d’albergo te voglio dì… dà i vantaggi… so’ venuti da me, capito? Gli ho detto d’aspettare gennaio».

La controversa e travagliata opera dell’archistar, insomma, trascina negli atti dell’inchiesta altri big politici. E non è l’unico passaggio delle carte che ha al centro la «Nuvola». Del centro congressi vuol parlare, con Carminati, l’ex direttore commerciale e responsabile commesse all’estero di Finmeccanica Paolo Pozzessere, che va a trovare il «cecato» sei mesi prima, a giugno 2013, nel benzinaio-quartier generale di Corso Francia. Chiedendogli notizie per conto di una sua amica giornalista di eventuali «impicci» intorno al cantiere del centro congressi di Fuksas, per la cronista al centro di un’indagine. Pozzessere chiede: «M’ha detto “ma secondo te, Massimo…” (…)“a parte che non lo sa… secondo me non ti dice niente”…io ti credo». Carminati minimizza ma sembra interessato dal risvolto giudiziario: «E che cosa c’ho da sape’ sulla nuvola io? Cioè poi l’indagine… c’è l’indagine sulla nuvola, ah?». L’amico conferma: «Se l’ha detto è così, perché ricordati che la manda… quell’altro». C: «La nuvola, la nuvola (…) Sì, ma i soldi, i soldi non li ha cacciati il Comune, li ha cacciati il Tesoro. Praticamente mancano, mi sembra, oltre 100 milioni per finirla». P: «Io non so manco che cos’è sta nuvola, ma che roba è?». C: «È il centro congressi che stanno facendo all’Eur, tra l’altro molto bello, però, voglio di’…». Pozzessere quindi chiede se «Riccardo», ossia Mancini, «sa». Carminati è dubbioso: «Non lo so… noooo, non credo! non so se c’è magagna lì, lo sai? Inc.. lì hanno fatto carte false per la gara». Carminati dice che lui non c’entra, che non gliene può «frega’ de meno», ma poi sembra ricordare qualcosa: «certo la Nuvola è un impero… però aspetta, aspetta lì c’era stato… lì c’era stato un inghippo, ce stanno questi, eh?». Pozzessere parla di «grandi appoggi» e poi chiede: «Il senatore non l’hai visto?». «Sì – chiude Carminati – ma lì hanno fatto carne di… poi lui si è estromesso». Della Nuvola parlano poi il ras delle coop romane Salvatore Buzzi e la moglie. Buzzi, alla donna che gli chiede il perché dei ritardi nei pagamenti da parte dell’Eur Spa, replica che «stavano pagando La Condotte d’acqua (committente dell’opera) e la Nuvola di

 

Il segreto delle primarie Pd: dammi questo voto, zingara

Dopo i cinesi, ecco anche i rom democratici. I ras rossi vanno a bussare pure negli accampamenti della desolata periferia romana

 – Mer, 10/12/2014 – 08:11

È l’avvilente colonna sonora delle primarie Pd: dammi questo voto, zingara. Dopo i cinesi, ecco anche i rom democratici.

Una rom vota per le primarie del Pd

Il partito di Renzi non si fa mancare nulla e i ras rossi vanno a bussare pure negli accampamenti della desolata periferia romana. La foto dell’aprile 2013 è un sigillo sul sacco capitale, ma l’anno scorso questo era solo un sospetto. Ora l’inchiesta sulla Mafia romana illumina l’intreccio tra partito e coop: la farsa era organizzata. Vizi antichi per il solito scambio di favori. L’eterna ricetta del vecchio Pci che cambia nome per non cambiare niente.

 

E Marino scrisse ai pm: dovete lasciare stare gli abusivi delle case

Le pressioni del sindaco su tre immobili “okkupati” da un centinaio di famiglie senza fissa dimora. Il clan voleva mettere le mani sulla movida e sul business dello smaltimento del vetro gettato a Campo de’ Fiori

  – Mer, 10/12/2014 – 09:03

Le cooperative, da mezzo di riscatto sociale delle classi più umili a strumento per vincere appalti. Dalle intercettazioni emerge un pattern poco virtuoso che riguarda il mondo della cooperazione. Uno dei (pochi) tentativi della cricca di mettere le mani su affari del comune andati male riguarda il business della gestione della vigilanza e della sicurezza nel Centro storico nel 2012, anno di disordini nella zona di Campo dei Fiori.

Nel dettaglio, il gruppo Carminati voleva gestire l’esecuzione di un accordo tra l’amministrazione capitolina e i commercianti del centro per l’impiego di steward nei locali che vendono alcolici per raccogliere le bottiglie di vetro. Per farlo un uomo della rete, Angelo Spreafico, istruttore di arti marziali con un passato nell’estrema destra contatta un esponente di un sindacato di buttafuori. E quest’ultimo spiega all’interlocutore che «dopo la costituzione della cooperativa bisogna aspettà un mese prima di iniziare a lavorare». Al che Spreafico, che ha fretta di battere la concorrenza replica «troviamo una cooperativa già pronta e intanto lavoramo con quella». E ancora: «m’ha detto coso che c’aveva no con.. c’aveva 18 cooperative, lì 10 cooperative, ne famo appoggià una nel frattempo che non è pronta quell’altra». Siccome le cose non vanno come sperato, non mancano le minacce (un interlocutore non identificato di Spreafico, Massimo, dice che è giusto «sentirsi autorizzato a fare qualsiasi azione») da parte di chi voleva amministrare l’ordine e il decoro in centro. Dalle intercettazioni emergono pressioni nei confronti di Giorgio Ciardi, delegato alla sicurezza del Comune e lo scontro, come hanno annotato gli investigatori, che nel 2012 «portò il Comune ad emanare e ritirare alcune ordinanze come quella sull’antivetro, osteggiata dai commercianti che gestiscono la fornitura di alcolici – tra i diversi interessi economici in gioco».

In una intercettazione il delegato del sindaco dice a Spreafico: «stai tranquillo» e l’affiliato al clan chiosa «ok aspettiamo, io quando è..sono pronto con i ragazzi». La strategia però non porta i frutti sperati e Spreafico, sempre in base ad una intercettazione del 9 novembre 2012, lamenta che le risorse, 300mila euro del comune e 73mila euro dei commercianti, andranno all’associazione «Riprendiamoci la Notte» per impiegare, conclude Spreafico, «tre persone con i fratini a raccogliere la spazzatura e tre ragazze che distribuiscono i volantini invitando la gente a non eccedere con l’alcol». Non è chiaro cosa avrebbero fatto loro.

LOTTA PER LA CASA

Indagando sugli appalti «truccati» vinti dalle Coop che fanno riferimento a Salvatore Buzzi e, indirettamente, a Massimo Carminati i magistrati della Procura di Roma si imbattono in un’altra associazione criminale, il «Comitato popolare di lotta per la casa». Si tratta di un’organizzazione di estrema sinistra che occupa abusivamente gli edifici della Capitale in nome di un presunto diritto alla casa e che si è resa protagonista di azioni eclatanti come l’occupazione della Basilica di Santa Maria Maggiore. In realtà, questi happening erano solo uno strumento di ricatto nei confronti dell’amministrazione, messo in atto tanto con la giunta Alemanno (occupazione dell’ex clinica San Giorgio nei pressi dell’abitazione del politico, ndr ) quanto con quella Marino che, però, si mostra ancora più «sensibile», anche per motivi di contiguità politica. Una storia che vale la pena di raccontare.

 

 

 

E’ MAI POSSIBILE CHE SIA VERO ???…..

E’ MAI POSSIBILE CHE SIA VERO ???…..

https://www.youtube.com/watch?v=VxQTd2jtSMQ
 QUESTA SERIE DI ARTICOLI SONO RICONDUCIBILI AI FAMOSI MICROCHIP DELLA MOTOROLA, DALLE DIMENSIONI DI MEZZO CHICCO DI RISO CHE, SECONDO NICHOLAS ROCKFELLER  (FIGLIO DI DAVID!), I POTERI FORTI AVREBBERO PREDISPOSTO PER ESSERE IMPIANTATI NELLA MANO SINISTRA, O IMMEDIATAMENTE SOTTO LA CUTE DI OGNI CITTADINO DEL MONDOInformati, Italia

giovedì 4 dicembre 2014

Mafia Capitale: i retroscena che i media NON DIRANNO MAI!

Leggi anche: 

Mafia capitale: la Gabanelli ne aveva parlato un anno fa, volevano denunciarla!

misteriroma

Quando vengono alla luce organizzazioni criminali così estese e ben agganciate alle istituzioni, capaci di fare affari per decenni indisturbati, molto probabilmente significa che c’è stato un cambiamento di equilibri di potere.                                                                                         Anche perché – come abbiamo evidenziato in questo articolo scoprire le turbative d’asta e gli appalti o forniture gonfiate è più facile di quanto si pensi.                                                           Sempre se c’è qualcuno che esercita un controllo, una supervisione.                                           Ci vorrebbe la maggiore trasparenza possibile, con facile accessibilità agli atti, in modo da consentire anche ai cittadini e alle associazioni interessate di verificare gli appalti, e sopratutto ci vuole assolutamente una commissione / autority permanente, poiché la mole di lavoro è elevata, e gli inquirenti non possono materialmente controllare tutto.                           Se anche fosse istituita una commissione di controllo e questa ci costasse anche 50, 60 milioni di euro all’anno (per assumere molti “controllori” che passino al setaccio gli appalti, e non per i maxi stipendi di chi ne fa parte) sarebbe assolutamente conveniente, perché a livello globale – appalti e forniture per i comuni, per le società controllate, per gli enti locali e per lo Stato, si parla di un giro di soldi nell’ordine delle centinaia di miliardi di euro!

Di seguito vi proponiamo alcuni articoli di “Coscienze in rete” sulla vicenda di “Mafia Capitale” e sugli equilibri di potere che propongono un’analisi alternativa dei fatti, ricomponendo il puzzle degli equilibri di potere di cui i media non parlano.                                                             Le grandi inchieste, spesso non partono a caso, così come non partì a caso “mani pulite”…

L’autore degli articoli, Fausto Carotenuto, autore tra gli altri del libro “Il mistero della situazione internazionale”  è una voce autorevole, esperto di politica e strategie mondiali, con una vasta e diretta esperienza governativa per conto di organizzazioni internazionali. 
La lettura di questi articoli è essenziale per capire a fondo le cose.

Staff nocensura.com
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Arresti a Roma: Bene! Ma perché proprio ora e prima no?

Di Fausto Carotenuto – coscienzeinrete.net
Decine di arresti a Roma.
Un circuito nero intorno all’ex sindaco Alemanno e ad ex terroristi.
Improvvisamente la magistratura romana scopre che Roma era governata dal malaffare.
E arresta i principali esponenti della manovalanza fascista che è servita a fare il terrorismo nero per conto della CIA, la banda della Magliana al servizio della P2 e della corrente nera vaticana, a fare da massa di manovra per la corrente andreottiana della DC, e quindi a gestire Roma anche politicamente con il sindaco Alemanno e con pezzi di PD.
“Improvvisamente” si scopre questa orribile rete di malaffare, quando invece fino ad ora la procura romana, quella che veniva definita “il porto delle nebbie”… non aveva mai scoperto niente.
Anche di fronte all’evidenza dei fatti.
Proteggendo questo sistema per decenni.
Carminati

Il fascista Carminati, ora arrestato, delinquente della banda della Magliana e dei NAR… se la cavava sempre,  anche insieme ad Andreotti come nel caso dell’omicidio Pecorelli.          Per il quale era stato condannato in primo grado come killer.                                                   Ad Andreotti ci pensa ormai la giustizia divina… ma a Carminati e compagnia non ci aveva pensato nessuno fino ad ora… se non per dar loro una mano.

Decenni di protezione da parte dei servizi segreti e di pezzi di Vaticano, di appartenenza ad ordini templarmassonici deviati e di sostanziale impunità, in quanto sostegno di un certo potere politico, finanziario ed ecclesiastico.
Ancora qualche settimana fa capaci di organizzare in Campidoglio gazzarre come quella contro il Sindaco Marino per una stupida questione di permessi ztl e multe, mentre loro continuavano col malaffare a succhiare miliardi al popolo romano.
Forse non si erano ancora resi conto che l’aria era cambiata.
Al tempo di tangentopoli nessuno li toccò: allora Di Pietro e gli altri giudici vennero indirizzati a colpire soprattutto Milano, i craxiani ed alcuni specifici pezzi di DC, lasciando intatto il malaffare romano. Perché? Perché i poteri di manipolazione internazionali avevano deciso che P2, Opus Dei e IOR, protetti dalla cupola del papato di allora, dovevano dominare la scena romana e nazionale per un determinato periodo:  la stagione berlusconiana e woitiliana.
Ma ora quel tipo di controllo della capitale e del Paese è fuori tempo. Era una modalità feudale di controllo del territorio, affidata ad un coacervo di poteri religiosi, criminali e politici locali ai quali veniva affidata la gestione di una città o di una regione.
Ora, con il predominio europeo, americano e vaticano della corrente gesuito-massonica la musica è totalmente cambiata
.
monti
Adesso la tendenza è a debellare le cricche locali in tutta Italia (vedi gli scandali regionali a ripetizione ovunque) per cambiare modalità di controllo del territorio da parte degli stessi grandi poteri di manipolazione.
Per passare alla fase europeista premondialista di gestione del potere, occorre fare in modo che i politici dipendano dal centro, dai vertici del sistema oscuro.
Non siano più dei ras locali che derivano la loro forza dal mettere a disposizione dei poteri oscuri centrali la forza affaristica, finanziaria, elettorale e criminale che deriva dalla gestione del potere territoriale.
Questa modalità viene ora abbandonata e combattuta dai poteri oscuri perchè rende più difficile e forse impossibile la tendenza a formare un forte stato centrale europeo, premessa di quello mondiale.
In qualche modo gli interessi locali, anche se criminali, fanno da ostacolo alla cessione di sovranità.
Il potere locale, nella nuova visione gesuito-massonica, va stroncato per fare posto ai funzionari dell’impero centrale: gente “morigerata” che prende ordini dall’alto.
Che per fare questo è ben pagata, ma non ha bisogno di razzolare nel malaffare locale.
Ed è per questo che le grandi protezioni del sistema criminal-fascista romano sono cessate: papato, interessi americani, governo italiano e governo europeo sono ora tutti nelle mani dei mondialisti gesuito-massonici.
Prima la cupola romana veniva sostenuta e usata da governi, papi e cardinali, servizi segreti italiani, americani, israeliani, inglesi, francesi… che erano strumenti della vecchia modalità “feudale”.
Ora gli stessi poteri hanno cambiato strategia… e noi in tante regioni ci liberiamo progressivamente dei vecchi cancri locali politico-criminali.
Questo uno dei vantaggi della lotta tra piramidi oscure di potere: ogni tanto lottando tra loro ci fanno un favore.
Ma non illudiamoci: non lo fanno per noi..
La fine di questa orrida cupola romana è dovuta a fini di potere, come prima lo era il suo mantenimento.
Ma è anche vero che noi forse respireremo un po’ meglio camminando per le strade di Roma…
E pensando ad un passato fatto di tante vittime di questi criminali, al malaffare, al sacco edilizio, ai clerici corrotti, alle infamità dei servizi deviati, alla magistratura ed alle forze dell’ordine colluse, ai tanti delitti irrisolti…
Potremo inviare un sorriso di speranza alla memoria di Pecorelli, di Moro, di Emanuela Orlandi… e di tante altre vittime di questo sporco gruppo di criminali al soldo dei poteri anticoscienza.
Ora dovremo abituarci alle nuove modalità operative di questi poteri.
Se possibile, per svelare le loro più forti ma meno evidenti manovre contro di noi, avremo bisogno di una coscienza ancora più sveglia.
Più facile vedere il male che ci fanno i delinquenti evidenti, di quello che ci fanno e ci faranno i delinquenti morigerati e apparentemente non corrotti.
Ma quello che conta per noi è la nostra azione quotidiana per migliorare la vita intorno a noi, compiendo noi le azioni necessarie ad elevare il clima morale degli ambienti nei quali viviamo.
La lotta tra piramidi oscure per il potere continuerà cambiando continuamente modalità, ma non aspettiamoci da loro la crescita delle coscienze e della società.
Per noi rimane un’unica via: la ricerca del Bene nostro e di tutti contemporaneamente a partire dai pensieri, dai sentimenti e dalle azioni di ognuno di noi.

Fonte: coscienzeinrete.net

Arresti a Roma: nessuno osa parlare del grande Convitato di Pietra

Di Fausto Carotenuto – coscienzeinrete.net

Per quanto abbiamo cercato sui media… non ne abbiamo trovato alcuna traccia.
Eppure dietro al megascandalo romano c’è l’ombra di un potere, fortissimo a Roma – il più forte – del quale nessuno si azzarda a parlare: il Vaticano, da sempre decisivo in tutta quella che è la politica romana.
C’entra qualcosa?
Come mai nessuno ne parla… nessuno fa alcuna connessione con gli arrestati o con il sistema di malaffare?
Eppure riguarda un qualcosa, come gli appalti per l’immigrazione, i nomadi, ecc… nei quali le grandi organizzazioni guidate dal Vaticano sono coinvolte in modo massiccio.
E come si fa a dimenticare che l’ambiente dal quale viene il “sistema” Carminati è un ambiente per decenni alimentato, usato e protetto dalla CIA, dalla P2, ed in particolare da Andreotti e i suoi, come Vitalone ecc.. e che Andreotti doveva tutto il suo potere al fatto di essere un uomo di una certa importante corrente vaticana.
Il suo gran protettore, il cardinal Angelini, lo ha raggiunto nell’aldilà da pochi giorni.
Quel potentissimo chierico che per decenni è stato chiamato “Sua Sanità”, per l’influenza massiccia e decisiva in tutto quello che riguarda la sanità romana, italiana e non solo.
E lo stesso ambiente piduista, andreottiano e di Carminati, terrorismo nero, Banda della Magliana… era quello protetto da altissime sfere vaticane.
Al punto da funzionare anche come manovalanza per gente come quell’orribile personaggio di Mons. Marcinkus, a capo dello IOR, implicato nelle peggiori nefandezze di un certo periodo (Calvi , scandalo IOR, ecc…), premiato con una promozione vescovile dall’opusdeista Woitila.
Era l’ambiente di Renatino De Pedis, capo della Banda della Magliana sepolto “per alti meriti” in una chiesa importante dell’Opus Dei, con uno speciale permesso del Cardinal Vicario di Roma.
E a Roma non si poteva essere sindaci se non si era nelle grazie di questa correntona vaticana opusdeista clerical-politica connessa a questi strani circuiti della malavita.
Il sindaco era più un funzionario dello Stato italiano messo a disposizione del Papato, delle sue cerimonie, delle esigenze della capitale del cattolicesimo, che il sindaco dei cittadini romani.
Ed è chiaro che l’ambiente nel quale sono stati compiuti ora gli arresti era l’erede diretto, perfino con gli stessi nomi e gli stessi figuri, di quel milieu affaristico criminale che abbiamo identificato prima come connesso ad una importante corrente vaticana.
Senza l’appoggio e la copertura fondamentale di questa corrente non avrebbe potuto sussistere e continuare a trafficare.
Se questo gruppo è stato ora colpito in modo così massiccio e trasversale, vuol dire chiaramente che la protezione di quella corrente vaticana non funziona più.
Non funziona più da qualche tempo, visto che Carminati già da un anno temeva di essere arrestato.
E visto che il nuovo sindaco Marino, pur in buone relazioni con una parte della Chiesa, è apparso subito di segno diverso, cosiderando ad esempio le iniziative di matrimoni gay… e gli attacchi furiosi dei fascisti romani.
Marino è il segno del passaggio da un tipo di potere romano ad un altro.. dal potere opusdeista-piduista a quello gesuita-massonico.
La corrente, quest’ultima, opposta a quella precedente.
La corrente che, con gli scandali internazionali sulla pedofilia (vera) nelle alte sfere ecclesiastiche della corrente avversa, e con una serie di manovre e ricatti incrociati e scandali… è riuscita a conquistare la maggioranza nel conclave e ad avere la meglio sul gruppo conservatore che con Woitila, per decenni, aveva dominato Vaticano e politica in Italia.
Talmente vittorioso il gruppo gesuita-massonico mondialista, da avere ora in mano la guida politica e finanziaria dell’Italia, dell’Europa, degli Stati Uniti e… naturalmente del Papato.
Per la prima volta in 500 anni di vita del discusso ordine gesuita.
Dopo la serie di ricatti ed il vero e proprio colpo di Stato in Vaticano, con la rimozione di Ratzinger, ormai tutto era nella mani della corrente gesuita-massonica.
Dopo il colpo al vertice erano necessarie una serie di ripuliture nello stesso Vaticano, ai livelli regionali, nazionali, comunali… per togliere di mezzo le ultime resistenze e le ultime sacche di passato.
Ecco perché è crollato il sistema Carminati… perché il suoi protettori vaticani opusdeisti e piduisti non contavano più nulla.
Ora i nuovi rappresentanti del potere sono e saranno meno infangati con la criminalità comune, meno “brutti sporchi e cattivi” in apparenza.
Ma certamente più forti nel perseguire il disegno di formazione dello Stato prima Europeista e poi Mondialista, di standardizzazione delle coscienze e di controllo sempre più centralizzato della gente comune.
Naturalmente il Sindaco di Roma continuerà ad essere al servizio del Papa, gesuita questa volta…
Roma e l’Italia continueranno ad essere pesantemente influenzate dal Vaticano… ma in modo meno evidente e sfacciato.
Più nella sostanza che nella forma.
Teniamone conto… non ci facciamo addormentare dal finto buono che sta dilagando, ma intanto godiamoci la fine di un orrido sistema di potere.
Che ha imperversato per le strade di Roma e non solo per decenni rendendo l’aria irrespirabile.

Fonte: coscienzeinrete.net

Habemus Papam: i gesuiti al potere

Di Fausto Carotenuto – coscienzeinrete.net

Eletto Papa il gesuita Bergoglio.
La Compagnia di Gesù agguanta il Soglio di Pietro.
Ora i gesuiti hanno in mano praticamente quasi tutto.
Si completa un vero e proprio risiko del fronte gesuita-massonico a livello mondiale.
Sono dalla loro parte il nuovo Papa, Obama, Draghi della BCE, il Presidente europeo Van Rompuy, il presidente del Consiglio Italiano Monti, e tanti altri…
Nelle loro mani gran parte della finanza internazionale.
Centinaia di università e di centri di ricerca.
Il conclave è stato brevissimo.
Era già tutto deciso.
I gesuiti avevano già sostanzialmente distrutto le altre correnti durante il papato di Ratzinger.
Hanno dato per favorito all’inizio il cardinale Scola, rappresentante del fronte avverso opusdeista.
Ma era un gioco di specchi.
Ora quella parte è totalmente fuori gioco.
Già indebolita da scandali di tutti i tipi e dal caso vatileaks.
Nelle fasi finali del precedente conclave, i 40-50 voti che all’ultimo momento passarono da Bergoglio a Ratzinger, permisero a quest’ultimo di essere eletto, ma produssero un condizionamento fatale sul papato di Benedetto.
Fino al vero e proprio golpe.
Che noi abbiamo accuratamente seguito e interpretato.
Ora la curia vaticana verrà sconvolta.
Con la scusa del nuovo e di ripulirla dalla corruzione, un’ombra ancora più scura si allargherà, dittatoriale, sul Vaticano,
Fino ad ora gioco di correnti, entrambe corrotte…
Ma ora un esercito ben armato dai grandi poteri ha conquistato il Vaticano.
E non farà prigionieri.
Ne vedremo gli effetti anche sul quadro politico italiano, dove chi era vicino al vecchio circuito opusdeista, piduista, ciellino, ecc…, vedrà crollare le basi del proprio potere.
E quello che ha preso possesso della cattedra di Pietro questa sera non è un potere che vuole la crescita delle coscienze umane.
Ma che in altre forme, rinnovate, vuole comunque mantenere una Chiesa basata sul principio di autorità.
Lo farà cavalcando il nuovo, non più la conservazione.
E questo creerà grande confusione e tante illusioni.
Dietro alle quali ci sarà la regia ferrea di una incredibile alleanza di poteri spirituali,
finanziari, politici, uniti in un gruppo di potere mondialista compatto e formidabile.
La beffa è che chi rappresenta questo potere autoritario ha preso il nome di un Santo, Francesco che era proprio il contrario di tutto ciò.
Mala tempora currunt
Occorrerà una grande vigilanza delle coscienze in un’epoca di crescente manipolazione.
Ma perchè hanno fatto questa incredibile alleanza di potere?
Cosa li ha spinti?
Una emergenza molto grave per i poteri di manipolazione: la grande onda di crescita dele coscienze, che rischia di occupare i vecchi spazi del potere e di liberare parti crescenti dell’umanità.
Una emergenza alla quale rispondono accentrando, verticalizzando e concentrando il potere.
Come potremo ripondere a questo golpe planetario?
Semplice: continuando ad alimentare la crescita di coscienze libere.
Senza preoccuparsi, serenamente.
Il nero si arrocca perchè il bianco sta vincendo nelle coscienze umane.
Una volta c’era un Papa bianco, a San Pietro, ed un Papa Nero, il capo dei gesuiti.
Ora ce ne sono due dello stesso colore…
E il Bianco?
Ormai è solamente un problema nostro…

Fonte: coscienzeinrete.net

CIR DimissioniPapa

Golpe in Vaticano
Di Fausto Carotenuto – coscienzeinrete.net

Le dimissioni del Papa sono un fatto storico di una enorme importanza.

Un Papa è il garante di certi equilibri del potere imperiale-cattolico, un enorme potere mondiale.

Se si dimette è perché viene costretto.
E’ perché l’equilibrio che lui garantiva è crollato.
L’ultima volta è accaduto con Celestino Quinto, il Papa dei templari che voleva rivoluzionare la Chiesa portandola via da Roma e basandola nuovamente su un cristianesimo profondo.
Per passare da un cristianesimo corrotto e di potere – la “ecclesia carnalis” – ad un cristianesimo aperto, pieno di veri valori spirituali sul modello del Cristo: l’ “ecclesia spiritualis”.
La chiesa di potere operò su più livelli per difendersi – facendo ricorso a manovre politiche, assassinii e perfino alla magia nera – per bloccare Celestino Quinto.
E Il manovratore cardinal Caetani lo indusse alle dimissioni nel dicembre del 1296.
E poi, diventato Papa Bonifacio VIII, lo fece uccidere con un chiodo piantato nel cranio.
La fine di Celestino Quinto e la conseguente fine dei Templari qualche anno dopo,
mutarono profondamente la chiesa, facendola diventare solamente chiesa di potere e cancellando la gran parte delle correnti autenticamente spirituali.
E ora cosa succede?
Mai un Papa si è dimesso per motivi di salute.
Mai ce ne è stato bisogno.
Papa Giovanni Paolo II secondo era ridotto negli ultimi anni in condizioni ben peggiori di Benedetto XVI.
Ma ora una serie di operazioni su tutti i livelli – non solo materiali – è stata condotta per far compiere un ulteriore passo alla Chiesa in una direzione ancora più oscura di quella – sia pure non esaltante – degli ultimi secoli.  
Ne abbiamo visto lo scorso anno arrivare alla superficie qualcosa quando il gioco dei ricatti incrociati curiali è arrivato nelle stanze del Papa, fino al processo al maggiordomo.
Quel processo è stato chiuso tappando molte bocche… In cambio di cosa?
Quali ricatti hanno portato alla situazione attuale?
La Chiesa era ancora in parte un ostacolo al raggiungimento del superstato mondiale?
Un potere spirituale ancora più oscuro se ne vuole impossessare prima che il movimento del risveglio di coscienza travolga la Chiesa?
Uomini in nero si muovono astutamente nelle strade della capitale del cattolicesimo. Mentre un vortice di esseri oscuri ne avvolge il Cielo.

Fonte: coscienzeinrete.net

Tratto dahttp://www.nocensura.com/2014/12/mafia-capitale-i-retroscena-che-i-media_4.html

l’uomo di Zingaretti

Mafia Roma, l’uomo di Zingaretti a Gramazio indagato: ‘Rispettami alle urne

Il 20 febbraio 2013, a pochi giorni dal voto, Michele Baldi, capogruppo alla Regione Lazio nella lista del governatore e non indagato, chiese al consigliere di Forza Italia accusato di brogli elettorali: “Glie dici alla tua rete di scrutatori de rispettamme?”. Pochi giorni prima l’esponente del centrodestra era stato intercettato mentre parlava di “inserimenti” nelle urne

di Marco Pasciuti | 9 dicembre 2014

E’ il 20 febbraio 2013. “Glie dici alla tua rete di scrutatori derispettamme?”, domanda Michele Baldi, capogruppo della Lista Zingaretti alla Regione Lazio, non indagato.                                                                                                                                 “Cento per cento,stai tranquillo, certo che sì… “, risponde Luca Gramazio, consigliere di Forza Italia iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di associazione mafiosa.

L’intercettazione ha destato l’attenzione degli inquirenti che hanno svelato l’intreccio tra il potere romano e la Mafia Capitale perché, solo pochi giorni prima, lo stesso Gramazio aveva spiegato a un conoscente: “Finite le operazioni di voto i … le urne vanno in alcune … in alcune sedi (…) non si tratta della classica operazione di … di controllo delle schede … inc … quello c’abbiamo ancora il tempo per fa’ degli inserimenti“.                                            Dichiarazioni che fanno pensare agli inquirenti della Procura di Roma che Gramazio e la “cupola” volessero truccare l’esito del voto.

E’ il 2 febbraio 2013, mancano 22 giorni alle elezioni: il 24 e il 25 successivi si sarebbe votato per rinnovare il consiglio regionale del Lazio spazzato via dallo scandalo Fiorito.

Gramazio, candidato alla Pisana con l’allora Popolo delle Libertà, telefona a Simone Foglio, eletto poi nelle liste del Pdl nell’ VIII municipio di Roma ed estraneo all’inchiesta, e in attesa che questi risponda parla con una persona presente nella stanza: “Finite le operazioni di voto i … le urne vanno in alcune … in alcune sedi dove vengono .. .inc … nate, contate, tutto, non si tratta della classica operazione di … di controllo delle schede … inc … quello c’abbiamo ancora il tempo per fa’ degli inserimenti“.

La persona in attesa al telefono risponde, ma Gramazio, rivolto alla terza persona, aggiunge: “… ce provo, se stiamo in tempo la metto“.                                                                 Le parole di Gramazio sono prese sul serio al punto che i pm ipotizzano l’utilizzo per fini illeciti delle schede elettorali che normalmente vengono stampate in maggior numero rispetto al numero degli elettori e scrivono alla Prefettura per avere l’elenco delle tipografie romane incaricate dalla Zecca di Stato di stamparle.

La richiesta di Baldi emerge da una richiesta di decreto di intercettazione in via d’urgenza inoltrata il 23 febbraio dai carabinieri del Ros.                                                                             A un capo del telefono il 2o febbraio c’è il solito Gramazio, all’altro c’è Michele Baldi, capogruppo della lista Zingaretti in Regione, che non compare nella lista degli indagati.     “Oh, ma io mi aspettavo che tu mi mandassi un po’ de voti, visto che so’ stato ‘a fortuna tua – esordisce Baldi –  tu lo sai che io so stato a fortuna tua o no? … “.                                   In virtù di questo presunto credito, Baldi avanza la sua richiesta: “Io a te! non a papà (il senatore Domenico Gramazio, ndr), a te! … te posso chiedere un favore da … leale?”.  

Alla risposta affermativa di Gramazio (“certo che sì”) il capogruppo di Zingaretti continuava: “Glie dici alla tua rete di scrutatori de rispettamme?”.                         Inequivocabile la risposta dell’esponente Pdl: “Cento per cento, stai tranquillo, certo che sì “. Michele proseguiva: “ma, ehmmm … tu che sei un uomo d’onore … perché veramente so che invece le voci non … e quindi insomma ecco, se tu me fai rispettare te ne sono grato”.                                                                                                                                               E il futuro capogruppo di Forza Italia, eletto con oltre 18 mila voti, tornava ad assicurare: “Assolutamente sì“.

Una conversazione ritenuta importante dagli inquirenti, al punto da rubricarla sotto il titolo “Emergenze investigative” nella richiesta inoltrata alla Procura: “Dal momento che Luca Gramazio si sposterà in continuazione tra i seggi elettorali per seguire l’esito delle consultazioni elettorali, ed allo scopo pertanto di monitorarlo nei suoi movimenti e negli incontri che effettuerà nel corso delle operazioni di scrutinio, si richiede l’emissione di un decreto di intercettazione in via d’urgenza”.

Il cursus honorum di Baldi è un monumento alla trasversalità politica.                                   Così gli inquirenti lo descrivono nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere 37 persone: “Eletto nel consiglio regionale del Lazio il 26/02/2013, ha militato prima in Alleanza Nazionale, poi in Forza Italia, fondando la civica “Movimento per Roma”.

Approdato infine nel centrosinistra, primo nella lista che porta il nome di Zingaretti, eletto e capogruppo della stessa in consiglio regionale”.                                                             Nel frattempo si è anche presentato alle elezioni comunali nel 2008 con la lista “Per Roma Baldi sindaco” che conquistava lo 0,8% e alle Regionali del 2010 con la lista “Movimento per Roma e per il Lazio, presidente Baldi”.                                                                                      Una corsa segnata da un inconveniente: agli inizi di marzo circa 1.400 firme false, alcune anche corrispondenti a persone decedute, a sostegno della presentazione della lista elettorale collegata a Baldi vennero scoperte dalla Digos di Latina.                          Il capogruppo Pd compare anche in un altro capitolo dell’inchiesta su Mafia Capitale. Baldi viene tirato in ballo da Giovanni Quarzo, indagato per associazione mafiosa, che domanda a Fabrizio Testa se Baldi fosse in grado di “controllare” Cosimo Dinoi nel gruppo misto durante le manovre che portarono Quarzo a diventare presidente della Commissione Trasparenza del Comune di Roma.

Ora la posizione di Gramazio junior si aggrava: accusato di associazione di tipo mafioso, corruzione aggravata e illecito finanziamento, il consigliere regionale di FI compare anche nel capitolo che riguarda i reati “in materia elettorale al fine di incidere sul risultato delle elezioni”.                                                                                                                                           La memoria corre ad un fatto strano che accadde proprio nei giorni delle ultime Regionali, quando una nota urgente inviata dagli inquirenti al pm Paolo Ielo segnalava il pericolo che le schede regolarmente compilate dagli elettori venissero sostituite con altre evidentemente preconfezionate.                                                                                                     Il 24 febbraio gli scrutatori del seggio 608 di Roma si accorsero che mancava uno scatolone con 550 schede e chiesero che venissero sostituite.

di Marco Pasciuti | 9 dicembre 2014\

 

ITALIANI IN FUGA VERSO L’ESTERO!…

Mai così tanti italiani in fuga all’estero
E il Paese attrae meno immigrati

Connazionali emigrati nel 2013 sono 82 mila, il più alto numero degli ultimi dieci anni, in crescita del 20,7% rispetto al 2012.                                                                                      Sempre nel 2013 sono arrivati nel nostro Paese 307mila persone, 43mila in meno rispetto all’anno prima

Nonostante in molti pensino il contrario, l’Italia attrae sempre meno gli immigrati.

Nel 2013 gli arrivi dall’estero sono stati infatti 307 mila, 43 mila in meno rispetto all’anno precedente (-12,3%).

È quanto emerge dall’ultimo report dell’Istat sulle migrazioni internazionali e interne della popolazione residente.

Sebbene in calo rispetto agli anni precedenti, l’Italia rimane, tuttavia, meta di consistenti flussi migratori dall’estero.

La comunità straniera più rappresentata tra gli immigrati è quella rumena che conta 58 mila iscrizioni.

Seguono le comunità del Marocco (20 mila), della Cina (17 mila) e dell’Ucraina (13 mila).

 Italiani all’estero

In compenso aumentano gli italiani che emigrano all’estero.

Nel 2013 infatti «si contano 126 mila cancellazioni dalle anagrafi per l’estero, 20 mila in piu’ dell’anno precedente.

Il saldo migratorio netto con l’estero e’ pari a 182 mila unita’ nel 2013.

In forte diminuzione rispetto all’anno precedente (-25,7%), e’ anche il valore piu’ basso registrato dal 2007».

L’aumento delle emigrazioni e’ dovuto principalmente ai cittadini italiani, «le cui cancellazioni passano da 68 mila nel 2012 a 82 mila unita’ nel 2013 (+21%).

In aumento anche le cancellazioni di cittadini stranieri residenti, da 38 mila a 44 mila unita’ (+14%).

Le principali mete di destinazione per gli italiani sono il Regno Unito, la Germania, la Svizzera e la Francia.

Nel loro insieme questi paesi accolgono oltre la meta’ dei flussi in uscita».

SARA’ VERO?….

 

 

Passaparola: Il dopo Renzie si chiama Troika, Eugenio Benetazzo

Il Passaparola di Eugenio Benetazzo, economista indipendente e saggista economico

Blog: Una disoccupazione mai vista in Italia, Renzi continua a fare il “duro” verso la Merkel ma ha le braghe calate. Quali implicazioni?

Eugenio Benetazzo: Nonostante le rassicurazioni che riceviamo dal governo italiano con la compiacenza di grande parte dell’establishment giornalistico del nostro Paese il quadro macro economico dell’Italia continua a peggiorare su più fronti, soprattutto quello socio economico.                                                                                                                                        

È inutile negare che ormai il Paese è caratterizzato da una diaspora di imprenditori e laureati che abbandonano letteralmente il Paese alla ricerca di lidi considerati più confortanti che possono trasmettere maggiori aspettative per il futuro.

E il governo Renzi sembra destinato ad essere un governo cosiddetto di transizione, che servirà per portarci probabilmente al dolce commissariamento da parte della Troika, una volta che questo ultimo avrà terminato le operazioni di lifting politico necessario affinché le autorità sovranazionali possano intervenire e applicare quei modus operandi e quelle attività di ristrutturazione nazionale che abbiamo già visto per esempio negli altri Paesi dell’area periferica, in primis la Grecia.   

E proprio in questo ultimo infatti ci dovrebbe essere richiamato in causa, in quanto dal punto di vista socio economico il paese tra dieci anni si ritroverà ad avere un quadro che può essere tranquillamente configurato con una situazione ibrida tra un mix argentino e greco, quindi decisamente nefasto per le giovani generazioni che devono pianificare e programmare la propria vita.                                                                                                      

Sul piano finanziario invece i rischi di una cosiddetta patrimoniale sono sempre più oggettivi, ricordiamolo che ci sono fior di esponenti politici che lo hanno recentemente avanzato e anche proposto, quindi io non mi stupirei se da qui a 18 mesi, o anche prima, questo tipo di intervento venisse attuato per tamponare gli scoperti in termini di deficit a cui si ritroverà a vivere il paese già alla fine del primo semestre del 2015.                                

Purtroppo come ci rendiamo conto e abbiamo avuto modo anche di scrivere all’interno dell’ultimo saggio pubblicato, nel vero senso della parola parlare di “Crisi infinita“, già nel 2015 vengono avanzati e esposti una serie di interrogativi e punti di domanda volti a colpire la stabilità finanziaria del nostro paese e soprattutto la sua uscita dalla stagnazione e della recessione che ormai sono diventati insostenibili tanto per le piccole e medie imprese quanto per le famiglie.

Blog: In Europa sta crescendo il fronte No-Euro, come finirà? Quando finirà? Quali segnali annunceranno la fine dell’ Euro?

Eugenio Benetazzo: Con l’esito del rinnovo del Parlamento a maggio 2015 comprensibilmente le comunità finanziarie avevano ormai sdoganato il cosiddetto rischio in Eurozona, questo più che altro per il sensibile ridimensionamento in termine di consenso ottenuto da forze e movimenti che si definivano euro scettici o anti europeisti, al di là del risultato francese.      

In questo momento dopo una parentesi temporale, un limbo che è durato circa sei mesi, il rischio di peggioramento di innesco di ulteriori tensioni anti Euro sono apparse nuovamente all’orizzonte, tanto è vero che in questo momento gli analisti finanziari sono particolarmente in tensione, soprattutto a fronte della lentezza e della mancanza di interventi da parte delle autorità monetarie in Europa, che sembrano stare alla finestra e aspettino il momento in cui arrivi una nuova tensione finanziaria come quella dell’estate del 2011.

La problematica principale riguarda la divergenza in termini di politica monetaria tra Stati Uniti e Inghilterra a cui possiamo contrapporre l’Europa e il Giappone, che rappresentano le quattro grandi economie avanzate, che non si muovono più all’unisono. Quindi,probabilmente, per il primo trimestre del 2015 avremo un innalzamento dei livelli di tasso di interesse, prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti.

Sul piano della percezione del rischio, è ormai palese come fuori dall’Euro zona si attenda l’innesco della miccia da parte di un Paese debole della periferia che possa fare appello alle famose OMT cioè alle Outright Monetary Transaction, che rappresentano la rete di protezione finanziaria che hanno creato le autorità sovranazionali europee due anni fa per gestire le fasi di crisi di uno Stato in difficoltà e questo apre le porte al cosiddetto commissariamento da parte della Troika,

L’Italia è uno dei Paesi in pole position in termini di rischio di intervento, ovvero il fatto che le autorità non lasceranno fallire, però gli interventi di supporto e di garanzia si pagheranno sotto forma di rinunce o accettazioni di riforme cosiddette strutturali che, da solo un Paese non è in grado di attuare causa complessità politica interna.

Blog: Alcuni Paesi (Germania, Olanda) stanno rimpatriando le riserve auree, cosa sta succedendo in Europa? C’entra l’ Euro?

Eugenio Benetazzo: Alcuni Paesi recentemente hanno voluto dar istanza di rimpatrio delle proprie riserve auree sulla base di pressioni interne legate a partiti politici che ne hanno fatto un cavallo di battaglia.

Questo più che altro per ragioni legate a un significativo e comprensibile ridimensionamento di quelli che saranno gli anni che ci attendono nell’Eurozona.                      

Quindi in virtù di questo, il rafforzamento della struttura di patrimonio di una nazione, mettendo anche la propria disponibilità le riserve auree.                                             Ricordiamo, sempre per chi ci ascolta, che le banche centrali difficilmente rimpatriano fisicamente le loro disponibilità sotto forma di lingotti aurei, questo sia per ovvie ragioni di complessità e problematiche del trasporto in termini logistici e anche per operazioni di compensazione o arbitraggio che tendono a fare le banche centrali tra di loro durante il corso dell’anno a seconda di determinate operazioni di settlement, cioè di regolamentazione valutaria tra paesi con diverse valute.

Ricordiamo, per esempio, che l’Italia ha un determinato ammontare di riserve tenute negli Stati Uniti, la stessa cosa la Germania in Francia, la stessa il Giappone con il Brasile e così via discorrendo, la banca nazionale centrale di ogni Paese detiene un quantitativo di riserve sotto forma di custodia in paesi con cui intrattiene rapporti o scambi commerciali.

Intanto chi l’ha fatto è stata la Le Pen per cavalcare un certo discorso nazionalista, siamo francesi.                                                                                                                                     L’Euro per adesso non c’entra niente, anche perché il Paese che veramente si era mosso in misura credibile e che poteva in qualche modo andare anche a impattare sul prezzo del metallo giallo era la Svizzera, ma abbiamo visto che si è concluso con niente.               Passate parola!

PS: Il tuo contributo per il referendum sull’uscita dall’euro è importante:
– organizza il tuo banchetto e segnalalo su questa mappa (che sarà in continuo aggiornamento)
– scarica, stampa e diffondi i volantini informativi (1Motivi per uscire dall’euro 2.Domande Frequenti sull’euro)
fai conoscere a tutti i tuoi contatti questo nuovo sito sul referendumhttp://www.beppegrillo.it/fuoridalleuro