Archivio mensile:febbraio 2015

TOP SECRET

FISCO

Francia, ecco la lista degli italiani
sono 7000, sospettati di evasione

Il procuratore di Nizza ha consegnato a Parigi alla Guardia di Finanza i nomi dei correntisti presenti nei fogli sottratta dall’ex dipendente alla divisione svizzera di Hsbc

PARIGI – Il procuratore di Nizza, Eric de Montgolfier, ha consegnato a Parigi alla Guardia di Finanza italiana i nomi dei correntisti italiani sospettati di evasione fiscale presenti nella lista sottratta dall’ex dipendente Hervè Falciani alla divisione svizzera di Hsbc. A confermarlo all’agenzia Adnkronos è lo stesso magistrato francese: “Abbiamo avuto l’ordine di elaborare l’elenco dei nomi italiani dalla lista, che contiene migliaia di nominativi. Abbiamo proceduto a estrarre i nominativi e li abbiamo consegnati alle autorità”. Le Fiamme gialle hanno preso in consegna il faldone, che contiene i nomi di oltre 7000 italiani, e lo stanno riportando in Italia.

Consegnante anche con analoga procedura le liste di correntisti americani, inglesi e tedeschi, che saranno consegnate alle autorità dei rispettivi Paesi. Alla lista di nomi italiani si è interessato per primo in Italia il procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, che ne ha fatto richiesta al suo collega de Montgolfier per valutarne gli eventuali profili penali. Sarà ora l’Agenzia delle Entrate, a prescindere dagli aspetti giudiziari, a procedere ad un’analisi approfondita sui soggetti, e valutare se proseguire con un accertamento fiscale.

Le indagini del procuratore francese si stanno svolgendo in collaborazione con lo stesso ex bancario Falciani che, trasferitosi in Francia, ha contribuito a decifrare i dati sottratti e sequestrati dalle autorità francesi, dopo la denuncia depositata dalla stessa Hsbc. Il tecnico informatico, doppia nazionalità (francese e italiana), nel periodo in cui lavorava per la banca è riuscito a mettere le mani sui dati di oltre 120mila conti correnti dell’istituto con l’intenzione di offrirli ai governi interessati. L’apertura dell’inchiesta a Nizza deriva dalla convinzione che diverse persone che risiedono nella regione abbiano aperto conti nella banca di Ginevra per riciclare denaro sporco.

 

Francia, ecco la lista degli italiani sono 7000, sospettati di evasione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conti in Svizzera, L’Espresso pubblica la lista Falciani

ESCLUSIVO / Ci sono Valentino, Valentino Rossi, Briatore. L’inchiesta internazionale del Consortium of Investigative Journalists: nei nomi un atto d’accusa al sistema bancario svizzero. Sono 100mila in tutto, settemila gli italiani

 

 

Conti in Svizzera, L’Espresso pubblica i nomi della lista Falciani: re arabi, star del cinema e 7 mila italiani

Inchiesta internazionale del Consortium of Investigative Journalists: dietro i nomi l’atto d’accusa al sistema bancario svizzero. Sono 100mila in tutto, tra gli altri Christian Slater, Phil Collins, Fernando Alonso e poi Abdallah di Giordania e Mohamad VI del Marocco

di GIANLUCA DI FEO e LEO SISTI

ROMA – La modella Elle MacPherson, gli attori John Malkovich e Christian Slater, il musicista Phil Collins, la popstar Tina Turner, l’ex pilota della Ferrari, Fernando Alonso. E poi il re di Giordania Abdallah II e quello del Marocco, Mohammed VI, principi degli emirati, uomini di fiducia di dittatori deposti e in carica. Sono questi alcuni dei nomi della lista Falciani, l’elenco completo dei centomila clienti che hanno depositato nei forzieri della Svizzera Hsbc qualcosa come cento miliardi di dollari. Oltre settemila i clienti italiani e tra questi lo stilista Valentino, il campione del motociclismo Valentino Rossi, l’imprenditore Flavio Briatore che affermano di non aver più conti in sospeso col fisco italiano. 

LEGGI SU L’ESPRESSO L’inchiesta completa e il caso dei due Valentino

Quella lista è ora nelle mani dell’Espresso in Italia e di altri 44 giornali di tutto il mondo. Svelata dall’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), il network di giornalismo investigativo con sede a Washington, lo Swissleaks è l’atto di accusa più grande contro le distorsioni del sistema bancario svizzero. Un materiale esplosivo, analizzato a fondo per otto mesi dai reporter di Icij con l’aiuto di una squadra di esperti in data journalism, e 140 giornalisti di 45 paesi. 

Il risultato è un dossier su oltre 100mila clienti di più di 200 paesi con 81mila conti censiti dall’Iban tra il 1998 e il 2007. I file comprendono anche più disettemila cittadini italiani, che nel 2007 custodivano circa sei miliardi e mezzo di euro.  Si tratta dei documenti raccolti da Hervé Falciani, un funzionario italo-francese di Hsbc. Nel 2008 la banca svizzera lo ha accusato di avere sottratto le informazioni, ma il suo arresto in Costa Azzurra su richiesta delle autorità svizzere si è trasformato in un clamoroso autogol: Falciani ha collaborato con i magistrati francesi e consegnato gli elenchi dei conti. 

Tra gli italiani, i primi noti resi pubblici sono quelli dello stilista, del pilota e dell’imprenditore. Valentino aveva negli anni ’06-’07 oltre 100 milioni di euro sui conti della Hsbc; per l’ex patron del Billionaire, 73 milioni in nove diversi conti; mentre era molto più ‘povero’ il Dottor Rossi, con 23 milioni. 

Le indagini. Nel 2010 il governo francese ha distribuito la lista Falciani ad altri paesi, perché verificassero le posizioni dei loro cittadini. Le autorità inglesi hanno scoperto che 3.600 nomi, su 5 mila, non erano in regola, riuscendo così a recuperare 135 milioni di euro di imposte arretrate. In Spagna si è raccolto ben di più, 220 milioni, un record rispetto anche ai 188 milioni recuperati da Parigi. In Italia molti personaggi sono stati indagati per frode fiscale da diverse procure ma sulla possibilità di usare i dati nelle dispute fiscali sono stati aperti numerosi ricorsi. 

La Svizzera chiese alla Spagna l’estradizione di Hevre Falciani, senza ottenerla.Tra il 2006 e il 2008 Falciani, impiegato come informatico alla Hsbc ginevrina, ricopiò su cd-rom i dati di una montagna di clienti della banca, oltre 100mila appunto, consegnandoli alle autorità transalpine. Falciani dovrebbe essere processato nel paese elvetico con l’accusa di spionaggio economico, sottrazione di dati e violazione del segreto bancario.

L’accordo Italia-Svizzera. Il disvelamento della lista Falciani arriva a pochi giorni dalla firma dell’accordo italo-svizzero sulla volontary disclosure. L’intesa concerne una modifica del Trattato sulle doppie imposizioni e rivede l’articolo sullo scambio di informazioni adeguandolo agli standard Ocse. Si tratta quindi dell’ultima occasione per il cittadino che voglia mettersi in regola di regolarizzare la propria posizione con il fisco italiano senza incorrere in sanzioni penali per reati fiscali. Ad ogni modo, il cittadino dovrà comunque dichiarare e pagare tutto quanto dovuto al fisco. Una volta firmato, l’accordo dovrà poi essere ratificato dai rispettivi Parlamenti per entrare in vigore, poi, entro uno o due anni.

Operazione “Swissleaks”. L’Icij è lo stesso team di giornalismo investigativo che ha smascherato i meccanismi usati dal Lussemburgo per concedere tasse ridotte alle società di mezzo mondo, facendo finire sotto accusa il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Junker.

Molti i capitoli neri della lista. Include almeno duemila commercianti di pietre preziosi, tra cui alcuni broker che si ritiene abbiamo trafficato quei “diamanti insanguinati” usati per finanziare le guerre africane. In un caso i documenti mostano come i funzionari della banca fossero a conoscenza dei sospetti.  I vertici di Hsbc hanno inizialmente intimato al network giornalistico di distruggere tutti i dati. Poi, davanti alla mole di elementi scoperti dai cronisti, l’istituto ha riconosciuto che “la cultura e gli standard dei controlli erano molto più bassi di quanto avviene oggi. La banca ha intrapreso passi significativi per aumentare le verifiche e respingere i clienti che non rispettano i nuovi parametri”.

Resta però il problema della finanza oscura, che muove i capitali nel mondo per sottrarli ai controlli di ogni tipo. Di fronte alle rivelazioni di Swissleaks, l’economista Thomas Piketty ha sottolineato: “L’industria off-shore è la maggiore minaccia per le nostre istituzioni democratiche e per le basi del nostro contratto sociale. L’opacità finanziaria è uno degli elementi chiave delle diseguaglianze”.

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ESCUSIVO/SWISSLEAKS

I conti neri della Svizzera. Ecco chi c’è nella lista Falciani

Rivelati i documenti di Hervé Falciani con i titolari di depositi nella banca Hsbc per 100 miliardi. Ci sono politici, imprenditori, star dello sport e dello spettacolo di tutto il mondo, da Phil Collins a Fernando Alonso. Ma anche trafficanti, cassieri delle dittature ed evasori. Tra gli italiani lo stilista Valentino, Briatore e Valentino Rossi. Che replicano: nessun problema di tasse

DI GIANLUCA DI FEO E LEO SISTI

E’ il più grande atto d’accusa contro i metodi delle banche svizzere, che hanno permesso di riciclare i tesori di politici, sovrani, evasori, mediatori di tangenti, trafficanti di armi e di diamanti di tutto il mondo. Dopo anni di voci confuse, superficiali, frammentarie, mai accertate, ecco la “lista Falciani, l’elenco completo dei centomila clienti che hanno depositato cento miliardi di dollari nei forzieri della Hsbc, uno degli istituti più grandi del pianeta.

Tra una marea di imprenditori e uomini d’affari spuntano nomi notissimi: dalla top model australiana Elle MacPherson agli attori Christian Slater Joan Collins; dal re di GiordaniaAbdullah II al monarca del Marocco Mohammed VI; dal nobile arabo Bandar Bin Sultan al principe del BahrainSalman bin Hamad al Khalifa; dai piloti di Formula UnoFernando Alonso Heikki Kovalainen al calciatore Diego Forlan, attaccante dell’Inter nel 2011-12; dalla designer Diane Halfin von Furstenberg al cantante Phil Collins.

I file comprendono anche più di 7 mila cittadini italiani, che nel 2007 custodivano circa sei miliardi e mezzo di euro nelle casse della Hsbc Private Bank: fondi in parte leciti, in parte sottratti al Fisco. Spiccano tra loro lo stilista-imprenditoreValentino Garavani, il finanziere Flavio Briatore e l’asso delle moto Valentino Rossi.

L’Espresso” nel numero in edicola venerdì 13 febbraio pubblicherà un’inchiesta su tutti i nostri connazionali presenti negli elenchi.

LA DENUNCIA
L’operazione “Swissleaksporta la firma del network diWashington International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ). È lo stesso team di giornalismo investigativo che due mesi fa ha diffuso i dati sulle multinazionali di stanza in Lussemburgo per ottenere un fisco leggero, uno scoop che ha aperto il dibattito sulle leggi tributarie europee e messo alla berlina il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Junker, ex premier del principato.

Questa volta si tratta invece dei documenti raccolti da Hervé Falciani, un funzionario italo-francese di Hsbc. Nel 2008 la banca svizzera lo ha denunciato per avere sottratto le informazioni, ma il suo arresto in Costa Azzurra su richiesta delle autorità svizzere si è trasformato in un clamoroso autogol: Falciani ha collaborato con i magistrati francesi e consegnato gli elenchi dei correntisti. Che adesso Le Monde ha fornito al network investigativo. Materiale esplosivo, analizzato a fondo per otto mesi dai reporter di ICIJ, guidati dal direttore Gerald Ryle e dalla sua vice Marina Walker Guevara, con l’aiuto di una squadra di esperti in “data journalism”, Mar Cabra e Rigoberto Carvajal.

Il risultato è un dossier su oltre 100 mila clienti di più di 200 paesi con 81mila conti censiti dall’Iban tra il 1998 e il 2007. Per portare avanti le verifiche sui nomi, la rete americana ha coinvolto più di 140 giornalisti di 45 paesi, in totale 45 testate: tra queste, oltre a Le Monde, anche Guardian, Bbc, Suddeutsche Zeitung e, per l’Italia, “l’Espresso”.

L’ORO DEI DITTATORI
L’esame dei conti mostra come all’ombra dell’anonimato garantito per decenni da Hsbc, politici inglesi, russi, ucraini, indiani, tunisini o egiziani hanno curato affari d’ogni genere. Ci sono numerosi conti di Rami Makhlouf, cugino del presidente siriano Bashar al Assad considerato la mente finanziaria del regime di Damasco: un uomo accusato di gestire più della metà dell’economia del paese e ora incriminato dagli Stati Uniti. Rachid Mohamed Rachid, ministro egiziano del Commercio con l’estero, scappato dal Cairo durante la rivolta contro Mubarak, aveva una procura su un conto del valore 31 milioni di dollari: non a caso è stato condannato in contumacia per aver dilapidato fondi pubblici. Ad Haiti operava Frantz Merceron, ora deceduto, ritenuto l’uomo delle tangenti per conto dell’ex presidente Jean Claude “Baby Doc” Duvalier: Merceron fino alla morte poteva accedere a un conto intestato alla moglie con un milione e 300 mila dollari.

Frequentavano quella filiale di Ginevra anche personaggi colpiti dalle sanzioni americane per i rapporti con le dittature. Come ad esempio, Selim Alguadis, uomo d’affari turco, sospettato di aver fornito alla Libia di Gheddafi componenti dual use suscettibili di essere impiegate per un progetto di armi nucleari. O come Gennady Timchenko, miliardario e amico intimo dal presidente russo Vladimir Putin, finito nel mirino degli Stati Uniti dopo la crisi ucraina. E c’è un deposito perfino riconducibile a Li Xiaolin, figlia dell’ex primo ministro cinese Li Peng, protagonista della repressione di piazza Tienammen. Ma ci sono anche i conti di numerosi imprenditori che hanno finanziato la fondazione di Bill Clinton, l’ex candidato repubblicano alla presidenza statunitense Mitt Romney e le conferenze dell’ex sindaco di New York Rudolf Giuliani.

CACCIA ALL’EVASIONE
Nel 2010 il governo francese ha distribuito la lista Falciani ad altri paesi, perché verificassero le posizioni dei loro cittadini. Le autorità inglesi hanno scoperto che 3.600 nomi, su 5 mila, non erano in regola, riuscendo così a recuperare 135 milioni di euro di imposte arretrate. In Spagna si è raccolto ben di più, 220 milioni, un record rispetto anche ai 188 milioni recuperati da Parigi. In Italia molti personaggi sono stati indagati per frode fiscale da diverse procure ma sulla possibilità di usare i dati nelle dispute fiscali sono stati aperti numerosi ricorsi. In Grecia invece si è arrivati al paradosso: la documentazione è rimasta nei cassetti fino a quando nel 2012, nel pieno della crisi, la rivista Hot.Doc ha pubblicato i nomi di duemila evasori fiscali. Ma in carcere, invece dei fuorilegge, c’è andato il suo direttore Kostas Vaxevanis.

IL CASO VALENTINO

In sé non è un crimine detenere denaro o holding in Svizzera: bisogna però rendere tutto noto alle autorità fiscali nazionali. Molti dei vip inclusi negli elenchi sostengono di essere a posto con i regolamenti. Come la rockstar Tina Turner, l’attoreJohn Malkovich o il campione di Formula Uno Michael Schumacher. Lo stilista e imprenditore Valentino Garavani nel 2000 diventa cliente della HSBC Private Bank.

Stando ai dati messi insieme dai reporter di Icij nel 2006/2007 dispone di ben 108,3 milioni di dollari, nascosti nel conto numerato “3326 CR”. Ma chi ne è il proprietario? Ufficialmente Valentino risulterebbe solo “attorney A”, cioè procuratore, insieme a un altro “attorney B”, Marc Bonnant, di Ginevra, famoso legale, tra i tanti, di Licio Gelli e del finanziere Florio Fiorini. Invece, come emerge da un’altra scheda, è proprio il fashion designer il “beneficial owner” di quel “3326 CR”, intestatario di nove conti IBAN. Il deposito, collegato alla “Piles Finance Ltd”, con sede a Tortola nelle British Virgin Islands, ha un “supervisore”, Ronald Feijen, avvocato olandese conosciuto da Valentino durante il negoziato con la Hdp, e da allora diventato suo professionista di fiducia a Londra. Sempre dai file della HSBC si apprende che esistono altre due società, sorte nel 2001 e chiuse nel 2004: Dibag Fashion Development NV-Rub GG e Dibag Fashion Development NV-Rub VG. Di tutte due sono titolari sia Valentino sia Giancarlo Giammetti, amico e socio di una vita. Ma nel 2006/2007 tutto quello che c’è dentro è stato distribuito a loro due.

Proprio nello stesso periodo, la posizione fiscale dello stilista è stata al centro di una disputa con l’Agenzia delle Entrate. Oggetto della contesa la residenza e quindi il regime di tassazione. Valentino ha sostenuto di essere residente a Londra dal 1998 anno in cui vende le sue società alla Hdp di Maurizio Romiti (che nel 2002 cederà tutto alla Marzotto). Gli ispettori fiscali invece sulla base delle indagini ribattono che si trovava a Roma. Infatti, in Gran Bretagna il grande sarto avrebbe solo lo status di “resident not domiciled”, la formula di chi, pur avendo acquisito la residenza sul Tamigi, non manifesta la volontà di restare lì per sempre. Conseguenza: gli sono state contestate, ai fini dell’imposizione fiscale, le annualità dal 2000 al 2006. Ne è nata una trattativa, poi risolta con un atto di pacificazione. Valentino ha versato una somma, mai dichiarata ufficialmente ma nell’ordine di qualche milione di euro, per il periodo 2000-2004. E così ha chiuso ogni pendenza con le nostre autorità tributarie.

FUGA IN MOTO

Anche Valentino Rossi ha avuto i suoi guai con l’erario, che si intrecciano con le vicende della banca elvetica. I sospetti sulla sua residenza londinese hanno provocato un procedimento per evasione, aperto nel 2008 e concluso con un accordo. Alla Hsbc il “Dottore” ha accantonato le sue risorse nel 2003 dietro il conto numerato “Kikiki 62”: 23,9 milioni di dollari. Intervistato da ICIJ, l’avvocato Claudio Sanchioni ha precisato che, sborsando 30 milioni di euro il suo assistito ha definito ogni controversia su conti esteri. Nelle note compilate dai funzionari di Ginevra su Valentino si viene a conoscenza delle sue tendenze finanziarie. Graziano Rossi, il padre, che è anche procuratore di “Kikiki 62”, attesta che il figlio ha una “preferenza per investimenti conservativi”. Tanto spericolato in pista, quanto prudente sulla gestione dei propri soldi.

L’ELVETICO FLAVIO
Per la Hsbc Flavio Briatore, da anni residente all’estero, è un cliente dominato da un grande attivismo. A lui fanno capo nove conti ed è “beneficial owner” di sei di questi, dove nel 2006/2007 “alloggiano” 73 milioni di dollari: Benton Investments Inc., Pinehurst Properties, “27361” (liquidato nel 2005), Adderley Trading Ltd (chiuso nel 2004), Formula FB Business Ltd e GP2 Ltd. Anche l’avvocato di Briatore, Pilippe Ouakra, è stato sentito da ICIJ e commenta: «Il signor Briatore è in grado di confermare che lui e alcune compagnie del suo gruppo – alcune di queste erano operative dalla Svizzera – hanno avuto conti bancari in Svizzera, in un modo perfettamente legale, in conformità con qualunque legge fiscale applicabile».

CAPITALI INSANGUINATI
I documenti della HSBC raccontano anche altre vicende. Tra i clienti dell’istituto di Ginevra ci sono almeno duemila commercianti di diamanti. A volte li chiamano diamanti insanguinati perché vengono usati per finanziare delle guerre, come è accaduto in Angola, Costa d’Avorio, Sierra Leone. Michael Gibb, che si occupa di diritti internazionali dell’uomo per Global Witness, ne è certo: «I diamanti sono legati a conflitti e violenze. La facilità con cui possono essere convertiti in strumenti di guerra è sorprendente».

I funzionari della banca svizzera, ad esempio, sapevano che un certo Emmanuel Shallop, successivamente condannato per questi traffici, era sotto indagine in Belgio. Nel file del deposito infatti annotano: «Abbiamo aperto un conto per lui basato a Dubai… Il cliente è molto cauto attualmente perché sente la pressione delle autorità belghe, che lo tengono d’occhio per le sue attività nelle frodi fiscali sui diamanti». Contattato per chiarire l’avvocato di Shallop è stato tranchant: «Noi non intendiamo spiegare nulla. Il mio assistito non vuole vedere il suo nome citato in qualunque articolo per una ragione di privacy». Ma tra i clienti ci sono pure personaggi che hanno maneggiato tangenti per favorire vendite di armi in Africa, rifornendo gli arsenali dei massacri in Liberia, e altri che si sono prodigati per piazzare ordigni sofisticati in diverse nazioni, dalla Tanzania a Taiwan. Ci sono addirittura i nomi degli esponenti di una ong saudita che è stata accusata di finanziare Al Qaeda.

LA POSIZIONE DELLA BANCA
I vertici di Hsbc hanno inizialmente intimato al network giornalistico di distruggere tutti i dati. Poi, di fronte agli elementi scoperti dai cronisti, hanno assunto una posizione diversa. Con una dichiarazione scritta l’istituto ha riconosciuto che «la cultura e gli standard dei controlli erano molto più bassi di quanto avviene oggi. La banca ha intrapreso passi significativi per aumentare le verifiche e respingere i clienti che non rispettano i nuovi parametri, inclusi coloro che davano elementi di preoccupazione sul fronte fiscale. Come risultato di questa linea, la base dei clienti dal 2007 si è ridotta di quasi il 70 per cento».

Resta però il problema della finanza oscura. «L’industria offshore è la maggiore minaccia per le nostre istituzioni democratiche e per le basi del nostro contratto sociale», ha dichiarato a Icij l’ecomista Thomas Piketty: «L’opacità finanziaria è uno degli elementi chiave delle diseguaglianze. Permette a una larga parte di quelli che guadagnano di più di pagare tasse insignificanti, mentre il resto di noi deve versare tributi pesanti per sostenere i servizi pubblici indispensabili per lo sviluppo».

Matteo Renzi…

Caro Presidente del Consiglio,

Forse, come al solito, nazionalizziamo le perdite e privatizziamo i profitti?…

 

DAGOSPIA  

CETRIOLO IN ARRIVO! RENZI STA PER SCARICARE SULLE TASCHE DEGLI ITALIANI I 131 MILIARDI DI “SOFFERENZE” DELLE BANCHE – COME? CON UN GIOCHETTO CHIAMATO “BAD BANK”, CHE SPINGEREBBE LO STATO A CACCIARE DAI 10 AI 30 MILIARDI DI SOLDI PUBBLICI – –

Nasce un nuovo soggetto a cui partecipa lo Stato nel quale confluiscono le sofferenze – Per gli istituti il vantaggio è enorme: dalla sera alla mattina incasseranno denaro fresco e soprattutto sicuro, a fronte di crediti difficilmente monetizzabili – Ma se quei soldi non si recuperano bisogna metterci una pezza: nuove tasse o tagli alla spesa…

Pulizia dei conti delle banche a spese del contribuente.                                                                   Con la scusa di dare una spinta alla ripresa economica, rimettendo in moto il motore dei prestiti alle imprese, il governo di Matteo Renzi sta per scaricare sulla testa (e sulle tasche) degli italiani una gigantesca montagna di spazzatura.

Cioè gli oltre 131 miliardi di euro di «sofferenze» delle banche, vale a dire i finanziamenti non rimborsati dalle aziende. Un giochetto battezzato «bad bank» che potrebbe costringere lo Stato, con la inevitabile sottoscrizione di garanzie, a un esborso che oscilla da 10 a 30 miliardi.                                                                                                                                                                                 Quattrini pubblici utilizzati per salvare i bilanci degli istituti di credito.

abiABI

L’idea è allo studio del governo da un paio di mesi e ora siamo alle battute finali. Il progetto non ha ancora preso la forma finale, ma la sostanza è questa: nasce un nuovo soggetto a cui partecipa lo Stato nel quale confluiscono, appunto, le sofferenze.                                                  Per gli istituti il vantaggio è enorme: dalla sera alla mattina incasseranno denaro fresco e soprattutto sicuro, a fronte di crediti «dubbi», difficilmente monetizzabili.                                     Un alleggerimento dei conti che – ecco la spinta alla ripresa – si potrebbe tradurre in una maggiore capacità di erogare nuovi prestiti, magari sfruttando quella liquidità in arrivo, da marzo, con il bazooka della Banca centrale europea.

Qui entrano in gioco noiosissimi dettagli tecnici e regole patrimoniali (italiane ed europee) che ingessano i prestiti.                                                                                                                                 Fatto sta che il cosiddetto quantitative easing dell’Eurotower – che contribuirà al accrescere il Debito Pubblico! – dovrebbe portare in Italia, fino a settembre 2016, circa 120 miliardi (su 1.140 totali di Qe) che, grazie alla mossa di palazzo Chigi, potrebbero rapidamente essere «dirottati» sull’economia reale.                                                                                                                Fin qui tutto ok., a condizione che non si disperdano in mille rivoli: sofferenze banche, appalti truccati, etc…etc…lasciando con un palmo di naso gli italiani che, con il QE, si ritroveranno un ulteriore debito da ripagare, con il sangue!

GRATTACIELO COMMERZBANKGRATTACIELO COMMERZBANK

Gli esperti delle super società di consulenza definirebbero l’operazione «win-win»: vincente per tutti.                                                                                                                                                         Senza dubbio la questione delle sofferenze va affrontata a livello «sistemico» perché per l’industria bancaria la zavorra dei finanziamenti non ripagati è ormai insostenibile e i nuovi prestiti, nonostante un lieve miglioramento a fine 2014, sono una chimèra.                           Eppure non mancano i rischi; e le zone d’ombra, legate proprio al ruolo di un soggetto pubblico, non sono poche.                                                                                                                                             I rischi derivano dalle concrete probabilità che lo Stato riesca a recuperare dalle imprese quei soldi che per le banche sono di fatto una perdita secca o quasi.

L’attività di recupero crediti, del resto, con l’onda lunga della crisi, equivale grosso modo al gioco d’azzardo: ti siedi al tavolo verde e la possibilità che ti alzi senza quattrini in mano è altissima.                                                                                                                                                                               E se lo Stato perde, bisogna metterci una pezza con una manovra: nuove tasse o tagli alla spesa.                                                                                                                                                              Al momento esistono tre o quattro ipotesi diverse, come confermato ieri da fonti del Tesoro. In linea di massima, sembra scontata la partecipazione della Banca d’Italia oltre che della Cassa depositi e prestiti, anche se a via Nazionale le perplessità non sono poche e i tecnici stanno analizzando l’esperienza tedesca di Commerzbank.

 BANKITALIABANKITALIA

A via Venti Settembre si ragiona attorno a una realtà oggi controllata da banca Intesa, Sga, società di gestione dell’attivo nata nel 1997 per salvare il banco di Napoli, che il Tesoro acquisterebbe per 600 mila euro.                                                                                               Attraverso uno o più aumenti di capitale – che verrebbero sottoscritti dalle banche, dallo Stato, dalla Cdp, da Bankitalia e da eventuali investitori privati – la nuova Sga arriverebbe a un capitale da 3 miliardi.                                                                                                                                     Potrebbe così finanziare l’acquisto delle sofferenze verso le imprese superiori a una soglia minima di valore nominale di 500 mila euro, anche emettendo titoli obbligazionari assistiti da garanzia statale, da collocare sul mercato.

 Per quanto riguarda l’assetto proprietario, due sono gli scenari ipotizzati: nel primo la partecipazione pubblica si fermerebbe al 49%, mentre le banche deterrebbero il 19% e il 32% andrebbe agli investitori privati; uno schema che escluderebbe la ricaduta delle passività del veicolo nel perimetro del debito pubblico.                                                                                       L’altra opzione invece vedrebbe la partecipazione pubblica all’81% mentre il restante 19% andrebbe alle banche, senza la partecipazione di investitori privati. Il soggetto però ricadrebbe nel perimetro del debito pubblico.

cassa depositi prestitiCASSA DEPOSITI PRESTITI

Le zone d’ombra riguardano i divieti dell’Unione europea: l’intera operazione potrebbe essere bollata come «aiuto di Stato» e il tetto al 49% per la partecipazione pubblica potrebbe non bastare, secondo alcuni esperti. Divieti Ue a parte (magari aggirabili), Renzi sarà comunque costretto a sgonfiare le inevitabili polemiche su un palese aiutino pubblico alle banche.

Ragion per cui l’ex sindaco di Firenze vuole evitare il passaggio parlamentare, costruendo l’intera operazione con decreti ministeriali e atti societari: niente leggi da mandare al vaglio di Camera e Senato.                                                                                                                             Obiettivo non facile da raggiungere visto che, alla fine della giostra, l’esborso di denaro pubblico a titolo di garanzia sulle sofferenze «acquistate» dallo Stato, ci sarà.                                                  Il che implica una manovra sul bilancio pubblico perciò un provvedimento legislativo è indispensabile.

La cifra finale sarà definita sulla base della quota di rischio legata all’operazione: ballano tra i 10 e i 30 miliardi di euro.                                                                                                                                C’è poi chi punterà il dito contro il premier, snocciolando i dati di Bankitalia secondo cui, come calcolato nei mesi scorsi da alcune associazioni di categoria, la maggior parte delle sofferenze è legata ai grandi prestiti non rimborsati.                                                                                                Nel dettaglio, il 67% dei «crediti dubbi» si riferisce a finanziamenti superiori a 500 mila euro e a 505 soggetti sono attribuibili 25 miliardi di perdite.                                                                        Come dire: paghiamo gli errori dei banchieri e i soldi prestati agli amici.

La comunicazione, pertanto, sarà decisiva.                                                                                             In ogni caso, il governo è intenzionato a procedere rapidamente.                                                       E nelle prossime settimane la creatura bancaria statale potrebbe vedere la luce.                         Ma i dubbi restano e i pericoli pure.                                                                                                   Renzi non vuole far più «soffrire» le banche, ma corre il rischio di far piangere i contribuenti.

twitter@DeDominicisF

 

secondo DAGOSPIA

1. ADESSO E’ MINIMO D’ALEMA CHE ACCUSA RENZI E PALAZZO CHIGI DI ESSERE STATO “SBIANCHETTATO” DALL’ALBUM POLITICO DI MATTARELLA                                         (È STATO VICE A PALAZZO CHIGI E MINISTRO DELLA DIFESA NEI SUOI DUE GOVERNI: 1998-2000)                                                   E PARLA DI “PURGHE STALINIANE” –

DAGOANALISI

sergio mattarella e massimo dalema

SERGIO MATTARELLA E MASSIMO DALEMA

A ben ragione d’incazzarsi Massimo D’Alema quando parla di “purghe staliniane” a proposito della cancellazione della sua persona nell’album della famiglia (politica) del neo presidente della Repubblica.

Come spesso gli capita, però, al momento di sparare le sue schioppettate (a mezzo stampa) l’ex lìder Maximo non sembra centrare mai del tutto il vero obiettivo.

Intervistato dal quotidiano romano “il Messaggero”, D’Alema aveva infatti accusato l’entourage di Matteo Renzi a palazzo Chigi di non aver “fatto circolare le sue foto” al momento di raccontare agli italiani chi era stato Sergio Mattarella e con chi aveva collaborato negli anni precedenti alla sua ascesa sul Colle più alto.

de mita e mattarella

DE MITA E MATTARELLA

 “Soltanto nei regimi staliniani c’erano degli specialisti che cancellavano dalle fotografie i volti dei dissidenti”, accusava l’ex baffino di ferro.

 In buona sostanza si è trattato di una sorta di “sbianchettamento”, stavolta ai suoi danni e per mano governativa. Lo stesso arbitrario sistema di cancellazione di cui era stato accusato – con una vignetta ironica di Giorgio Forattini – anche D’Alema a proposito dei nomi degli spioni pro Urss contenuti nella lista Mitrokhin. Che querelò il suo autore.

sergio mattarella e ciriaco de mita

SERGIO MATTARELLA E CIRIACO DE MITA

Già, ancora non eravamo tutti convertiti a “Je suis Charlie”!

Tant’è che il “Corriere della Sera” (e altri giornali), riprendendo la sua intervista a “il Messaggero” hanno pubblicato alcune foto storiche in cui dai negativi originali erano stati raschiati (anche perché assassinati da Baffone) i nemici di Stalin.

Non sappiamo se dagli uffici del presunto Minculpop renziano siano arrivate delle disposizioni per taroccare la biografia politica del neo capo dello Stato.                                                           Certo è che pure i giornaloni dei Poteri marciti per giorni si sono dati da fare per “ripulire”, chissà poi perché, la limpida carriera politica del successore di Giorgio Napolitano.

 Oltre a Massimo D’Alema, di cui Mattarella è stato vice a palazzo Chigi e ministro della Difesa nei suoi due governi(1998-2000), anche l’ex leader della Dc, Ciriaco De Mita, è stato “sbanchettato” dai media.

henry kissinger giovanni leone aldo moro rome 1975

HENRY KISSINGER GIOVANNI LEONE ALDO MORO ROME 1975

Eppure l’”avanzamento” del neo presidente della Repubblica all’interno dell’ex galassia Dc – all’avvio degli anni Ottanta – è merito proprio all’’’intellettuale della Magna Grecia’’ (copy Gianni Agnelli), eletto segretario nel 1982.

 E’ De Mita che due anni dopo, contro la volontà di una fetta del partito, lo nomina “colonnello” a Palermo anche su suggerimento della curia siciliana guidata dal cardinale Pappalardo, che dall’altare aveva tuonato contro la politica locale: “mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata”.

E con Roberto Ruffilli, assassinato dai terroristi rossi, Mattarella è stato tra i consiglieri istituzionali per le riforme più stimato e ascoltato dall’allora leader diccì.

L AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MORO

L AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MORO

A che serve, allora, cancellarne la storia come hanno fatto i giornaloni dei Poteri marciti?

Vecchia storia si dirà (e di scuola comunista), quando si voleva parlare bene di un democristiano lo si accomunava sempre allo statista già scomparso Aldo Moro.

 

L’elenco delle leggi ad personam

 L’elenco delle leggi ad personam

 

Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo BerlusconiI,

  1. Legge Tremonti (1994).
  2. Legge Maccanico (1997).
  3. D’Alema salva-Rete4 (1999).
  4. Gip-Gup (1999).
  5. Rogatorie (2001).
  6. Falso in bilancio (2002).
  7. Mandato di cattura europeo (2001). ’
  8. Il governo sposta il giudice (2001).
  9. Cirami (2002).
  10. Lodo Maccanico-Schifani (2003).l
  11. Condono fiscale (2002).
  12. Condono per i coimputati (2003).
  13. Pecorella (2006).  .
  14. Frattini (2002).
  15. Gasparri-1(2003).
  16. Berlusconi salva-Rete4 (2003).
  17. Gasparri-2 (2004).
  18. Decoder di Stato (2004).
  19. Salva-decoder (2003).
  20. Salva-Milan (2002).
  21. Salva-diritti tv (2006). .
  22. Tassa di successione (2001).
  23. Autoriduzione fiscale (2004).
  24. Plusvalenze esentasse (2003).
  25. Villa abusiva con condono (2004).
  26. Ad Mondadori-1 (2005).
  27. Ad Mondadori-2 (2005)
  28. Indulto (2006).
  29. Lodo Alfano (2008).
  30. Più Iva per Sky (2008).
  31. Meno spot per Sky (2009).
  32. Più azioni proprie (2009).
  33. Ad listam (2010)
  34. Illegittimo impedimento (2010).
  35. La legge contro Veronica (2011).minoranza Marina e Piersilvio
  36. Ad listam (2010).
  37. Illegittimo impedimento (2010).
  38. La legge contro Veronica (2011).

 

METODO PROF. DI BELLA

La causa principale del cancro fu scoperta nel 1931.Ma nessuno vi ha mai detto qual’è


 Una notizia che ha dell’incredibile: la causa principale del cancro è stata ufficialmente scoperta decenni fa (1923) da uno scienziato premio Nobel per la medicina, nel 1931.

 

E da allora nulla è stato fatto in base a tale conseguimento, se non continuare a raccogliere in tutto il mondo soldi per la ricerca, attraverso associazioni come, ad esempio l’italiana, AIRC.

Quando la causa primaria del cancro era già conosciuta.

Pochissime persone in tutto il mondo lo sanno, perché questo fatto è nascosto dall’industria farmaceutica e alimentare.

Nel 1931, lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ha ricevuto il Premio Noanimaltesting Nobel per la scoperta sulla causa primaria del cancro.

Proprio così. Ha trovato la causa primaria del cancro e ha vinto il Premio Nobel.

Otto ha scoperto che il cancro è il risultato di un potere anti-fisiologico e di uno stile di vita anti-fisiologico.

Perché? Poiché sia con uno stile anti-fisiologico nutrizionale (dieta basata su cibi acidificanti) e l’inattività fisica, il corpo crea un ambiente acido (nel caso di inattività, per una cattiva ossigenazione delle cellule).

L’acidosi cellulare causa l’espulsione dell’ossigeno. La mancanza di ossigeno nelle cellule crea un ambiente acido.

Egli ha detto: “La mancanza di ossigeno e l’acidità sono due facce della stessa medaglia: Se una persona ha uno, ha anche l’altro”.

Cioè, se una persona ha eccesso di acidità, quindi automaticamente avrà mancanza di ossigeno nel suo sistema. Se manca l’ossigeno, avrete acidità nel vostro corpo.

Egli ha anche detto: “Le sostanze acide respingono ossigeno, a differenza delle alcaline che attirano ossigeno”.

Cioè, un ambiente acido è un ambiente senza ossigeno.

Egli ha dichiarato: “Privando una cellula del 35% del suo ossigeno per 48 ore è possibile convertirla in un cancro”.

Tutte le cellule normali hanno il bisogno assoluto di ossigeno, ma le cellule tumorali possono vivere senza di esso”. (Una regola senza eccezioni).

I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini.”

Nella sua opera “Il metabolismo dei tumori”, Otto ha mostrato che tutte le forme di cancro sono caratterizzate da due condizioni fondamentali: acidosi del sangue (acido) e ipossia (mancanza di ossigeno).

Ha scoperto che le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di ossigeno.

Le cellule tumorali possono sopravvivere soltanto con glucosio e in un ambiente privo di ossigeno.

Pertanto, il cancro non è altro che un meccanismo di difesa che hanno alcune cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente acido e privo di ossigeno.

IN SINTESI:
Le cellule sane vivono in un ambiente ossigenato e alcalino che consente il normale funzionamento. Le cellule tumorali vivono in un ambiente acido e carente di ossigeno.
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IMPORTANTE: Una volta terminato il processo digestivo, gli alimenti, a secondo della qualità di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali, forniscono e generano una condizione di acidità o alcalinità nel corpo. In altre parole … tutto dipende unicamente da ciò che si mangia. Il risultato acidificante o alcalinizzante viene misurato con una scala chiamata PH, i cui valori vanno da 0 a 14, al valore 7 corrisponde un pH neutro. È importante sapere come gli alimenti acidi e alcalini influiscono sulla salute, poiché le cellule..per funzionare correttamente dovrebbe essere di un ph leggermente alcalino (poco di sopra al 7). In una persona sana, il pH del sangue è compreso tra 7.4 e 7.45. Se il pH del sangue di una persona è inferiore 7, va in coma.

GLI ALIMENTI CHE ACIDIFICANO IL CORPO: * Lo zucchero raffinato e tutti i suoi sottoprodotti. (È il peggiore di tutti: non ha proteine, senza grassi, senza vitamine o minerali, solo carboidrati raffinati che schiacciano il pancreas). Il suo pH è di 2,1 (molto acido) * Carne. (Tutti i tipi) * Prodotti di origine animale (latte e formaggio, ricotta, yogurt, ecc) * Il sale raffinato. * Farina raffinata e tutti i suoi derivati. (Pasta, torte, biscotti, ecc) * Pane. (La maggior parte contengono grassi saturi, margarina, sale, zucchero e conservanti) * Margarina. * Caffeina. (Caffè, tè nero, cioccolato) * Alcool. * Tabacco. (Sigarette) * Antibiotici e medicina in generale. * Qualsiasi cibo cotto. (la cottura elimina l’ossigeno aumentando l’acidita’ dei cibi”) * Tutti gli alimenti trasformati, in scatola, contenenti conservanti, coloranti, aromi, stabilizzanti, ecc. Il sangue si ‘autoregola’ costantemente per non cadere in acidosi metabolica, garantire il buon funzionamento e ottimizzare il metabolismo cellulare. Il corpo deve ottenere delle basi minerali alimentari per neutralizzare l’acidità del sangue nel metabolismo, ma tutti gli alimenti già citati (per lo più raffinati) acidificano il sangue e ammorbano il corpo. Dobbiamo tener conto che con il moderno stile di vita, questi cibi vengono consumati almeno 3 volte al giorno, 365 giorni l’anno e tutti questi alimenti sono anti-fisiologici.

GLI ALIMENTI ALCALINIZZANTI: * Tutte le verdure crude. (Alcune sono acide al gusto, ma all’interno del corpo avviene una reazione è alcalinizzante.”. Altre sono un po acide, tuttavia, forniscono le basi necessarie per il corretto equilibrio). Le verdure crude producono ossigeno, quelle cotte no. * I Frutti, stessa cosa. Ad esempio, il limone ha un pH di circa 2,2, tuttavia, all’interno del corpo ha un effetto altamente alcalino. (Probabilmente il più potente di tutti – non fatevi ingannare dal sapore acidulo) * I frutti producono abbastanza ossigeno. * Alcuni semi, come le mandorle sono fortemente alcalini. * I cereali integrali: l’unico cereale alcalinizzante è il miglio. Tutti gli altri sono leggermente acidi, tuttavia, siccome la dieta ideale ha bisogno di una percentuale di acidità, è bene consumarne qualcuno. Tutti i cereali devono essere consumati cotti. *Il miele è altamente alcalinizzante. * La clorofilla: le piante sono fortemente alcaline. (In particolare aloe vera, noto anche come aloe) * L’acqua è importante per la produzione di ossigeno. “La disidratazione cronica è la tensione principale del corpo e la radice della maggior parte tutte le malattie degenerative.” Lo afferma il Dott. Feydoon Batmanghelidj. * L’esercizio ossigena tutto il corpo. “Uno stile di vita sedentario usura il corpo.” L’ideale è avere una alimentazione di circa il 60% alcalina piuttosto che acida, e, naturalmente, evitare i prodotti maggiormente acidi, come le bibite, lo zucchero raffinato e gli edulcoranti. Non abusare del sale o evitarlo il più possibile. Per coloro che sono malati, l’ideale è che l’alimentazione sia di circa 80% alcalina, eliminando tutti i prodotti più nocivi. Se si ha il cancro il consiglio è quello di alcalinizzare il più possibile.” Il Dr. George W. Crile, di Cleveland, uno dei chirurghi più rispettati al mondo, dichiara apertamente: “Tutte le morti chiamate naturali non sono altro che il punto terminale di un saturazione di acidità nel corpo.” Come precedentemente accennato, è del tutto impossibile, per il cancro, comparire in una persona che libera il corpo dagli acidi con una dieta alcalina, che aumenta il consumo di acqua pura e che eviti i cibi che producono acido. In generale, il cancro non si contrae e nemmeno si eredita. Ciò che si eredita sono le abitudini alimentari, ambientali e lo stile di vita. Questo può produrre il cancro. Clicca su MI PIACE per seguirci su Facebook Follow @JedaNews
Mencken ha scritto: “La lotta della vita è contro la ritenzione di acido”. “Invecchiamento, mancanza di energia, stress, mal di testa, malattie cardiache, allergie, eczema, orticaria, asma, calcoli renali, arteriosclerosi, tra gli altri, non sono altro che l’accumulo di acidi”.

Il Dr. Theodore A. Baroody ha scritto, nel suo libro “Alcalinizzare o morire” (alcaline o Die):
” In realtà, non importa i nomi delle innumerevoli malattie, ciò che conta è che essi provengono tutti dalla stessa causa principale: molte scorie acide nel corpo”

Dr. Robert O. Young ha detto:
“L’eccesso di acidificazione nell’organismo è la causa di tutte le malattie degenerative. Se succede una perturbazione dell’equilibrio e un corpo inizia a produrre e immagazzinare più acidità e rifiuti tossici di quelli che è in grado di eliminare, allora le malattie si manifestano.”

E LA CHEMIOTERAPIA?
La chemioterapia acidifica il corpo a tal punto, che ricorre alle riserve alcaline dell’organismo, per neutralizzare l’acidità, sacrificando basi minerali (calcio, magnesio e potassio) depositati nelle ossa, denti, articolazioni, unghie e capelli.

Per questo motivo osserviamo tali alterazioni nelle persone che ricevono questo trattamento e, tra le altre cose, la caduta dei capelli. Per il corpo non vuol dire nulla stare senza capelli, ma un pH acido significherebbe la morte.

Niente di tutto questo è descritto o raccontato perché, per tutte le indicazioni, l’industria del cancro (leggi: industria farmaceutica) e la chemioterapia sono alcune delle attività più remunerative che esistano..Si parla di un giro multi-milionario e i proprietari di queste industrie non vogliono che questo sia pubblicato.

Tutto indica che l’industria farmaceutica e l’industria alimentare sono un’unica entità e che ci sia una cospirazione in cui si aiuta l’altro al profitto.

Più le persone sono malate, più sale il profitto dell’industria farmaceutica. E per avere molte persone malate serve molto cibo spazzatura, tanto quanto ne produce l’industria alimentare.

Quanti di noi hanno sentito la notizia di qualcuno che ha il cancro e qualcuno dire: “… Poteva capitare a chiunque …”

No, non poteva!

Che il cibo sia la tua medicina, la medicina sia il tuo cibo”.
(Ippocrate, il padre della medicina)

FONTI: http://www.ecplanet.com/node/3619

http://www.pmbeautyline.wordpress.com/

 
 

 

 

LO ASPETTANO AL VARCO!….

Non è neanche entrato al Quirinale che certa gente dalla memoria corta vuole già mettere alla gogna il Presidente della Repubblica SERGIO MATTARELLA, secondo loro colpevole di essere stato un democristiano doc, dimenticando, o non sapendo affatto, che QUANDO ESISTEVA IL “CATTO-COMUNISMO”, ovvero, la Democrazia Cristiana ed i Partito Comunista Italiano, il nostro era un Paese prospero, pienamente e felicemente occupato ed i lavoratori erano rispettati come artefici del benessere nazionale!…..

L’Italia era diventata famosa per le sue belle industrie di Stato (IRI) che facevano da supporto alle tante industrie private italiane che nascevano come funghi e contribuivano attivamente al benessere nazionale!…..

Le tasse non strozzavano la gente, tanto che lo Stato per la faraonica Autostrada del Sole, da Milano a Napoli, non ha avuto bisogno di imporre nuove tasse!…

Anche allora c’era qualche ladro, ma una volta scoperto veniva “neutralizzato”!….Ed inoltre, non sarebbe stato consentito a nessun Roberto Formigoni di irretire con degli sfottò gli avversari politici!……..

TUTTO CIO’ PREMESSO, CHI NON LO RICORDASSE O NON LO ABBIA VISSUTO PERCHE’ NON ERA NATO, SAPPIA CHE QUANDO SI PARLA DI “CATT0-COMUNISMO” BISOGNEREBBE SCIACQUARSI LA BOCCA, METTERSI SULL’ATTENTI E TOGLIERSI IL CAPPELLO PERCHE’ SI PARLA DI DUE NOBILISSIMI GRANDI PARTITI : LA DEMOCRAZIA CRISTIANA ED IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO, CHE HANNO SAPUTO RICOSTRUIRE IL PAESE DALLE MACERIE DI UNA GUERRA ROVINOSAMENTE PERDUTA  !…

Sergio Mattarella, dopo gli onori le prime prove: Italicum, Jobs Act e Salva B.

Sergio Mattarella, dopo gli onori le prime prove: Italicum, Jobs Act e Salva B.

Sul tavolo del nuovo capo dello Stato tutta una serie di questioni delicate: dalla legge elettorale (con i suoi dubbi di incostituzionalità) al Jobs Act, dalle riforme costituzionali ai rapporti tra politica e magistratura, per finire alla legge Salva-B. sul fisco
di  | 1 febbraio 2015

Per Sergio Mattarella sarà un trasloco veloce.                                                                                 Gli basterà, del resto, attraversare la strada che separa la Consulta dal Quirinale, dove lo attendono gli onori che si addicono alla prima carica dello Stato.                                             Ma anche gli oneri del gravoso lascito di una scomoda eredità.                                                 Quei dossier delicati e spinosi che sarà presto costretto ad affrontare.                                   Con l’autorevolezza del giurista esperto di diritto parlamentare e la responsabilità di garante della Costituzione che gli imporranno a breve scelte difficili e delicate.                     Dalla nuova legge elettorale alle riforme costituzionali, dai decreti attuativi del Jobs Act a quelli della discussa delega fiscale (ricordate la manina del 3 per cento?).                               Senza contare le tensioni tra il governo e la magistratura sulla riforma della giustizia che, in qualità di presidente del Csm, il nuovo capo dello Stato si troverà inevitabilmente a gestire.

LEGGE ELETTORALE –                                                                                                                                  Se la Camera dovesse approvare lo stesso testo dell’Italicum uscito dal Senato, tra i primi impegni in agenda, la riforma della legge elettorale potrebbe presto arrivare al Colle per essere promulgata.

Una riforma sulla quale numerosi giuristi hanno, però, sollevato dubbi di incostituzionalità. Giudizi spesso argomentati, quando si dice il caso, a partire dalla sentenza della Consulta che ha bocciato il Porcellum con una pronuncia alla quale, in veste di giudice costituzionale, lo stesso Mattarella ha partecipato.                                                                                                               Da una parte ci sono le critiche dei ‘professoroni’ odiati e irrisi da Renzi, categoria alla quale anche il nuovo presidente della Repubblica appartiene.                                                                   “Per come sono congeniate le ‘non preferenze’ odierne si ripropone un Parlamento di nominati in sostanza”, obietta per esempio il presidente emerito della Consulta, Gustavo Zagrebelsky.                                                                                                                                                                               Va addirittura oltre il costituzionalista ed ex parlamentare diessino, Massimo Villone: “L’Italicum è un’emerita porcheria.                                                                                                                                 E soprattutto a mio avviso è palesemente incostituzionale, confermando tutti i profili di illegittimità ai quali la Corte àncora la decisione sul Porcellum”.                                           Insomma, un ‘vizio manifesto’ di costituzionalità, a detta di molti giuristi, di fronte al quale il nuovo capo dello Stato avrà due opzioni: firmare o rinviare la legge al Parlamento, benedicendo o sconfessando il testo nato e ritoccato dal Patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi.

RIFORMA COSTITUZIONALE –                                                                                                               Rilievi, quelli sull’Italicum, che si fanno ancora più critici quando il tema si sposta sulla riforma costituzionale che il governo sta portando avanti a colpi di ghigliottina e balzi del canguro per decapitare i tentativi di ostruzionismo dell’opposizione e dribblarne la pioggia di emendamenti. 

Anche sul nuovo impianto costituzionale, a cominciare dalla trasformazione del Senato in assemblea non eletta direttamente dal popolo per il superamento del bicameralismo perfetto, le critiche non mancano.                                                           “Spazzare via il Senato è inutile e dannoso – spiega il costituzionalista Alessandro Pace – Il bicameralismo legislativo ci ha salvato tante volte, perché una delle due Camere riparava i danni dell’altra.                                                                                                                   Pensiamo forse che in futuro parlamentari saranno più bravi di quelli attuali?”.                 Certo di fronte ad una riforma, anch’essa figlia del Patto del Nazareno, che per essere approvata necessita dei due terzi dei voti del Parlamento o di un referendum confermativo, la promulgazione sarebbe praticamente obbligata.                                                               Come si porrà Mattarella rispetto alle criticità del nuovo impianto costituzionale evidenziate da eminenti giuristi?                                                                                                                 Anche in questo caso le opzioni possibili sono due.                                                                 Tenersi lontano dal dibattito e dal confronto politico oppure ricorrere a quella moral suasion che, in più di un’occasione, il suo predecessore aveva praticato.

JOBS ACT –                                                                                                                                                    Un altro dei provvedimenti costituzionalmente controversi con cui il nuovo capo dello Stato si troverà a fare i conti è il Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro che ha modificato, tra l’altro, l’art. 18 per i neoassunti, circoscrivendolo ailicenziamenti discriminatori. 

Il premier conta di chiudere la partita entro la prima metà di febbraio, visto che al momento il decreto attuativo è nelle rispettive commissioni Lavoro di Montecitorio e Palazzo Madama. L’impianto della riforma piace a Confindustria ma non a Cgil e Uil (la Cisl lo condivide se pur con qualche distinguo).                                                                                                                                     Solo pochi giorni fa il sindacato guidato da Susanna Camusso è tornato ad esprimere forti critiche sul provvedimento, ritenuto ‘non equilibrato’ e ‘non rispondente al mandato della delega‘.                                                                                                                                                   In sostanza “non c’è traccia di quali siano le tutele progressive”.                                               Critiche che fanno il paio con quelle arrivate da alcuni importanti giuslavoristi, fra i quali Michele Tiraboschi.                                                                                                                                           Secondo il direttore di Adapt (il centro studi fondato da Marco Biagi), il Jobs Act rischia di causare un “apartheid” visto che il doppio regime porterà “lavoratori che hanno le stesse mansioni” ad avere “tutele differenti”.                                                                                                   Senza dimenticare il fuoco amico.                                                                                                               Il senatore Miguel Gotor, componente della minoranza dem, lo ha bollato come “regressivo”, la “stanca riproposizione di un nucleo ideologico liberista importato in Italia da Giulio Tremonti“.                                                                                                                                                                   Insomma, un’altra legge dai profili costituzionali quantomeno controversi di cui Mattarella potrebbe trovarsi costretto a vigilare con attenzione.

TOGHE E POLITICA – È ormai diventata una polemica stucchevole quella fra il numero uno di Palazzo Chigi e l’Associazione nazionale magistrati (Anm). 

E non solo per la questione delle ferie, ma anche per i contenuti di una riforma della giustizia che secondo le toghe, al di là degli slogan del governo, non risolve i problemi. Combattuta anche a colpi di dichiarazioni via Facebook, l’ultima querelle è andata in scena giusto qualche giorno fa, quando Renzi è tornato ad attaccare frontalmente i magistrati: “Trovo ridicolo, e lo dico senza giri di parole, che se hai un mese e mezzo di ferie e ti viene chiesto di rinunciare a qualche giorno, la reazione sia: il premier ci vuol far crepare di lavoro”.                                                                                                                                                                                               Scontata la risposta dell’Anm: “Il problema non sono i magistrati, ma le promesse mancate, la timidezza in materia di prescrizione e corruzione, la proposta, alla vigilia di Natale, di depenalizzare l’evasione fiscale fino al 3%”. Insomma, lo scontro ha superato i livelli di guardia.                                                                                                                                                                             Un’altra grana di cui il nuovo presidente della Repubblica, in qualità di numero uno del Consiglio superiore della magistratura, dovrà occuparsi mettendo alla prova le sue riconosciute doti di mediatore.

DELEGA FISCALE – Poi c’è la vicenda della ‘manina’ di Palazzo Chigi che, alla vigilia di Natale, ha inserito nel decreto attuativo della delega fiscale, a Consiglio dei ministri concluso, una norma che salva dal processo chi evade o froda il fisco sotto il limite del 3% del reddito dichiarato.

Beccato con le mani nella marmellata, Renzi ha congelato il provvedimento rinviandone la discussione al 20 febbraio.                                                                                                                             Una vicenda che più di un costituzionalista ha definito gravissima.                                            “Siamo al di là di una leggerezza, siamo di fronte a un falso in atto  pubblico”, ha affermato Federico Sorrentino: circostanza “che per un premier, un ministro o comunque un funzionario pubblico è particolarmente grave”.                                                                                         Sulla stessa linea anche Alessandro Pace: “Renzi ha usato un sotterfugio per far sì che una sua volizione ‘individuale’ assumesse le sembianze di una disposizione legislativa approvata con tutti i crismi dal Consiglio dei ministri, contro la verità dei fatti”.                                                         Resta da capire se anche il nuovo presidente della Repubblica condividerà i rilievi critici dei giuristi una volta che la norma dovesse arrivare, salvo cambiamenti, sulla sua scrivania.

PARLAMENTO SVILITO  Infine la crescente mortificazione del potere legislativo. Certificata da un Parlamento sempre più impossibilitato a portare avanti leggi proprie e relegato alla subalternità dalla ‘fiducite’ del governo Renzi.

I dati relativi alla legislatura in corso, compresa quindi la parentesi dell’esecutivo di Enrico Letta, parlano di soli 15 disegni di legge di iniziativa parlamentare, presentati cioè da deputati e senatori. Appena lo 0,36%, ha calcolato l’associazione Openpolis, degli oltre quattromila proposti.                                                                                                                                                         In meno di un anno dal suo insediamento, l’ex sindaco di Firenze ha battuto ogni record superando, con oltre il 50% di provvedimenti passati grazie al ricorso alla fiducia, tutti i governi che si sono succeduti dal 1996 ad oggi.                                                                    

Un aspetto su cui, in passato, anche il presidente della Repubblica uscente Giorgio Napolitano era più volte intervenuto.                                                                                                     Nel 2007, ai tempi del governo Prodi, l’ex capo dello Stato si scagliò contro le Finanziarie approvate a colpi di fiducia e ridotte ad un solo articolo “di dimensioni abnormi”. Un anno dopo, con Berlusconi di nuovo a Palazzo Chigi, Napolitano rivolse un accorato invito al governo affinché garantisse “un corretto equilibrio tra governo e parlamento, senza forzature“.                                                                                                                                                                              E il professor Mattarella, esperto di diritto parlamentare, potrebbe ritrovarsi nella stessa situazione del suo predecessore. Di certo, conoscendo l’amore democristiano del nuovo presidente per le regole e i riti della Repubblica parlamentare, per Renzi potrebbero arrivare grattacapi seri. Almeno che non si decida a cambiare davvero verso.

Twitter: @Antonio_Pitoni @GiorgioVelardi