Archivio mensile:maggio 2018

COSA DICONO E DI CHI SPARLANO!….

 

ECCO UN ALTRO BEL REGALO CHE IL M5S RICEVE DALLA EMITTENTE La7, NELLA TRASMISSIONE “L’ARIA CHE TIRA”!…..

UN MUGHINI AL QUALE LA CONDUTTRICE DICE TESTUALMENTE:

“Però, scusa Giampiero, io sono affascinata sempre della tua capacità oratoria, però questo bambolotto, come tu lo hai chiamato, ha preso 11 milioni di voti ed il 32%”

ALLA QUALE MUGHINI RIBATTE, COME MORSO DA UNA TARANTOLA:

“Non vuol dire nulla!… Non vuol dire assolutamente nulla, i voti li hanno presi Peron in Argentina, ne prese una caterva, Hitler in Germania, all’inizio degli anni ’30, una caterva!… Si fosse votato in Italia nel ’38, Mussolini ne prendeva il 95%!….                               I voti, in quanto tali, sono neutri, non indicano una straordinaria veggenza del popolo, il popolo non esiste”

PECCATO CHE, PUR NON ESISTENDO, QUANDO SI INCAZZA SONO GUAI SERI!…                                                                                                               NE SA QUALCOSA LA LA REGINA MARIA ANTONIETTA PER AVER DETTO : “che mangino brioches”, QUANDO LE AVEVANO RIFERITO CHE IL POPOLO NON AVEVA PANE!…

 

 

L’INVITO SPASSIONATO

Vittorio Feltri, il consiglio a Luigi Di Maio: “Tavoli, poltrone… Giggino vai all’Ikea e non rompere”

16 Maggio 2018

Vittorio Feltri, il consiglio a Luigi Di Maio: "Tavoli, poltrone... Giggino vai all'Ikea e non rompere"

Nel mio piccolo vorrei dare un consiglio a Luigino Di Maio che considero un guaglione inesperto, benché ambizioso e con la testa in piena confusione. Lasci perdere la scalata all’ esecutivo, che lo sta impegnando in una impresa superiore alle sue forze.

Invece che aggirarsi nelle aule del potere, alla ricerca disperata di una occupazione stabile per sé e i sodali, si precipiti all’ Ikea dove troverà a propria disposizione tutte le poltrone, i sofà e le cadreghe che desidera.

Non ha bisogno di mendicare posti a sedere a Montecitorio, a Palazzo Madama e a Palazzo Chigi dove una folla di suoi colleghi ambiscono a sistemarsi. Se Luigino fa un salto al mercatone svedese può trovare ciò che gli preme per accomodarsi in attesa di accontentare i propri desideri di mantenuto a vita. Se decide di ricorrere al grande magazzino nordico me lo faccia sapere: sono pronto a pagare il conto dei suoi acquisti. Egli tiene molto all’ arredamento?

Sono sul punto di aiutarlo, gli andrò volentieri incontro per soddisfarne le aspettative. Non c’ è problema. Salderò le fatture senza fare una piega a patto che si tolga dalle palle istituzionali, con le quali non ha nulla da spartire. Coraggio, l’ Ikea è a sua disposizione a mie spese. Non esistono problemi. Lei ordina il numero di scranni che le servono per mettere le chiappe sul morbido, provvedo io al conto, purché la smetta di pretendere sia Salvini a garantirle un salotto di suo gradimento.

Non ne posso più delle trattative sceme del M5S con la Lega per impadronirsi del governo. Sono di una noia mortale, inconcludenti, prive di senso. Matteo ha sbagliato a fidarsi dei grillini, faceva meglio a rifiutare negoziati senza sbocco. Questo lo so.

Ma dopo due mesi di incontri sterili anche lei spero abbia capito che il demonio e l’ acqua santa non hanno alcuna probabilità di conciliarsi. Torni nella sua bella Napoli e la smetta di tediarci con la pretesa assurda di firmare contratti con il Carroccio che, nonostante tutto, è un partito serio a differenza del vostro, ridicolo e sconclusionato.

Caro Di Maio, sparisca dalla scena e la smetta di ingombrare il palcoscenico su cui non merita altro che di servire le bibite agli attori principali. Il luogo che può frequentare è soltanto l’ Ikea. La merce costa poco ed è adatta a lei.

di Vittorio Feltri

 

L’ARIA CHE TIRA

Vittorio Feltri da Myrta Merlino: “Salvini e Di Maio, una buffonata che farà perdere voti”

15 Maggio 2018

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Vittorio Feltri da Myrta Merlino: "Salvini e Di Maio, una buffonata che farà perdere voti"

“Una buffonata”. Così Vittorio Feltri, ospite di Myrta Merlino a L’aria che tira su La7, definisce senza mezzi termini la trattativa (impossibile) tra Matteo Salvini eLuigi Di Maio. “Una comica che fa solo perdere voti”, spiega il direttore di Libero, sottolineando come alla fine i due leader tra qualche giorno si incontreranno di nuovo e stabiliranno che non ha senso andare avanti. “Salvini è stato bravissimo a resuscitare un partito morto come la Lega, che ha preso al 3% e portato quasi al 20%. Ma ha sbagliato la gestione della trattativa di governo, di Di Maio non si doveva fidare e non doveva nemmeno iniziare a parlarci. E poi non ci sono le coperture per il programma del governo”.

Vittorio Feltri: “Il governo Lega-M5s non si farà. Ma se nascesse l’Italia piomberà nel buio”

19 Maggio 2018

Vittorio Feltri

Caro Zulin, ovvio che il contratto non sia tutto da buttare. Contiene varie buone intenzioni, peccato siano irrealizzabili in quanto troppo onerose.

La flat tax è una ottima idea, ridurre le tasse fa bene ai cittadini i quali ne pagano fin troppe, ora. Tuttavia simile provvedimento non si sposa con il reddito di cittadinanza, poiché abbassare gli introiti fiscali e contemporaneamente aumentare le spese significa raddoppiare le uscite. E in un Paese, l’Italia, gravato da un debito mostruoso, ciò significa sballare ancor di più il bilancio dello Stato.

Ogni iniziativa in favore del popolo è benvenuta, però i costi che comporta non possono essere sottovalutati. Si tratta di fare il conto della serva.

Se in casa mia spendo mille euro più di quanti ne guadagno, alla fine devo vendere i quadri e i tappeti per tenere in piedi la famiglia. Noi abbiamo già venduto tutto il vendibile e l’unica cosa che siamo obbligati a fare è risparmiare e non certo sperperare altro denaro. Viceversa il patto Di Maio-Salvini prevede il contrario. E cioè maggiori investimenti nel sociale e minori introiti pubblici. Se il programma si attuasse ci troveremmo con un deficit insostenibile e avremmo un carico di problemi difficili da risolvere.

Il libro dei sogni grillini e leghisti costituisce una lettura consolatoria, non vi è dubbio. Ma con quali palanche sia traducibile in pratica nessuno fino adesso ce lo ha detto. Di qui nasce la nostra contrarietà. Non è lecito dibattere di questioni economico-finanziarie con lo stesso stile in uso al bar sport. Serve competenza amministrativa per compiere operazioni tanto complicate, non bastano la buona volontà e il desiderio di donare benessere alla gente. La quale gente non va illusa e in seguito disillusa. Merita rispetto e non sopporta gli imbrogli di coloro che fanno sulle sue spalle giochi di prestigio inesistente.

I nodi prima o poi arrivano al pettine. Questo governo non s’ha da fare e non si farà. Se vedesse la luce noi piomberemmo nel buio.

di Vittorio Feltri

 

Vittorio Feltri e il governo di Matteo Salvini e Luigi Di Maio: “Tranquilli, sarà solo un governo del c***”

13 Maggio 2018

Vittorio Feltri e il governo di Matteo Salvini e Luigi Di Maio: "Tranquilli, sarà solo un governo del c***"

Niente e così sia. Non so se avremo un governo 5 Stelle-Lega come tutti ipotizzano. Non credo.
Anzi non me lo auguro. Ma se ci fosse non durerebbe granché. È impossibile che i due leader di questi gruppi vadano d’ accordo, sono troppo diversi, praticamente inconciliabili. Ora sono impegnati a trovare una quadra, si riuniscono, discutono, litigano. Sforzi vani.
Salvini non ha nulla da spartire con Di Maio e una intesa tra loro, sincera e durevole, è del tutto improbabile. Non si capisce perché il primo si illuda di sposarsi col secondo, che ha una testolina piccola ed è privo di senso politico. È un pasticcione che ripete a macchinetta lo stesso discorso scemo.
Fossi in Matteo non avrei fiducia in Luigino, personaggetto inaffidabile e scevro di capacità, col quale non avvierei alcuna trattativa: con costui non prenderei nemmeno un caffè. In altre parole, caro Cicchitto, non avremo un esecutivo legastellato. I negoziati salteranno e buonanotte.
Incitiamo Matteo a mandare affanculo Luigino, per usare lo slogan fondativo di Grillo. Basta perdere tempo alla ricerca di una intesa impossibile sul programma. Il reddito di cittadinanza è inattuabile. La Flat tax, idem.
L’ eliminazione della legge Fornero una illusione. Ma di cosa discettano i due vincitori fasulli delle elezioni?
A Salvini conviene ritirarsi in buon ordine. Lo farà poiché non è stupido e non cederà alla bramosia governativa. Pertanto è sciocco che tu, Cicchitto, ti preoccupi di cosa combinerà un gabinetto sostenuto da quelli che chiami partiti populisti. Che populisti non sono. Il populismo infatti fu un movimento nato in Russia alla fine dell’ Ottocento ed è considerato il padre del comunismo. Questa è storia ignorata da Di Maio e forse anche da Salvini. Per cui stai calmo Fabrizio, purtroppo qui non abbiamo neppure i sovranisti, magari li avessimo e rivendicassero il nostro diritto a decidere la politica di casa.
In questo momento vedo intorno a me soltanto gente golosa di potere, che si sbatte per occupare Palazzo Chigi e dintorni allo scopo di provare l’ emozione di comandare. Non si rende conto che lo Stato ha già speso una fortuna e non ha più un soldo da investire in riforme irrealizzabili.
Il reddito di cittadinanza è una presa per i fondelli, la Flat tax è un sogno anticostituzionale in quanto il prelievo fiscale o è proporzionale ai guadagni oppure è illegale. Insomma, siamo di fronte a partiti che in campagna elettorale hanno promesso agli elettori mari e monti, quando non abbiamo che fiumiciattoli e lande desolate.
Tu, Cicchitto, sbagli a prenderli sul serio e a temerli. Non sono in grado di tenere fede a uno solo dei loro impegni. Prendiamo gli immigrati clandestini. Chi è capace di respingerli alzi la mano. Dal 5 marzo a oggi la Lega e il Movimento 5 Stelle hanno fatto la sceneggiata napoletana. Divertente – si fa per dire – ma inconcludente. Avremo, se lo avremo, un governicchio del cavolo, sempre meglio di un governo di cretini.
Mattarella lo sa, come lo sappiamo tu ed io.

di Vittorio Feltri

Vittorio Feltri, perché Matteo Salvini non ha nulla a che spartire con questo programma grillino

22 Maggio 2018

Vittorio Feltri, perché Matteo Salvini non ha nulla a che spartire con questo programma grillino

Immagino che anche i lettori, quanto me, non ne possano più di chiacchiere sul governo in gestazione. Mi pesa scriverne perché siamo sempre al si dice e al forse. Passano i giorni, e addirittura i mesi, e laggiù a Roma non si combina un accidenti.
Da un paio di settimane i politici ci rassicurano: stiamo trattando, siamo sul punto di concludere, fra poco partiremo. E invece non si avvia niente, per fortuna. Infatti il programma “pentalegato” è uno schifo senza precedenti, un condensato neostatalista da fare invidia ai peggiori teorici progressisti, quelli contro i quali Matteo Salvini si è battuto per una vita, portando il suo partito molto in alto.

Il famoso contratto contiene la realizzazione di una banca statale, le cui probabili perdite sarebbero a carico dei cittadini, il cosiddetto reddito di cittadinanza a qualsiasi fannullone, la eliminazione di ogni garanzia per chi è perseguito dalla giustizia, la chiusura dei cantieri delle grandi opere (Tav), l’ eliminazione dell’ Ilva che era, prima di essere picconata, la seconda acciaieria d’ Europa. E tralasciamo altre follie per carità di patria.

Si può dare il via libera a un esecutivo che ha in testa di portare a termine simili progetti velleitari e contrari al liberalismo col quale ci siamo sciacquati la bocca decenni? La cosa che maggiormente ci stupisce in questa fase interminabilmente interlocutoria è l’ atteggiamento di Salvini, che, dopo essersi rivelato un leader palluto, all’ improvviso si è accucciato ai piedi di Di Maio, subendone la nefasta influenza. E si appresti adesso a stringere con costui un patto che sarebbe la rovina del Paese, una specie di suicidio di massa. La Lega non ha nulla da spartire con i 5 Stelle e se si abbassasse a collaborare con essi sarebbe condannata alla irrilevanza. Preghiamo i Verdi di non farsi infinocchiare da un gruppo di storditi privi di cultura amministrativa e di cultura tout court. Nel centrodestra erano presenti i Fratelli d’ Italia (con i quali i nordisti collaboravano) e ora hanno fatto un passo indietro avendo intuito che razza di bulli sono i grillini, totalmente inaffidabili e indegni di guidare l’ Italia. Giorgia Meloni è intelligente e avveduta. Dalle retta, Salvini, e non portarci allo sbando seguendo un Movimento mefitico.

di Vittorio Feltri

SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO

Vittorio Feltri: “Opposizioni squallide e incapaci, così vincono Lega e M5s. Ma rischiamo il fallimento”

20 Maggio 2018

Vittorio Feltri: "Opposizioni squallide e incapaci, così vincono Lega e M5s. Ma rischiamo il fallimento"

Chi si lamenta maggiormente del protagonismo del Movimento 5 Stelle e della Lega deve fare un bel mea culpa. Non è un caso che gli elettori abbiano votato in massa per Di Maio e Salvini. In effetti, se i partiti tradizionali hanno perso milioni di consensi, ciò è dovuto al fatto incontestabile che con il loro comportamento, in anni e anni di attività, sono riusciti a disgustare la folla che un tempo li votava. Per lustri e lustri hanno predicato bene e razzolato pessimamente, perdendo la fiducia popolare. Non c’ è anima che abbia voglia di credere alle forze politiche dominanti per lungo tempo e ora in estrema difficoltà.

Piuttosto che tracciare la croce sui simboli in auge fino al 2008, la gente comune adesso sceglie i nordisti rinnovati da Salvini o i grillini sponsorizzati dal famoso comico genovese. I quali almeno parlano come mangiano, se ne fregano di esprimersi nel linguaggio ispirato dal cosiddetto pensiero unico e puntano a soddisfare il proletariato, svelto a cambiare opinione. L’ arma più efficace dei movimenti vincitori del 5 marzo è lo squallore dei loro avversari, incapaci di interpretare le esigenze esistenziali della base, la quale pertanto si è buttata tra le braccia dei populisti nella speranza, anzi nell’ illusione, siano in grado di voltare pagina. Il problema è che leghisti e pentastellati non sono all’ altezza di capire d’ aver elaborato programmi governativi velleitari, irrealizzabili, non sostenibili finanziariamente. Le idee sono buone soltanto se si dispone delle risorse per tradurle in pratica, altrimenti sono pippe da comizi periferici. Per amministrare lo Stato non basta amare l’ umanità e desiderare di sollevarla dalle sue ambasce: servono competenza, abilità, conoscenza dei dettagli del bilancio (inclusi gli allegati da cui si evincono i particolari delle spese, cioè dove vanno a finire i soldi che i cittadini versano al fisco). Se quelli che si accingono a governare ignorano i segreti sperperi del nostro Paese, non saranno all’ altezza del compito di risanarlo. Rischiano di fallire e noi tutti di essere trascinati nel baratro verso il quale stanno correndo a perdifiato.

di Vittorio Feltri

 

 

DILETTANTI

Più passano le ore e più si entra nel non senso. In che mani rischiamo di finire: il Di Maio Salvini è già una comica

Mamma mia in che mani rischiamo di finire. Una comica, questo è l’unico modo di definire la trattativa tra Di Maio e Salvini per provare a formare un governo.

Ore di inutili riunioni su un finto programma, roboanti dichiarazioni alla stampa sul fatto che «qui si fa la storia», caccia disperata a un candidato premier che data la situazione non può esistere se non di quarta fila. E infine, ieri, il presidente Mattarella che svela il bluff e rimanda tutti a casa, rischiando lui stesso di rimanere travolto dalle risate degli italiani. Perché tra Di Maio e Salvini non c’è accordo su nulla, e se per disperazione alla fine di questo calvario pur di governare dovessero fingere di averlo trovato, ne vedremo delle belle.

Immaginiamo la faccia di Mattarella quando ieri Di Maio gli ha detto che, prima che a lui, il contenuto di un eventuale accordo sarà sottoposto al voto online sulla piattaforma del Movimento Cinque Stelle. Come dire: tu non conti nulla, il nostro Quirinale è la Casaleggio & associati, una società privata che gestisce – in maniera molto discussa e poco trasparente – la vita pubblica e privata dei grillini. Pensavamo di essere in una Repubblica parlamentare, non in una Spa, perché un conto è «rinnovare i riti della politica», altro è elevare lo statuto della Casaleggio a Costituzione.

A questo punto bisogna tornare alla domanda che già ci siamo fatti in questi giorni. Ma Matteo Salvini e la Lega che ci azzeccano, per dirla alla Di Pietro, con queste pagliacciate? Perché si ostinano a trascinare i loro elettori nella palude grillina, inseguendo Di Maio sul terreno della democrazia (finta) basata sui gazebo (sabato anche la Lega farà un referendum farsa) invece che sulle responsabilità che gli eletti, e soprattutto i leader, sono chiamati a prendersi? Più passano le ore, più si entra nel non senso, più una risposta – inquietante – si fa strada nei pettegolezzi politici.

E se Matteo Salvini avesse già deciso che il suo orizzonte non è più, e mai più sarà, il centrodestra, ma una qualche alleanza con il partito di Grillo per spartirsi per lungo tempo potere e poltrone più che per governare? Mi auguro di no, per quanto lo conosco lo escludo, ma proprio per questo si attendono segnali chiari!…

 

Il reddito di cittadinanza? Programma da scherzi a parte

La misura è un esproprio di ricchezza prodotta da qualcuno e assegnata a qualcun altro, retribuito per non fare nulla

La messinscena della nascita di un governo che non c’è (e forse non ci sarà mai) è il primo caso storico di gravidanza isterica post-elettorale.

Quasi tre mesi di travaglio hanno finora provocato nausee ai risparmiatori, allo spread, ai mercati, a quel che resta del Monte dei Paschi, ma anche alla pazienza collettiva. L’eterna gestazione si esprime per video-gemiti e bozze redatte in una lingua da paese sottosviluppato. Tanto travaglio trova tuttavia religiosa attenzione negli studi televisivi sottomessi a un giovane prestidigitatore che brucia milioni pubblici per affumicare a suo gusto la Costituzione, tanto a lui che gli frega. All’orizzonte, lo spettro del «reddito di cittadinanza» che non compensa un atteggiamento produttivo, per esempio aggiornarsi, ma è un esproprio di ricchezza prodotta da qualcuno e assegnata a qualcun altro, retribuito per non fare nulla. La matrice di questa idea geniale sta in quella sinistra che finge di non sapere che la ricchezza va prodotta e non distrutta. Far credere che sia cosa buona scipparla è roba da ‘ndrangheta, non da welfare. Quanti miliardi occorrerebbero per finanziare una tale rapina è argomento di discussione. Ma il naufragio economico e di immagine che ne deriverebbe se una cosa del genere si facesse, ci renderebbe ridicoli e spregevoli davanti al resto del mondo civile. Quel mondo che non complotta contro l’Italia, ma che si chiede sbalordito se non siamo finiti tutti su Scherzi a parte, edizione online, piattaforma Rousseau.

 

Il rovescio delle regole

Mer, 16/05/2018 – 06:00

C’è un limite alla presa in giro del capo dello Stato e all’irrisione delle sue prerogative.

Ora l’irriguardoso Di Maio afferma: «Voto on line M5S deciderà se fare partire il governo». Dunque ci hanno fin qui preso in giro, e hanno chiesto tempo a Mattarella per elaborare un programma da sottoporre a elettori drogati di internet. E il presidente della Repubblica dovrà piegarsi al volere di qualche migliaio di fanatici del web, veri e propri terroristi mediatici, espressione del fondamentalismo della rete.

Ma la responsabilità è anche del capo dello Stato che non solo tollera queste idiozie ma abiura alla responsabilità di nominare il presidente del Consiglio, che tocca a lui e a lui solo, senza farsi imbeccare. L’articolo 92 della Costituzione disciplina la formazione del governo con una formula chiarissima: «Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri». Questa è la procedura. In questo momento sta avvenendo il contrario.

Su proposta di due ministri che non ha ancora nominato, il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio. Non si è mai visto, ed è palesemente incostituzionale. Se dovesse accadere, e sta accadendo, a quanto sembra (Mattarella aspetta da Salvini e Di Maio il nome uscito, per loro stessa ammissione, dalle ultime trattative). È palese l’aberrante procedimento al rovescio che potrebbe aprire la strada a una richiesta di impeachment per il capo dello Stato.

 

Quel premier fantoccio calpesta la Carta

Vi ricordate quelli che la legalità-la legalità e la nostra Costituzione è la più bella del mondo? E quelli che la centralità del Parlamento e attenzione al partito-azienda? Ecco, chissà dove sono finiti.

Chissà come mai sono sordi, muti e ciechi di fronte a una serie di fatti che fanno, della crisi attuale, più una crisi istituzionale che politica. Ne elenchiamo almeno quattro, di questi fatti: poi aggiungeremo una domanda.

Allora, primo fatto: è del tutto incostituzionale che il nome del presidente del Consiglio non venga scelto dal presidente della Repubblica bensì da due leader di partito. Di Maio e Salvini hanno in mente di scegliere il nome del premier e poi di andare al Quirinale a registrarlo come si va da un notaio, ma forse neanche, diciamo come si va in Comune all’ufficio anagrafe.

Secondo fatto: Di Maio e Salvini questo premier lo sceglieranno dopo avere fatto il programma e deciso la squadra dei ministri. E pure questo è del tutto incostituzionale. L’articolo 92 prevede che «il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri». Ora invece, se andrà in porto il governo ircocervo, avremo un presidente del Consiglio espropriato dei suoi diritti e doveri previsti dalla Costituzione. Diciamola tutta: questi che avevano contestato i premier non eletti dal popolo, ora vogliono un premier che sia mero esecutore di programmi altrui. Una testa di legno, via.

Terzo fatto: è non solo incostituzionale, ma una pagliacciata, che il via libera al governo venga da un sondaggio on line messo in piedi – pensa te con quali garanzie, oltretutto – dalla Casaleggio & associati, cioè da una società privata, e dai gazebo della Lega, dove chi per caso passa di lì magari vota. Una pagliacciata sulla quale c’è però poco da ridere, perché in questo modo anche il Parlamento, oltre che il presidente della Repubblica e quello del Consiglio, viene espropriato delle sue funzioni.

Il quarto fatto non è nuovissimo ma val la pena di ricordarlo, en passant, visto che stiamo parlando di incostituzionalità: la multa di centomila euro che un parlamentare dei 5 Stelle dovrà pagare («entro dieci giorni») al Movimento in caso di: espulsione dal gruppo o dal Movimento; abbandono del gruppo e/o iscrizione ad altro gruppo; dimissione anticipate dalla carica. È il patto che introduce di fatto il vincolo di mandato, il quale magari sarà giusto, o quantomeno opportuno, però è ancora vietato, all’articolo 67, dalla «Costituzione più bella del mondo». E introduce, prevedendo la multa anche per l’espulsione (decisa, per qualsiasi motivo, dal partito), pure un ricatto che priva il parlamentare di qualsiasi libertà di espressione politica.

E ora, esposti i fatti, veniamo alla domanda: che cosa sarebbe successo se tutto questo l’avesse fatto Berlusconi? Se, all’epoca in cui era chiamato il Cavaliere Nero, avesse messo il programma di governo al voto fra i residenti di Milano 2 e Milano 3? O fra i tifosi del Milan? E se oggi lo sottoponesse al parere vincolante degli abbonati di Mediaset Premium? E se i parlamentari di Forza Italia fossero costretti, in caso di espulsione o abbandono, a pagare centomila euro alla Fininvest?

Sono iperboli, battute: ma è esattamente ciò che sta succedendo adesso con la società privata che controlla il Movimento, quello «dei cittadini».

E una domanda ancora: detto che la magistratura non deve sostituirsi alla politica eccetera eccetera, però dico, i giustizialisti dove sono? Siamo sicuri che non c’è qualche reato? O meglio: siamo sicuri che se cose del genere le avesse fatte Berlusconi non sarebbe spuntato un magistrato che avrebbe trovato qualche motivo per contestare l’articolo 283 del Codice penale, «attentato contro la Costituzione dello Stato»? E per dirla tutta – così, per non parlare solo di Berlusconi – diciamo la verità: anche a Renzi hanno dato del fascista per molto meno. In silenzio, con l’indifferenza quando non con l’assenso di buona parte del popolo italiano, oggi a essere calpestata non è solo la Costituzione, ma anche la democrazia. Ora, guardando le mosse dei giallo-verdi, forse non è il caso di evocare Hitler e Mussolini, però Paperoga magari sì.

Michele Brambilla….

 

Governo, Gentiloni: “Con proposte velleitarie e stravaganti l’Italia rischia di finire nel burrone”

Governo, Gentiloni: "Con proposte velleitarie e stravaganti l'Italia rischia di finire nel burrone"

Paolo Gentiloni  (ansa)

Il premier uscente ha detto che rassicurerà i leader Ue riuniti a Sofia. “Ma la strada di questi cinque-sei anni che ci ha portati fuori dalla crisi può essere abbandonata molto rapidamente”. Delrio: “Bozza M5s-Lega orribile. Spero falliscano”. Calenda: “Stop assemblea Pd, mobilitiamoci”. Appello di Martina alle componenti dem: “Uniamo le forze per difendere il Paese in Europa”

16 maggio 2018
ROMA – “Cercherò di rassicurare l’Europa, ma quando sento proposte velleitarie e stravaganti
rischia di essere difficile rassicurare”, lo ha detto il premier uscente Paolo Gentiloni, intervistato
dal Tg1 in merito alla ricerca di intesa tra M5s e Lega, alla vigilia del vertice Ue di Sofia.”La strada
di questi cinque-sei anni che ci ha portati fuori dalla crisi può essere abbandonata molto
rapidamente e fuori strada non c’è il paradiso ma il burrone”, è stato l’avvertimento del
presidente del Consiglio. Da stasera ai leader dell’Ue che al vertice di Sofia chiederanno che
cosa sta succedendo in Italia “risponderò, come sempre, che l’Italia è uscita da una crisi
difficilissima, che adesso il quadro economico generale è incoraggiante, che nei primi tre mesi
di quest’anno abbiamo la stessa crescita della Germania, che abbiamo ridotto dell’80 per cento
gli sbarchi di immigrati gestiti dai trafficanti”.”L’italia – ha sottolineato Gentiloni – è uno dei grandi, è tornata credibile in questi anni. E ora che si discute del futuro dell’Europa può dire la sua: Europa con più crescita, più solidale sull’immigrazione, più presente a livello internazionale. Certo, per essere protagonisti, in questa discussione – ha sottolineato il capo del governo – bisogna credere nel futuro dell’Europa, non considerare l’Europa un fastidio”.· DELRIO: M5S-LEGA, BOZZA ORRIBILE
Stamattina anche il ministro uscente delle Infrastrutture Graziano Delrio, ospite di Circo Massimo su Radio Capital, è stato molto critico. “La bozza mi sembra orribile. Hanno ragionato di condono di debito pubblico e uscita dall’euro, è molto preoccupante che, anche se superata, abbiano messo giù quelle ricette. Siamo anche noi a bordo di quell’autobus: se il guidatore sbanda e cade in un burrone, cadiamo tutti”. E il ministro si è augurato che l’esecutivo giallo-verde non veda la luce: “Per il bene del Paese auspico che non ce la facciano. È giusto che possano provarci, ma vorrei che chi governasse avesse del sale in zucca. Per fortuna c’è un altra proposta in campo, quella di un governo istituzionale proposto dal presidente Mattarella. Sarebbe molto più saggio questo secondo scenario”.

Governo, Delrio: “Bozza di contratto M5s – Lega è orribile, spero non ce la facciano”

“La cosa che mi preoccupa di più è quello che manca: il tema del lavoro – ha continuato – comodo parlare di reddito di cittadinanza. Io ho già detto che è molto facile sradicare la povertà piuttosto che promettere un reddito tra due-tre anni che non si sa se riusciranno ad applicare”. Anche sul tema delle pensioni per il capogruppo del Pd alla Camera bisogna stare attenti: “Il problema sono le nuove generazioni, che restano chiuse. Sono favorevole alla correzione della Fornero, ma scassare i conti pubblici è un altro conto”.

Per Delrio, Salvini e Di Maio “hanno una cultura costituzionale preoccupante”. E ha paragonato il comitato di conciliazione parallelo al Consiglio dei ministri, previsto nella bozza del contratto di governo, al “gran consiglio del fascismo, siamo agli organi paralleli ormai. Io ho detto chiaramente che questo potrebbe essere un esecutivo di vera destra”, ha concluso il ministro uscente.

· I TRAVAGLI DEL PD
Delrio ha anche parlato delle questioni interne del Pd che verranno affrontate nell’assemblea in programma per sabato 19: “La vera sfida è restare uniti nella diversità. Io mi batterò per l’unità del partito”. Poi, rivolto al segretario reggente, ha aggiunto: “A Martina va detto grazie, l’importante è che la direzione sia quella giusta. Bisogna fare una discussione sui temi, più che sulle persone. Io non mi candido alle primarie, ma non vedo una scissione all’orizzonte. Abbiamo bisogno di ripartire, di rigenerarci. Siamo ancora il secondo partito ma abbiamo perso le elezioni”.

Sul tema del dibattito interno al Pd, gli ha risposto a distanza il ministro uscente dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Che ha invitato il partito a una grande mobilitazione per difendere la collocazione dell’Italia in Europa di fronte alle prospettive antieuropeiste del programma gialloverde: “Se questi contenuti (quelli del contratto M5s-Lega, ndr) saranno quelli che verranno sottoposti ai gazebo etc. il Pd dovrebbe cancellare l’assemblea, evitare ulteriori dibattiti autoreferenziali, e organizzare una grande mobilitazione con forze sociali per difendere la nostra collocazione europea”.

Ne ha accolto la sollecitazione il segretario reggente Maurizio Martina: “Dall’Assemblea nazionale la nostra mobilitazione per l’alternativa. Per difendere l’Italia in Europa. Uniamo le forze, rilanciamo il Pdnetwork, apriamoci al Paese”. E poi avanza la sua proposta di mediazione al partito: “Penso che il nostro congresso vada
anticipato e si possa svolgere anche in tempi rapidi entro quest’anno. E credo doveroso eleggere un segretario in assemblea sabato per avere una guida certa e affrontare la fase delicata che abbiamo davanti con spirito collegiale”. Dal fronte renziano, Ettore Rosato chiude: “Le strade sono due: o si fa il congresso o si vota il segretario che completa il suo mandato. Il congresso mi sembra la strada più naturale, vie di mezzo mi sembrano forzature”.

Franceschini, Orlando, Emiliano, Fassino, Veltroni e tutte le componenti non renziane puntano ad eleggere Martina segretario e a convocare il congresso entro l’anno.

 

LEGHISTA IN SALSA GRILLINA

Matteo Salvini: “Roma è bellissima e non ci sono neanche le buche”

17 Maggio 201

Un bel sole alle spalle, in una tipica giornata di primavera romana, Matteo Salvinisi riprende col cellulare in una pausa tra i numerosi vertici con Luigi Di Maio. Nel video dice che Roma è bellissima e che non ci sono nemmeno le buche. Non sarà mica per compiacere il suo quasi compagnuccio di governo Luigi Di Maio e la sua sindaca Virginia Raggi? No, il Salvini grillino no.

DEBITO PUBBLICO

Governo M5S-Lega, gli analisti finanziari: a ottobre in Italia sarà la catastrofe

17 Maggio 2018

Governo M5S-Lega, gli analisti finanziari: a ottobre in Italia sarà la catastrofe

Dall’Europa, quella politica e delle grandi banche, sono già partite intimidazioni e minacce, dopo quanto è filtrato in tema di tasse, pensioni, reddito di cittadinanza e quant’altro del contratto di governo messo a punto da Lega e 5 Stelle. E le minacce potrebbero trasformarsi in guerra a ottobre, quando l’ombrello aperto sui nostri titoli di Stato da Mario Draghi grazie al Quantitative Easing verrà meno.

L’ombrello resterà aperto fino a settembre: fino lì la Banca centrale europeacontinuerà nel programma di acquisto titoli deciso ormai da qualche anno e che ha contribuito in maniera decisiva a mantenere bassi i tassi d’interesse dei nostri titoli di Stato, consentendo al nostro Paese di pagare nel 2017 interessi sul proprio debito pubblico pari a 65,6 miliardi di euro, ovvero la cifra più bassa in valore assoluto dagli anni Novanta. Ma da ottobre…

Quanto è accaduto nel 2011 non è al momento immaginabile (spread a circa 540), ma il differenziale tra Btp e Bund che si è inerpicato a quota 170 punti è comunque un segnale. Non bastasse, il quotidiano Il Messaggero riporta gli analisti di Mediobanca che definiscono “semplicemente inaccettabile in Europa” la richiesta di cancellazione di una parte del debito pubblico del nostro Paese con l’Europa. Giuseppe Sersale di Anthilia Capital Partners, citato sempre dal quotidiano romano, la definisce una proposta “surreale e irrealizzabile”.

E tra gli operatori, scrive sempre Il Messaggero, si diceva ieri che “se davvero questo è il tono del dibattito, c’è da aspettarsi una fase di rapporti tempestosi con l’Europa”. Uno scenario che fino a settembre il nostro Paese potrà reggere, ma che rappresenta un’incognita quando da ottobre il fronte delle banche guidato dalla Bundesbank spingerà per chiudere i rubinetti. Per Marco Palacino di BNY Mellon “gli investitori danno già per scontato che il debito della periferia europa accuserà il colpo, per cui è lecito attendersi un aumento dello spread tra Btp e Bund nell’ultimo trimestre dell’anno”.

 

EURO-GOLPETTINO

Sergio Mattarella, Emmanuel Macron svela il piano: “M5s e Lega paradossali, ma so che il Quirinale…”

17 Maggio 2018

Sergio Mattarella, Emmanuel Macron svela il piano: "M5s e Lega paradossali, ma so che il Quirinale..."

“Bisogna accettare quello che i popoli decidono”, ma per Emmanuel Macronquelle di Lega e M5s sono “forze eterogenee e
paradossali che potrebbero allearsi su un progetto che non vedo”. Da Sofia, durante una conferenza stampa al termine del vertice Ue sui Balcani occidentali, il presidente francese e leader di En Marche, europeista convinto, si dimostra preoccupato ma fiducioso in un intervento del Quirinale: “Il presidente Mattarella ha indicato che il governo è legato a una strategia europea. C’è una parte di incertezza a questo stadio, ma ho anche un elemento di fiducia perché Mattarella ha sottolineato e indicato che il governo dovrà lavorare con l’Ue e che per lui questo è uno dei criteri relativi al nuovo esecutivo”.

 

PARLA L’ESPERTO

Governo Lega-M5s, la previsione dell’economista Daniel Gros: “Programma assurdo, l’Italia sarà isolata”

17 Maggio 2018

Governo Lega-M5s, la previsione dell'economista Daniel Gros: "Programma assurdo, l'Italia sarà isolata"

“I danni di affermazioni come quelle sull’Europa del contratto Lega-M5S sono spaventosi e di lungo termine, diretti e indiretti”. Daniel Gros, l’economista tedesco che dirige il prestigioso Center for european policy studies di Bruxelles, in una intervista a Repubblica, si dice sconvolto sulla questione Europa sollevata dal documento sull’accordo di programma tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Al di là delle smentite, sostiene Gros, “il solo fatto che qualcuno abbia pensato di inserire in un programma di governo assurdità come l’auto-perdono di 250 miliardi di debito, anche se poi se l’è rimangiato, aleggerà per sempre come una cappa inestinguibile sul vostro Paese. Senza contare il grossolano errore di attribuire alla Bce quello che sta nei forzieri della Banca d’Italia, che se li cancellasse farebbe un doppio danno al suo Paese”.

Anche l’uscita dall’euro è assurda: “Beh, l’ avete sentito anche voi Grilloriprendere per l’ ennesima volta il caso mentre la tempesta infuriava sui mercati. Non si rendono conto che Maastricht e le altre regole europee vincolano i Paesi e non i singoli governi. Questi possono cambiare, ma le regole europee sono lì, codificate”. E secondo Gros sarà peggio del 2011 perché a differenza di allora oggi “l’Italia è isolata, e il suo anti-europeismo la isolerà sempre di più. E questo proprio nel passaggio più difficile, la fine del Quantitative easing e poi la dipartita di Draghi e i rialzi dei tassi”

 

IL PATTO AI RAGGI X

Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il Consiglio di conciliazione: che poteri avrà, l’ombra del modello-Napolitano

17 Maggio 2018

Salvini-Di Maio, che cos'è il Consiglio di conciliazione e che poteri avrà

Nel contratto concluso tra Salvini e Di Maio per il governo gialloverde c’è qualcosa che non s’era mai visto prima. No, non i tagli alle tasse, pure quelli una “prima” assoluta se andranno davvero in porto. Ma un vero “oggetto misterioso”: il “comitato di conciliazione”. Che, stando ai suoi ideatori, dovrebbe essere un organo in grado di dirimere eventuali contrasti che dovessero sorgere tra i due partiti di governo nel corso della legislatura.

In teoria, come fa notare Il Giornale, il Consiglio dei ministri dovrebbe servire anche a quello. Ma, evidentemente, i due partiti si sono voluti dare unostrumento di comunicazione che non fosse a livello governativo. E così c’è chi lo ha paragonato agli organi più svariati che nelle storia d’Italia sono stati “inventati”: dal “Gran Consiglio del Fascismo”, che però come spiega Il Giornaledi fatto non faceva granchè ed era pressochè sprovvisto di poteri reali, ai “dieci saggi” di Napolitano chiamati nel 2013 a elaborare un programma di governo.

Ma, secondo il quotidiano di via Negri, il Comitato di conciliazione gialloverde avrà poteri ben maggiori, che di fatto gli permetteranno di mettere sotto vigilanza sia il presidente del Consiglio sia – e forse questo è uno dei suoi scopi, i lavori del Parlamento. Volendola vedere “bene”, il comitato sarà uno strumento per dirimere divergenze interne all’alleanza senza esporre troppo i capi. A vederla “male”, spinge a pensare che i due partiti intendano cambiare le regole del gioco ben oltre i programmi elettorali con mezzi e tempi spicci e soluzioni che andrebbero invece discusse in Parlamento, in quanto discutibili.

Il Consiglio, tra l’altro, non è previsto dalla Costituzione: ne faranno parte, oltre al presidente del Consiglio dei ministri, anche il capo politico del Movimento 5 Stelle e il segretario federale della Lega, i capigruppo di Camera e Senato delle due forze politiche.

 

Governo, immigrazione e islam: la resa della Lega al M5S

Nell’ultima bozza del contratto di governo in dubbio i centri di rimpatrio e l’albo degli imam: addio a punti chiave del programma leghista?

L’ultima bozza di contratto del (possibile) governo tra Lega e M5S parla chiaro: ci sono ancora almeno sei punti da definire meglio (leggi qui).

Alcuni sono segnati in rosso perché “necessitano di un vaglio politico primario“. Tradotto, vuol dire che ne hanno discusso in queste ore Matteo Salvini e Luigi Di Maio guardandosi negli occhi. Sono temi spinosi, su cui le posizioni dei due partiti sono distanti. È possibile, dunque, che verranno ulteriormente limati e chissà cancellati del tutto.

La resa di Salvini?

Eppure si tratta di argomenti cruciali nel programma di governo con cui la Lega si è presentata a marzo alle elezioni. Soprattutto in tema di immigrazione e islam. Tra le frasi segnate in rosso ce n’è una che riguarda i Cie (o Cpr), ovvero i centri di espulsione per immigrati irregolari. Attualmente la bozza giallo-verde prevede “l’individuazione di sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno uno per ogni regione, previo accordo con la Regione medesima, e con una capienza tale da garantire il trattenimento di tutti gli immigrati il cui ingresso o soggiorno sia irregolare, presenti e rintracciati sul territorio nazionale“.

Niente di più e niente di meno di quanto in sostanza già prescritto dall’ultima legge varata da Marco Minniti, che ha istituito un Centro di permanenza per il rimpatrio in ogni regione (anche se ne sono stati aperti pochi). Perché allora questo passaggio è segnato in rosso e rischia di saltare? Semplice: il M5S non li vuole. A gennaio 2017 sul blog di Grillocomparve infatti un netto “no ai Cie in ogni regione”. E lo ribadì anche la deputata Fabiana Dadone nelle dichiarazioni prima del voto finale a Montecitorio: “È inutile andare a creare degli hotspot e implementare i Cie”. Risultato: nel programma elettorale grillino non erano neppure citati.

Se le “sedi per i rimpatri” dovessero essere tagliate con un tratto di penna dal contrattto tra Lega e M5S, sarebbe una vera e propria resa di Salvini all’alleato. Perché? Semplice: l’apertura di nuovi centri era il primo punto del programma leghista, che voleva aprirne “non meno di uno per ogni Regione e, contestualmente, prolungare il termine per il trattenimento almeno sino a 6 mesi, al fine di rendere eseguibile l’espulsione”. Non solo. Salvini nei Cie voleva pure “trattenerci” tutti i richiedenti asilo senza documenti fino all’identificazione e darli in gestione alle Regioni. Tutto superato?

Il rapporto con l’islam

C’è poi un’altra questione che i due leader dovranno discutere. Ed è quella del rapporto con l’islam. Sul tema le proposte elettorali leghiste erano chiare: “Deve esserci – dicevano – l’osservanza e applicazione rigida della legge ai musulmani per quanto vietato anche ai cittadini italiani“. Niente sconti, insomma. Senza contare che nel 2017 la Lega era tra i firmatari di un provvedimento che voleva istituire un albo dei predicatori (idea ribadita nel programma). Il Ddl rimase a lungo chiuso in un casseto (poi bocciato in commissione), tra le proteste di Nicola Molteni che denunciò la mancata “volontà politica di mandare avanti una legge che in un Paese normale verrebbe approvata“.

Sembra assurdo che non appena il Carroccio si appresta ad andare al governo, la strada per Palazzo Chigi si stia incagliando proprio su questo punto. La bozza col M5S prevede infatti di “adottare una normativa ad hoc anche che preveda l’istituzione di un registro dei ministri di culto, lo svolgimento delle prediche in lingua italiana e la tracciabilità dei finanziamenti per la costruzione delle moschee e, in generale, dei luoghi di culto, anche se diversamente denominati“. Ma il paragrafo è segnato in rosso. Il M5S, infatti, guardava più ad una “costituente islamica” che ad un albo per limitare l’islam, tanto che diversi musulmani facevano il tifo per i grillini. In Lombardia, per fare un esempio, il M5Sprometteva di cancellare la legge regionale del centrodestra, che ha fermato le nascita di nuove moschee. E a Roma, nel 2016, i pentastellati locali avevano approvato una mozione per assegnare le palestre delle scuole e i locali del V municipio ai musulmani ogni venerdì di preghiera. A Salvini va bene? Non resta che sperare che i paragrafi in rosso non scompaiano del tutto.

 

I barbari, i servi e i saggi

Salvini e Di Maio non trascinino l’Italia in una guerra già persa in partenza con l’Europa intera ma lavorino per portare l’Europa dalla nostra parte

La lobby europea dice la sua, come ha sempre fatto, sugli affari interni italiani. E la sua gazzetta, il Financial Times, fa la sintesi: «Arrivano i barbari», riferendosi al nascente governo Cinquestelle-Lega.

Matteo Salvini non ci sta e ieri ha chiosato: «Meglio barbari che servi». Come non essere d’accordo, anche perché la parola «barbari» all’origine stava a indicare chi parlava una lingua diversa e che quindi alle orecchie dell’ascoltatore natio appariva come un balbuziente.

Ora, che Italia ed Europa parlino lingue diverse non è una novità: incomprensioni e diffidenze sono vecchie quanto l’euro. Qualsiasi governo, da quelli Berlusconi a quello di Renzi, ha dovuto fare i conti (non solo in senso metaforico) con i tecnocrati di Bruxelles, senza mai venirne davvero a capo. Anzi, il Cavaliere, apparentemente il più moderato di tutti, è caduto anche (ma forse soprattutto) per le sue impuntature contro l’egemonia egoista dell’asse franco-tedesco, quello per intenderci che ha innescato il complotto dello spread del 2011, oggi ammesso – sia pure per convenienza – financo dall’ultra grillino Di Battista.

L’esperienza deve quindi insegnare che nello scontro frontale, giusto o sbagliato che sia, il governo italiano è destinato a soccombere (anche Renzi ne sa qualcosa), stante la disparità di forze in campo. E che per tornare alla massima di Matteo Salvini, tra barbari e servi – all’epoca dei romani – in mezzo c’era il Senato, punto di mediazione di uomini di esperienza e buon senso.

Se Salvini, sciaguratamente con Di Maio, dovesse andare al governo, ci auguriamo continui a parlare una lingua diversa da quella dei tecnocrati, ma che non spinga la «barbarie», come accadde nell’antichità, fino a provocare la decadenza prima e la dissoluzione poi dell’Impero. In altre parole, non trasciniamo l’Italia in una guerra già persa in partenza con l’Europa intera ma lavoriamo per portare l’Europa dalla nostra parte.

Ps. Ieri Matteo Salvini si è lamentato pubblicamente del Giornale, troppo critico su questa trattativa. Brutto segno: ancora non è entrato nel Palazzo e già mostra sintomi di insofferenza tipici della casta. Vorrei tranquillizzarlo. Ci stiamo limitando a interpretare le paure e i dubbi di chi vuole bene a lui e alla Lega per le cattive compagnie che frequenta. Noi difendiamo il programma elettorale del centrodestra, che anche su suo suggerimento abbiamo votato e che non prevede il taglio delle pensioni, né d’oro né d’argento. Tutto il resto non ci interessa.

“Chiuso il contratto”. Taglio alle pensioni sopra i 5mila euro

Manca solo l’ok dei leader, colpiti i redditi più alti Stop alla Tav Torino-Lione. Molti i nodi da sciogliere

Roma – Pensioni d’oro da tagliare per «equità sociale». Nel contratto M5s Lega approvato ieri in via quasi definitiva (manca il timbro di Luigi di Maio e Matteo Salvini, che devono anche sciogliere gli ultimi nodi) c’è un tema molto poco leghista. Cioè un «intervento finalizzato al taglio delle cosiddette pensioni d’oro (superiori ai 5.000,00 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati».

Misura seminascosta nel capitolo sui costi della politica e che porterà pochi soldi, visto che le pensioni che superano i 5.000 euro sono meno dell’1%. Sono quasi tutte concentrate al Nord. Altra sorpresa, accanto all’abolizione della Fornero, c’è il ritorno di Opzione donna, «che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 di contributi di andare in quiescenza subito».

La versione semidefinitiva, anticipata ieri dall’agenzia Adnkronos (che il M5s ha spiegato essere quella di martedì sera) differisce dalle bozze circolate nei giorni scorsi per alcuni particolari. Tutti rilevanti. Ad esempio lo stop all’alta velocità Torino Lione per «ridiscuterne integralmente il progetto». Anche se il tema è tra quelli che sono ancora soggetti a modifiche.

Quanto il messaggio dei mercati sia stato preso sul serio è dimostrato dalle tante rassicurazioni. Scomparso il referendum sull’Euro, è comparso un capitolo sul debito pubblico, dove si ripropone un classico qual è lo scorporo della spesa per investimenti. Niente «sconto» dalla Bce e coperture garantite da «tagli agli sprechi». Rassicurazioni anche sul fronte delle alleanze internazionali, argomento molto sentito al Quirinale, anche se nella bozza entrata alle riunioni di ieri si chiede la fine alle sanzioni contro la Russia di Vladimir Putin.

Nel testo emergono concessioni alla Lega, come la chiusura dei campi Rom irregolari, un giro di vite sulle missioni sul Mediterraneo per recuperare le barche dei disperati. Un richiamo specifico alla legittima difesa dei cittadini la cui proprietà sia violata da malviventi. Poi una formulazione più precisa della flat tax. Le bozze avevano cancellato il riferimento alle aliquote, poi sono rispuntate nella versione leghista: 15% e 20%. Ma senza soglie di reddito. Poi la aliquota sulle imprese al 15%.

Sono presenti temi molto grillini, come l’acqua pubblica, oltre la Tav, a green economy, il comitato di conciliazione, una sorta di organismo politico che controlla il governo e il «codice etico» per i membri del governo. Ieri sera restavano ancora dei punti da definire. Passati ieri notte al vaglio di Di Maio e Salvini, già impegnati nella trattativa sul premier.