Archivio mensile:aprile 2019

NON ESISTE ALCUN SOGNO EUROPEO!….

Reportage completo e documentato sulle origini eversive dell’Unione Europea.

L’Unione Europea fu un progetto della CIA e delle oligarchie finanziarie per sottomettere i popoli europei: I documenti desegretati e la confessione dei padri fondatori.

Con l’Unione Europea siamo entrati in una trappola. Anzi sarebbe più corretto dire che hanno piazzato una sbarra alla volta chiudendo un cerchio intorno a noi fino a farci ritrovare in gabbia, senza che ce ne accorgessimo.

Ogni sbarra, infatti, veniva scientemente piazzata e nascosta sotto una diversa finalità: Divorzio tra Ministero e Banca d’Italia. Privatizzazione degli enti pubblici e delle banche. Svendita delle aziende considerate gioielli di Stato. Trattato di Maastricht. Trattato di Lisbona. Fiscal compact. Pareggio di bilancio.

Diversi governi. Diversi presidenti del Consiglio. Diversi Ministri dell’Economia. Diversi tecnici. Una sola regia, quella del Cartello finanziario internazionale ed un solo obiettivo: togliere sovranità agli Stati e metterla nelle mani di quelle oligarchie che hanno progettato, finanziato e creato l’Unione Europea e l’euro per i loro progetti di dominio.

Detta in questo modo, si corre il rischio di essere bollati come complottisti da chi vorrebbe depotenziare delle tesi totalmente discordanti rispetto a quelle propagandate dal mainstream e imposte dal pensiero unico.

Ma se il complottista è qualcuno che racconta cose incredibili che non può dimostrare. In questo articolo proveremo a dimostrare cose incredibili che non dovevano essere raccontate come ho già fatto nel mio libro La Matrix Europea.

La versione supportata dall’intero apparato politico, accademico e mediatico prevede, infatti, l’esistenza di un progetto di Europa dei popoli che affonda le sue radici in un Manifesto per un’Europa libera e unita concepito da chi aveva idee socialiste ed inseguiva il sogno di pace, democrazia e prosperità per i cittadini europei.

Gli architetti dell’euro e dell’Unione Europea avevano previsto che la moneta unica e le cessioni di sovranità avrebbero portato coesione e benessere tra gli Stati europei.

Secondo questa versione l’euro e l’Europa stanno ora attraversando un momento di crisi dovuto alla necessità di effettuare ulteriori cessioni di sovranità per favorire la nascita degli Stati Uniti d’Europa.

Queste premesse sono la giustificazione di tutti quelli che vogliono riformare l’Europa dall’interno che siano essi definiti sovranisti o anti sovranisti. Non c’è differenza, infatti, tra queste due categorie quando anche i primi sostengono di voler riformare l’Europa dall’interno.Non dimentichiamo, infatti, che anche il “Più Europa” altro non è che una riforma dall’interno.

Ma siamo sicuri che siano queste le basi da cui è nato il progetto federalista europeo?

Documenti ufficiali e desegretati, che i media ci tengono nascosti da oltre 20 anni; le frasi dei veri padri fondatori dell’Europa scritte nero su bianco e la documentata provenienza del loro progetto ci dimostrano esattamente il contrario e cioè che questa Europa che stiamo vivendo oggi, tecnocratica e anti-democratica è esattamente quella che i padri fondatori avevano progettato: l’Europa delle oligarchie finanziarie. Una sinarchia ispirata da quello che loro stessi definiscono un “dispotismo illuminato”.

Quello che noi chiamiamo il fallimento dell’euro è in realtà la massima realizzazione del progetto di chi lo aveva concepito come arma per soggiogare i popoli, indurre le crisi economiche e portare a termine un vero e proprio golpe finanziario nascosto “dietro finalità puramente economiche” per usare le loro stesse frasi.

La realtà che emerge dallo studio della genesi dell’Unione Europea dimostra che non esiste alcun sogno Europeo per i popoli. L’UE è stata concepita per essere l’incubo dei popoli europei; l’incubo dei lavoratori; un incubo per le democrazie ed un sogno unicamente per le oligarchie che hanno ufficialmente finanziato e diretto la sua creazione con obiettivi diametralmente opposti a quelli dei popoli e delle democrazie.

Dimostreremo, quindi, che chi insegue il sogno europeo non è un sognatore ma semplicemente uno che non si è mai svegliato. Chi dice che questa non è l’Europa che avevano immaginato i suoi padri fondatori non è un nostalgico ma è un inconsapevole.

Documenti governativi americani desegretati nel 2000 e resi di dominio pubblico negli archivi nazionali, forniscono le prove che le grandi oligarchie finanziarie anglo-americane di concerto con i Servizi Segreti americani condussero una campagna a partire dagli anni 50’ per creare e dirigere per i propri interessi l’Unione Europea e la moneta unica provando a cancellare il concetto di democrazia, sovranità e autodeterminazione dei popoli del vecchio continente.

I documenti in questione sono stati trovati da Joshua Paul, noto ricercatore della University di Washington. Pubblicati nel 2000 dal famoso giornalista Evans Pritchard sulle colonne del prestigioso Telegraph britannico. Altro che teoria del complotto.

https://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/1356047/Euro-federalists-financed-by-US-spy-chiefs.html

I documenti mostrano in maniera incontrovertibile che il principale strumento per forgiare l’agenda europea non proveniva dal vecchio continente, come sarebbe lecito pensare, ma dalle più controverse oligarchie americane e nello specifico dall’American Committee for a United Europe [ACUE], costituito nel 1948.

https://warwick.ac.uk/fac/soc/pais/people/aldrich/publications/oss_cia_united_europe_eec_eu.pdf

Queste oligarchie miravano, a creare gli Stati Uniti d’Europa, un super Stato da esse stesse eterodiretto, che fosse svincolato da ogni controllo democratico. Ed oggi è sotto gli occhi di tutti che il vero potere decisionale nella UE è, in effetti, nelle mani di istituzioni come la Commissione o la BCE che non sono direttamente investite dal consenso popolare. Anzi la BCE, vero dominus della UE, non ha alcun collegamento con i popoli europei e non può neanche essere definita propriamente una istituzione europea.

L’idea era quella di dotare questo Super Stato di una moneta totalmente svincolata dai Governi con una Banca Centrale indipendente dagli Stati ma pensata in modo da rendere gli Stati totalmente dipendenti dal Mercato e dalle scelte della Banca centrale stessa.

Il progetto doveva essere portato avanti nella quasi totale segretezza. Il consiglio, più volte ribadito dai finanziatori del piano federalista, era quello di arrivare alla firma dei principali trattati senza sottoporli al vaglio dei cittadini, nascondendoli dietro finalità economiche e misure d’emergenza come previsto dalla tecnica della shock economy ossia “la panacea tattica del capitalismo contemporaneo: indurre uno stato di shock politico, sociale o economico per effettuare un cambiamento rapido, permanente ed irreversibile nella società” quasi sempre sotto forma di cessioni di sovranità nazionali.

In pratica è l’Europa che stiamo vivendo oggi. Ma vediamo come sono riusciti nei loro intenti. Torniamo al piano dell’American Committee On United Europe. Dimostreremo che l’ACUE era totalmente dipendente dalla CIA americana e dal Dipartimento di Stato ed aveva un legame diretto, incontrovertibile e determinante con i fautori del progetto attuale di Unione Europea.

Chi è stato il Presidente e chi erano i principali membri dell’ACUE?

Primo Presidente del “Comitato” fu William Donovan, capo dell’Office of Strategic Services (OSS), ufficio USA dei Servizi Strategici durante la Seconda Guerra mondiale precursore della CIA. Donovan è anche considerato l’uomo dietro la Gladio, l’organizzazione paramilitare che operò anche in Italia con un protocollo d’intesa tra i servizi segreti italiani e quelli statunitensi nel periodo della guerra fredda.

Vice Presidente dell’Acue fu Allen Dulles, che fu il Direttore della CIA dal 1953 al 1961.

Anche Walter Smith, nominato nell’ottobre 1950 primo Direttore della CIA è presente nel Consiglio dell’ACUE.

Paul Hoffman, che divenne capo dell’ACUE verso la fine degli Anni Cinquanta. Era un ex ufficiale dell’OSS, capo dell’amministrazione del “Piano Marshall” e Presidente della Fondazione Ford.

Sono consultabili le lettere originali che si sono scambiati tra di loro in quegli anni  Kalergi e Churchill in rappresentanza del fronte europeo, Allen Dulles e Donovan della Cia e Rockefeller e Ford in rappresentanza delle oligarchie finanziarie americane, in cui si evince la loro stretta collaborazione per arrivare ad imporre l’Unione Europea.

Queste lettere sono accessibili al pubblico e custodite nella «Manuscript Library» della Princeton University e negli archivi dell’Istituto Europeo dell’Università di Ginevra. Sono state tradotte anche in italiano in un dossier del Dipartimento di studi dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Il 4 Giugno 1949: Churchill ringrazia Donovan (Acue, Cia, Gladio) per i fondi che l’Acue «sta destinando al progetto di Unione Europea. Abbiamo anche una squadra di uomini esperti per realizzare i nostri piani».

Il 27 Settembre 1950: Allen Dulles (Acue, Cia) ringrazia David Rockefeller per la generosità dei suoi fondi all’Acue.

È consultabile anche la lettera che dimostra che Paul Hoffman, ex ufficiale dell’OSS e dirigente Acue era diventato capo dell’amministrazione del piano Marshall grazie alla chiara regia del controverso Kalergi che nel suo «appello agli europei» del 28 Aprile del 1947 dichiarò chiaramente che: «l’Europa deve essere trasformata in Stati Uniti d’Europa…non appena i governi europei saranno resi consapevoli che il grado di sostegno dato all’ERP dipende dal grado di unità europea essi immediatamente inizieranno ad attuare il nostro piano di federazione europea».

In pratica vincolarono i fondi del piano Marshall alla creazione di una struttura in Europa da essi stessi eterodiretta. Ecco perché la presidenza dell’Acue e l’amministrazione del piano Marshall furono entrambe ricoperte dalla stessa figura: Paul Hoffman.

Nel Febbraio del 1947 il Segretario di Stato George Marshall ringrazia personalmente Kalergi con una lettera, per il suo memorandum sull’European Recovery Program e si dichiara disponibile a nuovi incontri con lui.

Il Ministro degli Esteri Paul Henri Spaak Presidente del Movimento Europeo, esattamente 42 giorni dopo aver firmato i Trattati di Roma diventa Segretario Generale della Nato dove si parlava di:

«Europa ancora alle prese con i fantasmi della fastidiosa sovranità nazionale definitivamente da trasferire ad un’entità sovranazionale per non penalizzare i piani dell’Alleanza Atlantica».

Come ha annunciato Brzezinski Consigliere Usa per la Sicurezza Nazionale e fondatore della Commissione Trilaterale (con Rockefeller) nel suo saggio «la grande scacchiera»:

« L’Europa Unita doveva fungere da strumento di colonizzazione Usa e testa di ponte verso il continente asiatico».

E’ importante chiarire che questo progetto, pur prevedendo da subito la totale cessione di sovranità ad organizzazioni sovranazionali che dovevano essere messe nelle condizioni di dirigere dall’esterno le sorti dei Governi, non prevedeva nella sua fase iniziale l’inasprimento delle crisi economiche o il malessere dei cittadini. Anzi. I suoi fautori sapevano benissimo che impoverire i popoli europei significava spingerli tra le braccia dell’Unione Sovietica ottenendo il risultato contrario ai loro piani.

Il Trattato di Roma, infatti, prevedeva le cessioni di sovranità, ma non i vincoli di bilancio né le politiche di austerity. I Governi e quindi i popoli dovevano essere eterodiretti ma messi nelle condizioni di prosperare fino ad un nuovo contro-ordine. Per questo possiamo dire che i vari De Gasperi, Spinelli che ci “vendettero” a questi oligarchi non fossero totalmente in mala fede rispetto a chi ci portò nel Trattato di Maastricht e in quello di Lisbona.

Il vero contro-ordine arrivò, infatti, nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino. Scampato il pericolo Unione Sovietica, l’Europa doveva smettere di prosperare o avrebbe preso il largo dal suo padrone. In 3 anni crearono le catene per i popoli europei. La crisi economica sarebbe stata il collant. La moneta unica la gabbia dove rinchiudere gli ostaggi.

Dovette perciò cambiare tutta la classe politica italiana. Via quelli del boom economico. Via quei partiti che per anni erano stati finanziati in funzione antisovietica ma che non avrebbero accettato definitive cessioni di sovranità. Via tutti. Bisognava fare spazio agli uomini del Cartello finanziario europeo che per anni erano stati indottrinati nelle organizzazioni internazionali della finanza speculativa e lasciati nei loro paesi di origine come cellule dormienti in attesa di far saltare in aria le sovranità nazionali. Il segnale di “aprire il fuoco” fu dato nel 1992 dopo una lunga preparazione. Provate a confrontare il Trattato di Roma con quello di Maastricht e troverete due visioni contrapposte di Europa.

Ora che abbiamo visto quale fosse l’idea di Europa da parte delle oligarchie finanziarie. Cerchiamo di capire quali siano le prove evidenti e documentate del legame tra l’ACUE ed i padri fondatori dell’Unione Europea?

La «succursale» europea dell’ACUE si chiamava Movimento Europeo ed era la più importante organizzazione federalista del dopoguerra. Quella presieduta da tutti coloro che nei nostri libri di storia vengono annoverati come i padri fondatori ufficiali della UE.

I documenti trovati da Joshua Paul dimostrano che proprio l’ACUE, creatura della CIA, fosse il grande finanziatore del Movimento in questione: infatti nel 1958 ha fornito il 53%5 dei fondi del Movimento Europeo e questi finanziamenti arrivarono principalmente dalle fondazioni Ford e Rockefeller, legate a doppio giro con l’ACUE (Hoffman è stato Presidente di ACUE e Ford).

In realtà i finanziamenti da queste fonti furono, nel loro complesso, molto più ingenti nonostante i vari tentativi di nasconderli. Nel maggio 1952, infatti, Spaak decise che i finanziamenti che giungevano da quelle particolari fonti americane – che in precedenza erano stati inseriti nel budget ordinario del Movimento Europeo – sarebbero stati dirottati per l’uso nel «budget speciale» utilizzato per sostenere la varietà crescente di programmi esterni. Questo per mascherare la loro fonte e provare a tenere a bada le evidenti accuse di dipendenza dall’America.

Nonostante questa strategia, però, nel 1958 i finanziamenti Acue rappresentavano ancora quasi il 60% dei fondi del Movimento Europeo.

Tutte le risorse per la Campagna della gioventù europea vennero dall’ACUE così come i fondi per il Comitato d’Azione per l’Unione Europea del creatore dell’euro Jean Monnet.

Per questo motivo ai vertici dell’Acue troviamo anche Kalergi e Churchill che sono considerati i maggiori fautori dell’Unione Europea mentre il Movimento Europeo fu presieduto tra il 1968 e il 1974 da Walter Hallstein firmatario dei Trattati di Roma e primo Presidente della Commissione Europea. Anche Winston Churchill, Paul-Henri Spaak, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi furono Presidenti onorari del Movimento Europeo. Si nota chiaramente che le gerarchie ed i membri del Movimento europeo e quindi della futura UE e dell’Acue erano il risultato di una perfetta fusione. Infatti anche Schuman e Giscard D’Estaing (ex presidente della Convenzione Europea) presiedettero il Movimento Europeo.

Giorgio Napolitano è stato presidente del Consiglio italiano del Movimento Europeo.

Quello che viene celato però è che è stato l’ACUE, come scrive Joshua Paul, a:

Gestire i programmi del Movimento e a dirigerne i leader”, tra cui politici “europei” di primo piano, “rilasciando fondi solamente una volta che l’esecuzione proposta fosse stata approvata e dirigendo il Movimento Europeo mantenendolo dipendente dall’America”.

È proprio William Donovan (ACUE /Servizi segreti OSS/Gladio), con un memorandum datato 26 luglio 1950, a dare istruzioni per una campagna a favore del Parlamento europeo e del Consiglio Europeo. Ecco dove nasce l’idea di questo attuale Parlamento europeo di pura facciata, depotenziato e spogliato completamente delle prerogative di qualsiasi altro Parlamento.

Una comunicazione del Dipartimento di Stato USA datata 11 giugno 1965, ed inviata al Vice Presidente della Comunità Economica Europea (CEE), Robert Marjolin, invitava a “portare avanti in segreto” i progetti di Unione monetaria:

Non se ne deve parlare fino a chel’adozione di proposte del genere diventerà praticamente inevitabile”.

Altiero Spinelli era consapevole di tutto il piano, infatti, nel suo Diario Europeo (pag.435) scrive che lo scopo di Marjolin era quello di « spennare le sovranità nazionali senza farle gridare ».

Eppure gli europeisti creano in vitro la favoletta del sogno europeo immaginato proprio da Spinelli durante il suo esilio a Ventotene e riescono a tramandare questa leggenda di generazione in generazione nonostante ci sia l’evidenza, riportata dallo stesso Spinelli nei suoi scritti, che tutto è stato organizzato a Washington altro che Ventotene.

Nel suo Diario, infatti, Spinelli si riallaccia perfettamente a quanto è merso dai documenti americani desegretati quando ammette che per la creazione dell’Unione Europea  «Mi hanno consigliato di parlare con il principale consigliere in politica estera di Rockefeller che certamente sarà interessato all’impresa».

Un incontro che si consumerà nonostante il controverso oligarca americano abbia interessi diametralmente opposti a quelli dei popoli europei. Spinelli aggiunge infatti: « Sono stato alla Rockefeller Foundation ove abbiamo incontrato il Vice Presidente….mi ha consigliato di mettermi in contatto con Paul Hoffman ( Presidente dell’Acue; della Ford Foundation e del Piano Marshall)».

Spinelli non nasconde neanche i suoi contatti con i servizi segreti americani quando afferma che «Assai più interessante è stato l’incontro con Richard Bissel della CIA. Ha mostrato subito assai vivo interesse per i miei piani (li chiama proprio piani) ed ha promesso di intervenire presso Donovan (CIA; Gladio; Acue). Credo che questo incontro è politicamente stato il più importante».

Le trattative continuano: «Alle 4 ho visitato Donovan. Era presente anche Hovey , Executive Director dell’ACUE che avevo già visto. Entrambi entusiasti del mio piano. Donovan si è impegnato personalmente a cercare fondi. Era completamente scettico sui governi e fiducioso nel tipo di azione da me proposto. Praticamente ho avuto l’appoggio dell’USIA, della Ford Foundation e dell’Acue. Più di questo non potevo sperare…… Monnet ha la scelta di stare con me o sparire» (pag 266 Diario Europeo).

Voi ritenete plausibile che il padre fondatore della CIA e di un’organizzazione paramilitare come la Gladio potesse avere realmente interesse a fare da garante per ottenere finanziamenti dai grandi oligarchi americani e dai membri dell’alta finanza speculativa per portare avanti un progetto di Europa dei popoli destinata a fare gli interessi dei lavoratori in linea con quei principi di solidarietà e democrazia che sono sempre stati visti come un ostacolo agli interessi del grande capitale internazionale, come essi stessi dichiareranno pubblicamente più tardi in alcuni dei loro report come The Crisis Of Democracy della Commissione Trilaterale di Rockefeller.

Ma come riuscirono allora a realizzare un piano così anti democratico coinvolgendo le élite europeee americanesenza lasciar trapelare nulla all’esterno e facendo in modo che l’opinione pubblica accettasse una versione completamente falsata e smentita dai fatti riguardo le finalità e gli architetti del progetto europeo?

Ed è qui che questi oligarchi dimostrano tutta la loro potenza organizzativa e la loro mente diabolica.

Dovevano, infatti, trovare una strategia per riunire in maniera periodica e continuativa i membri delle oligarchie americane e delle oligarchie europee. I membri dei servizi segreti americani ed europei. I presidenti delle più grandi multinazionali americane ed europee così come i membri dell’alta finanza e dei governi di entrambi i continenti.

Dovevano permettere a questi personaggi di poter parlare liberamente senza rendere pubblici i loro piani. Come potevano riuscirci? Di certo non potevano incontrarsi in totale segreto senza lasciar trapelare nulla. Impossibile visto il calibro delle figure coinvolte.

Fu allora che il fondatore del Movimento Europeo, il gesuita Joseph Retinger, uno dei principali architetti dell’Unione Europea e del mercato comune insieme con Rockefeller, principale finanziatore dell’Acue crearono un vero e proprio “format” per portare avanti questo piano.

ttps://www.lastampa.it/2014/05/17/blogs/underblog/il-bilderberg-di-nuovo-segreto-lue-e-la-misteriosa-figura-di-jozef-retinger-ideatore-del-club-LVVhTAQ2tAz7WJRRvg0pML/pagina.html

Il primo step prevedeva l’istituzione di organizzazioni i cui invitati di spicco sia americani che europei avrebbero avuto la possibilità di riunirsi in maniera ufficiale ma senza dover dar conto all’opinione pubblica degli argomenti e delle decisioni prese nei loro incontri in quanto avrebbero dichiarato di aderire a delle regole di segretezza definiti della Chatham House secondo cui nessuno avrebbe potuto rivelare gli argomenti trattati ma soltanto il fatto che si riunissero. Per fare questo coinvolsero tutti i rappresentanti dei maggiori media mainstream e li vincolarono alla segretezza. Il secondo step fu quello di fare in modo che i membri del Gruppo arrivassero a capo di tutte le maggiori istituzioni europee. Nel libro La Matrix Europea è dimostrato nei dettagli come e quando ci sono riusciti.

Il primo potente Gruppo che Retinger e Rockefeller crearono insieme fu il Gruppo Bilderberg nel 1954, a seguire la Commissione Trilaterale negli anni 70.

https://en.wikipedia.org/wiki/Bilderberg_Meeting

Alla prima riunione del Bilderberg, troviamo, infatti, quelli che saranno considerati i padri fondatori dell’Unione Europea. Per l’Italia ci sarà De Gasperi poi sostituito da Spinelli poi sostituito da Prodi poi sostituito da Draghi poi Monti. Saranno membri ufficiali del Gruppo Bilderberg anche i presidenti della Commissione Europea, i presidenti della BCE, i presidenti del Consiglio europeo. Ma anche coloro che hanno firmato i Trattati di Roma, quello di Maastricht e quello di Lisbona. Quelli che gestiranno il cambio lira/euro, quelli che firmeranno il fiscal compact. Tutte azioni che hanno portato al completo svuotamento delle sovranità nazionali portate avanti proprio dai membri ufficiali di un Gruppo nato con l’intento di togliere sovranità ai popoli e agli Stati trasferendolo nelle mani di quello che – considerando il numero di organizzazioni coinvolte e i rapporti strettissimi tra i partecipanti – può essere definito un vero e proprio Cartello finanziario.

Qualche esempio:

Mario Draghi Governatore Banca d’Italia membro del Gruppo dei 30, della Trilaterale e della Goldman Sachs: è presente anche nella lista del Bilderberg 2009 insieme a Christine Lagarde Ministro dell’Economia francese.

Nel 2011 diventeranno rispettivamente Presidente della BCE e Direttrice del FMI (la Troika).

Jose Barroso: Oggi Presidente della Goldman Sachs della quale hanno fatto parte Draghi, Prodi e Mont. E’ stato, come Romano Prodi, Presidente della Commissione Europea dal 2004 al 2014. Membro del Bilderberg. Membro della Trilaterale.

Romano Prodi: Membro del Bilderberg; della Trilaterale e della Goldman Sachs. Arriverà ai vertici dell’Unione Europea e Presidente del Consiglio in Italia.

Oggi sostituito da Jean Claude Juncker. Membro del Bilderberg e della Trilaterale.

Herman Van Rompuy Presidente del Consiglio Europeo dal 2009 al 2014: il 12 Novembre 2009 invitato dal visconte Etienne Davignon (presidente Bilderberg)ad una cena a porte chiuse organizzata dal Gruppo stesso. Qualche mese dopo viene scelto alla presidenza del Consiglio europeo.

Oggi sostituito da Donald Tusk membro del Bilderberg.

Martin Schultz Presidente del Parlamento Europeo dal 2012 al 2017. Membro del Bilderberg.

I media negli anni riusciranno a tenere sempre l’opinione pubblica all’oscuro di queste realtà. Basti pensare che l’anchor-woman de La 7 Lilli Gruber partecipa assiduamente alle riunioni del Bilderberg senza mai menzionarle in una sua trasmissione. Che Monica Maggioni prima di diventare Presidente della Rai frequentava il Gruppo Bilderberg e la Commissione Trilaterale di Rockefeller. Che hanno partecipato alle controverse riunioni del Gruppo anche editori del calibro di De Bortoli, De Benedetti, e la maggior parte degli azionisti di maggioranza dei principali gruppi editoriali italiani come lo stesso RCS.

Mario Monti è stato Presidente europeo della Commissione Trilaterale; membro del Direttivo (Committee) del Gruppo Bilderberg proprio come Prodi e come Mario Draghi che addirittura parteciperà ad un gruppo ancora più ristretto finanziato da Rockefeller, definito Gruppo dei 30.

Finanziatori. Mandanti. Esecutori. I serial killer delle nostre sovranità rispondevano tutti ad un unico Cartello. Ed avevano tutti il medesimo scopo. L’arma per realizzarlo? La moneta unica.

Non sorprende, infatti, che lo storico Presidente del Gruppo Bilderberg Etienne Davignon in un’intervista al EU Observer del 1990 dichiarò che fu il Bilderberg a pianificare la creazione dell’euro. E non poteva essere altrimenti dato che nel 1991 proprio lui è stato nominato Presidente dell’Associazione per l’Unione Monetaria attiva nella campagna per l’adozione di una moneta unica europea.

I fautori della Brexit nel 2016 hanno iniziato a denunciare i rapporti tra la CIA, le oligarchie finanziarie e l’Unione Europea. Infatti sul Telegraph è stato pubblicato un nuovo articolo sempre a firma di Pritchard in cui si dichiara che sono stati proprio quei documenti e quei legami ad aver indotto l’Inghilterra a lasciare l’Unione europea. Ma questo aspetto è stato censurato da tutti i media e i politici italiani. Nessuno escluso.

https://www.telegraph.co.uk/business/2016/04/27/the-european-union-always-was-a-cia-project-as-brexiteers-discov/

Recentemente anche i sostenitori della FREXIT in Francia hanno cominciato a denunciare i rapporti di Schuman e Monnet con la CIA e con le oligarchie finanziarie americane per dimostrare che questa Unione Europea è nata con il preciso intento di soggiogare i popoli europei.

https://www.upr.fr/actualite/apres-linterview-de-francois-asselineau-journal-de-20h-de-tf1-indiquons-quelques-articles-de-presse-temoignant-liens-etroits-entre-cia-peres-fondateurs-de-leurope/

Francois Asselineau, Presidente del partito politico “Union Populaire Republicane” (UPR) dal 2007 e candidato alle elezioni presidenziali in Francia nel 2017ha mostrato per la prima volta in Tv nel 2016 i documenti desegretati nel 2000 che testimoniano i legami tra Schuman e l’ Acue (CIA) . I Legami tra Monnet e la CIA ed i bonifici che attestano che la  Ford Foundation pagava il Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa di Monnet attraverso la Chase Bank di Rockefeller. Ed il cerchio si chiude.

In una lettera indirizzata da Monnet a Donovan (CIA) dell’Ottobre 1952 è scritto chiaramente che: «Il vostro continuo sostegno, ora più decisivo che mai, ci aiuterà in misura enorme a realizzare appieno i nostri piani». Anche Churchill, in precedenza, aveva ringraziato Donovan con una lettera del 4 Giugno 1949 in cui si preoccupava di fare il garante dell’uso dei fondi ricevuti e manifestava la sua gratitudine: “ Mio caro Generale Donovan vi scrivo per i fondi che il vostro Comitato sta raccogliendo per sostenere la campagna per l’Unione europea……abbiamo piani ben preparati per sostenere questa situazione favorevole. Abbiamo anche una squadra internazionale di uomini esperti e fedeli nel realizzarli”.

Ma non finisce qui. Se Churchill e Monnet entrambi scrivono a Donovan per ringraziarlo per i finanziamenti per portare a compimento il piano di Unione Europea. Allen Dulles della CIA, invece, il 27 Settembre del 1950 in una lettera ringrazia Rockefeller (Bilderberg; Trilaterale) per la sua generosità. Ed ecco che si risale ai vertici di tutta l’operazione clandestina chiamata Unione Europea.

Ed, infatti, lo stesso Altiero Spinelli che è autore del Manifesto di Ventotene dove esprime un’idea di Europa, che sembra essere indirizzata ai popoli, da realizzare insieme ad altri intellettuali socialisti, è in realtà anche l’autore del Diario Europeo dove non si raccontano idee ma dove viene fatta una cronologia di azioni concrete e sì scopre che il suo progetto lo portò a Washington (altro che Ventotene) per discuterne con i peggiori oligarchi americani e i membri dei servizi segreti e dell’ACUE (altro che intellettuali socialisti) per cercare fondi come lui stesso dichiara:

Nel suo stesso Diario, Spinelli come abbiamo visto si riallaccia perfettamente a quanto emerso dai documenti desegretati quando parla dei suoi incontri con i membri ed i finanziatori dell’ACUE.

Soltanto ora, avendo una visione d’insieme di quanto accaduto, si possono comprendere a pieno le parole di Monnet quando dichiara che “Le nazioni europee dovrebbero essere guidate verso un superstato senza che le loro popolazioni si accorgano di quanto sta accadendo. Tale obiettivo potrà essere raggiunto attraverso passi successivi ognuno dei quali nascosto sotto una veste e una finalità meramente economica (crisi economica) ”.

Secondo il settimanale inglese The Economist:  “Il funzionario francese credeva nella unificazione graduale dell’Europa attraverso progetti diretti da una casta di tecnocrati”.

“I popoli accettano i cambiamenti solo in stato di necessità, e riconoscono la necessità solo in presenza di una crisi”. Ed ecco che torna, nelle parole di Monnet il fulcro della strategia della shock economy che avevo precedentemente anticipato, a cui fanno eco le parole di Mario Monti quando afferma che: “Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario…i cittadini possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata”.

Ma quale Europa dei popoli? Ma quale sogno europeo? ma quale Europa da riformare dall’interno? Quest’Europa si alimenta di crisi permanenti.

Siamo stati chiusi in gabbia. Siamo stati ingannati e illusi per anni. La realtà è che abbiamo subito un golpe finanziario ed abbiamo permesso inconsapevolmente ai “golpisti” di firmare trattati, accordi e leggi che hanno vincolato per sempre il paese all’austerity rendendolo ostaggio del Cartello finanziario internazionale in linea con il piano originario dei suoi padri fondatori deciso in asettiche stanze di hotel di lusso che nulla hanno in comune con l’incantevole ed incontaminata isola di Ventotene.

Non esiste alcun sogno europeo. Potete svegliarvi

 

Draghi ed il Cartello finanziario internazionale pronti a sostituire il Governo Giallo-Verde.

Dobbiamo evitare nella maniera più assoluta che si consumi nel silenzio generale il secondo golpe tecnocratico ai danni dell’Italia.

Il Cartello finanziario ha già fatto partire l’operazione Mario Draghi che è praticamente identica, nelle modalità e nelle finalità, a quella che fu l’operazione Mario Monti nel 2011 che causò danni irreparabili al paese nel silenzio e soprattutto nell’inconsapevolezza generale. Ricordiamoci che il Cartello finanziario opera seguendo sempre lo stesso format.

Prima fase: la strategia della Shock Economy, ossia creare un evento che abbia un forte impatto sulla popolazione (quasi sempre si tratta di crisi economiche).

Ricorderete la frasi di Monti: “ abbiamo bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti”. I media mainstream, infatti, facendo eco ai mercati hanno già iniziato il terrorismo mediatico con parlando di recessione e dei declassamenti da parte delle agenzie di rating. Ora andranno avanti fino ad inasprire la crisi con manovre speculative.

Intanto preparano il proprio uomo per l’opinione pubblica con l’operazione simpatia ossi diffondendo sui rotocalchi e sui giornali rosa foto che lo ritraggono in famiglia a spasso per le nostre città.

Seconda fase: Viene inasprito lo shock sui mercati, virene fatto impennare lo spread ed arrivano i moniti delle agenzie internazionali.

Terza fase: Il neo senatore a vita diventa Presidente del Consiglio di un Governo di emergenza ed in pochi mesi firmerà trattati e vincoli che formeranno le nuove catene permanenti per il popolo italiano.

Quarta fase: arriva un nuovo Governo del cambiamento che fungerà da sfogatoio per gli italiani ma che non potrà cambiare nulla di sostanziale perché intanto la gabbia è già stata chiusa dai vincoli e dai trattati.

Ovviamente dal curriculum del “tecnico” i media italiani stralceranno completamente le prove della sua appartenenza ufficiale e non alle organizzazioni del Cartello finanziario speculativo.

Per esempio di Draghi non ci diranno che come Direttore Generale del Tesoro ha preso parte alla riunione sul Britannia nel 1992 che ha dato il via alla svendita del patrimonio pubblico italiano ai potentati bancari anglo/americani. Come testimoniato da Benito Livigni assistente personale di Enrico Mattei ed ai vertici dell’Eni negli anni in cui, come lui stesso ha raccontato alla Tv tedesca, Draghi favorì la svendita del patrimonio immobiliare dell’ente nazionale idrocarburi alla Goldman Sachs della quale poi divenne vicepresidente come premio per i servigi offerti.

“Un vile affarista” lo definì in Tv Cossiga commentando le sue responsabilità nelle svendite degli anni 90 e nella questione dei derivati. Affermando che non potrebbe mai aspirare alla carica di Presidente del Consiglio di un paese che ha concorso a distruggere.

Quando ricopriva l’incarico di Presidente della Banca d’Italia è stato membro dell’antidemocratico Club Bilderberg, quelli che scrivono che “andrebbero stracciate le nostre costituzioni”  e membro della controversa Commissione Trilaterale di Rockefeller, quelli che affermano che “la democrazia non è sempre applicabile”.

Si è reso, poi, complice del golpe finanziario che ha portato alla caduta nel 2011 di un governo democraticamente eletto con la lettera inviata al governo in carica, per destabilizzarlo, preparata insieme a Trichet che poi sostituirà alla guida della Bce dopo aver portato al Governo Monti che proprio con Trichet era alla presidenza europea della Commissione Trilaterale.

Come Presidente della Banca Centrale Europea si è reso responsabile di aver ritardo l’acquisto di titoli di Stato ed il famoso whatever it takes lasciando che prima la crisi facesse i suoi danni

Ricordiamo che prima del QE e delle altre operazioni di rifinanziamento della BCE l’Italia aveva un saldo positivo nel sistema dei pagamenti Target 2 di 54 miliardi nel 2009 per poi passare ad un saldo negativo di 411 miliardi ad aprile 2017. Questo vuol dire che Draghi non ha salvato l’Italia con il QE, ma ha salvato l’euro indebitando l’Italia.

Ricordiamo anche che il governo italiano aveva precedentemente sottoscritto delle “assicurazioni” contro l’innalzamento dei tassi d’interesse che ovviamente con il QE sono scesi. Quindi se da una parte abbiamo risparmiato sui tassi di interesse, dall’altra parte abbiamo perso tanti soldi con i derivati contro l’innalzamento degli stessi.

Prodotti derivati che si sono dimostrati delle armi finanziarie di distruzione di massa. E che sono stati promossi anche da Mario Draghi nella sua veste di membro del Gruppo dei 30.

Ed a questo punto dobbiamo aprire una parentesi per spiegare ai lettori che cos’è l’esclusivo Group of 30 ( https://www.group30.org/ )

Esso è “formato quasi esclusivamente da uomini che lavoravano da una parte nella speculazione finanziaria, e dall’altra nella regolamentazione statale della stessa” generando il più assurdo e pericoloso conflitto d’interessi nell’ambito del mondo bancario e finanziario.

Il G30 svolse poi il ruolo da protagonista nella legislazione internazionale sui derivati pubblicando nel 1993 il primo studio completo sui Derivati OTC, dal titolo: “Derivatives: Practices and Principles”.

Un rapporto in cui si sosteneva che questi prodotti finanziari, altamente volatili – che anni dopo saranno la causa delle peggiori crisi finanziarie – non necessitavano di alcuna legislazione speciale perchè “la chiave per l’uso dei Derivati è l’autoregolamentazione” in quanto “le regole statali intrusive ne rovinerebbero l’elasticità ”. I membri dell’esclusivo Gruppo arrivarono a dichiarare che i controllori avrebbero dovuto “aiutare a rimuovere le incertezze legali dei regolamenti in vigore, e fornire un trattamento fiscale (tasse) favorevole ai Derivati”.

Questo rapporto finì sulla scrivania di pezzi da novanta della finanza mondiale fungendo da vero e proprio “manuale delle istruzioni” tracciando le linee guida per gli speculatori, e purtroppo, anche per gli stessi controllori statali delle transazioni finanziarie americani ed europei.

Negli anni ’90 le banche d’affari americane (in particolare Morgan Stanley) vendettero al governo italiano una montagna di “titoli derivati” dei quali neanche oggi – nonostante le varie interrogazioni parlamentari che fecero infuriare Draghi – si riesce ad avere contezza dell’esposizione complessiva. In molti di questi contratti la Morgan Stanley fece ricorso a un’insolita clausola legale, a tutto vantaggio del colosso finanziario statunitense: libero di sciogliere l’impegno non appena avesse cessato di garantirgli maxi-rendite.

Mario Draghi firmò questi contratti con le clausole capestro.

Mario Monti portò a compimento questo processo iniziato da Draghi. (Vi ricordo che Monti e Draghi provengono dalle stesse organizzazioni del cartello finanziario speculativo, dal Bilderberg, dalla Trilaterale e dalla Goldman Sachs)

Il governo Monti, in carica in quel periodo, avrebbe dovuto «astenersi dallo stipulare altri contratti» rinegoziando i precedenti, come hanno sottolineato i magistrati.

La Procura della Corte dei Conti del Lazio, infatti, ha contestato alla banca americana Morgan Stanley e al Ministero dell’Economia un danno erariale di oltre 4,1 miliardi di euro.

Ricordiamo che tra il 2011 e il 2015 il costo dei derivati per lo Stato è stato di 23,5 miliardi.

Quale altra “coincidenza” lega Draghi e Monti a doppio filo con la Morgan Stanley ?

Il figlio di Mario Monti ha lavorato proprio per la Morgan Stanley mentre il figlio dell’altro Super Mario, Giacomo Draghi presso Morgan Stanley si è sempre occupato di strumenti derivati denominati in euro.

E dato che non c’è limite al peggio per gli stress test sugli istituti bancari europei la Bce di Draghi si è affidata alla Blackrock il cui Vice presidente è membro del Gruppo dei 30 proprio insieme a Draghi. Nonostante risulti assurdo che una società privata come Blackrock sia allo stesso tempo controllore ed azionista del controllato.  

I giochi sono fatti. Banco vince. Anzi. Banca vince.

 

Il Cartello finanziario denunciato in diretta Tv:

Ecco chi sono gli italiani che hanno svenduto il paese alle oligarchie finanziarie.

Quando si affrontano i problemi dell’euro e dell’Unione Europea esistono addirittura 4 approcci diversi.

Quello totalmente smentito dalla realtà dei fatti che vorrebbe l’Europa come un baluardo di pace e democrazia, che però, sta attraversando un momento difficile a causa di una crisi mondiale e sistemica, indipendente dal tipo di impostazione e di moneta di cui essa si è dotata. Una versione alla quale non credono più neanche i movimenti europeisti che devono però continuare a recitare a memoria il mantra del “Più Europa” per non perdere la loro ragione d’essere e soprattutto i propri finanziamenti.

Poi ci sono quelli che pensano che l’Unione Europea vada totalmente riformata, ma dall’interno, senza mettere in discussione l’euro, ma solo le politiche della Banca Centrale Europea. Sono quelli che pensano che siano stati commessi degli errori nella costruzione della UE e della sua moneta e che ci sia semplicemente bisogno di qualche riforma. La famosa “Nuova Europa”.

Poi ci sono i sovranisti, quelli che vogliono, invece, uscire dall’euro perché ci fanno sapere che “questa non è l’Europa che volevano i padri fondatori dell’Unione Europea”. Pensano che sia stato tradito il sogno originario dell’Europa dei popoli e che l’euro si sia dimostrato una moneta fallimentare, soprattutto per alcuni paesi, quindi meglio uscirne se la BCE non accetta di diventare prestatrice di ultima istanza. Sono quelli che spesso fanno appello alla retorica del Manifesto Di Ventotene, ignorando che Spinelli fosse un tecnocrate votato ad un europeismo globalista, che disprezzava le sovranità e gli Stati nazione e che, proprio i suoi Stati Uniti d’Europa, sarebbero stati la coronazione del sogno delle élite che egli stesso frequentava. Ma questo non ditelo a nessuno. Nei salotti radical chic della sinistra italiana; al bar o ai convegni dei sovranisti, bisogna dire che Spinelli sognava l’Europa dei popoli come descritta nel suo Manifesto e che quegli ideali sono stati traditi quindi vanno ripresi per rifondare l’Europa. Amen. A questa categoria appartengono coloro che fanno parte del sovranismo italiano a cui spalancano le porte di tutti i salotti televisivi.

Poi ci sono io, nel mio deserto, in un esilio forzato dalle mie tesi, fin troppo suffragate da prove e fatti, che rovesciano completamente tutti e 3 gli approcci precedenti e che quindi non trovano collocazione in nessun gruppo, partito o movimento. Sono avverse agli europeisti e agli intellettuali di sinistra che non possono relegarle a delle teorie del complotto, essendo suffragate da fatti che essi stessi ignorano ma che non possono smentire e sono quindi costretti ad evitare ogni confronto sul tema supportati da un sistema mediatico che crea un muro di cinta attorno a chi si discosta dal pensiero unico da essi stessi imposto.

Ma la mia battaglia non trova condivisione neanche tra i “sovranisti” che siano essi più moderati e dell’idea che l’Unione Europea vada riformata dall’interno o che siano essi a favore di un’uscita dall’euro senza se e senza ma. Entrambi, infatti, sono accomunati dalla convinzione che la nostra situazione attuale sia stata causata da errori di valutazione o di errate scelte politiche di questa o quella classe politica di incompetenti o venduti e sono quindi concentrati nel denunciare l’arma del delitto (euro, vincoli europei, trattati) ognuno con la propria formula ma nessuno denuncia i mandati e gli esecutori di quello che può essere considerato, invece, un vero e proprio attacco scientemente organizzato da un Cartello finanziario che ha nell’Unione Europea il proprio quartier generale, nell’euro la propria arma e che ha dichiarato guerra ai popoli e alle democrazie in Europa.

Il concetto stesso di Cartello finanziario organizzato è presente solo nei miei lavori e non è neanche sfiorato dai sovranisti.

Ma se uso il termine Cartello è perché ho delineato il raggio d’azione di organizzazioni e membri strettamente collegati tra di loro che, a diversi livelli e in diversi ambiti, portano avanti sinergicamente i loro obietti mirati a limitare la concorrenza (che è quello che fanno generalmente i cartelli in economia) con la differenza che in questo caso la concorrenza è caratterizzata dai popoli, dalle sovranità e dai principi democratici. Si tratta di un Cartello formato da organizzazioni che portano avanti gli interessi di uno 0,1% della popolazione mondiale (Presidenti dei maggiori potentati bancari, i CEO delle più grandi multinazionali, dei fondi speculativi, delle più grandi case farmaceutiche ma anche membri delle famiglie reali, dei Governi); sono quelli che partecipano alle organizzazioni ufficiali ma censurate riconducibili alle dinastie dei grandi magnati anglo americani come i Rockefeller, i Rothschild, i Kissinger, Soros, che si riuniscono annualmente, sempre in una nazione diversa, in organizzazioni che portano il nome di Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale, Gruppo dei 30, RIIA, CFR. Organizzazioni intrinsecamente antidemocratiche, come dimostra la scelta di rifarsi alle regole della segretezza della Chatam House, per quanto concerne le opinioni espresse dai partecipanti a quei consessi. Anche eventuali giornalisti o esponenti dei media mainstream registrati tra gli invitati devono sapere che non potranno, nella maniera più assoluta, agire come giornalisti o pensare di poter trasmettere qualche resoconto della riunione nei loro media. Sia per il fatto che le porte d’ingresso sono sbarrate a chiunque non sia stato attentamente selezionato da loro anche se si trattasse di politici con ruoli istituzionali o di europarlamentari. Un esempio è quello di Borghezio che nel 2011 provò a presentarsi alla riunione del Bilderberg a Sain Moritz mostrando il suo tesserino da europarlamentare e facendo appello al fatto che c’erano altri parlamentari europei all’interno della riunione e altri esponenti delle istituzioni europee che egli stesso rappresentava. Non era stato invitato e fu cacciato in malo modo, fu menato dopo aver insistito e poi trattenuto dalla polizia. Ci riprovò a Torino dove si riuniva la Commissione Trilaterale per parlare proprio di Europa e sebbene fossero nella sua città e l’argomento lo riguardasse personalmente per il mandato ricevuto dagli elettori, gli vietarono di avvicinarsi.

Gli interessi che perseguono queste organizzazioni, come testimonia la posizione occupata dai suoi membri, rispecchiano le esigenze di una ristrettissima minoranza. E queste esigenze sono diametralmente opposte a quelle del restante 99% della popolazione e vanno in conflitto con gli stessi principi democratici di uguaglianza, trasparenza, giustizia sociale, bene comune.

E questo conflitto è ampiamente dimostrato e dichiarato dai membri di queste stesse lobby. Per esempio nell’ultimo report della Jp Morgan e della Goldman Sachs, ossia dei due potentati bancari che fanno capo al Bilderberg, è scritto chiaramente che andrebbero “stracciate le nostre Costituzioni perché troppo socialiste” (ossia che tutelano troppo la collettività). Nel report The Crysis Of Democracy della Commissione Trilaterale scrivono che “La democrazia non è sempre applicabile ma dovrebbe essere solo una delle fonti” ed in molti casi si dovrebbe mettere da parte la legittimazione democratica.

Scrivono che il “funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un alto livello di apatia da parte di individui e gruppi”. In realtà sono poi stesso loro che, completando quel concetto, ammettono che si tratti di una teoria intrinsecamente antidemocratica ma ovviamente funzionale ai loro interessi.

Ma ora andiamo a vedere chi sono gli italiani che fanno parte di queste organizzazioni e che ruoli hanno avuto nei nostri governi…..Ascoltate il video…

Papa Ratzinger: la Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali

 

Papa Ratzinger: la Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali | English Deutsch

Questo è il lungo articolo che il Papa emerito, Benedetto XVI, ha scritto sotto forma di appunti sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica.

È un’analisi approfondita e impietosa su come è nato e si è diffuso questo crimine anche nel mondo ecclesiastico.                                        Un crimine figlio di un «collasso morale» così difficile da combattere.

La riflessione di Joseph Ratzinger copre mezzo secolo di storia e verrà pubblicata dal mensile tedesco Klerusblatt.                                                Il Corriere della Sera ha avuto il testo in esclusiva per l’Italia, che proponiamo ai lettori.

Papa Ratzinger: la Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali | English | Deutsch
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Dal 21 al 24 febbraio 2019, su invito di Papa Francesco, si sono riuniti in Vaticano i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo per riflettere insieme sulla crisi della fede e della Chiesa avvertita in tutto il mondo a seguito della diffusione delle sconvolgenti notizie di abusi commessi da chierici su minori.

La mole e la gravità delle informazioni su tali episodi hanno profondamente scosso sacerdoti e laici e non pochi di loro hanno determinato la messa in discussione della fede della Chiesa come tale.

Si doveva dare un segnale forte e si doveva provare a ripartire per rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici.

Avendo io stesso operato, al momento del deflagrare pubblico della crisi e durante il suo progressivo sviluppo, in posizione di responsabilità come pastore nella Chiesa, non potevo non chiedermi – pur non avendo più da Emerito alcuna diretta responsabilità – come, a partire da uno sguardo retrospettivo, potessi contribuire a questa ripresa.

E così, nel lasso di tempo che va dall’annuncio dell’incontro dei presidenti delle conferenze episcopali al suo vero e proprio inizio, ho messo insieme degli appunti con i quali fornire qualche indicazione che potesse essere di aiuto in questo mo­mento difficile.

A seguito di contatti con il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e con lo stesso Santo Padre, ritengo giusto pubblicare su «Klerusblatt» il testo così concepito. 

Il mio lavoro è suddiviso in tre parti.                                                                                                    In un primo punto tento molto breve­mente di delineare in generale il contesto sociale della questione, in mancanza del quale il problema risulta incomprensibile.

Cerco di mostrare come negli anni ’60 si sia verificato un processo inaudito, di un ordine di grandezza che nella storia è quasi senza precedenti.                                                                  Si può affermare che nel ventennio 1960-1980 i criteri validi sino a quel momento in tema di sessualità sono venuti meno completamente e ne è risultata un’assenza di norme alla quale nel frattempo ci si è sforzati di rimediare.

In un secondo punto provo ad accennare alle conseguenze di questa si­tuazione nella formazione e nella vita dei sacerdoti. 

Infine, in una terza parte, svilupperò alcune prospettive per una giusta ri­sposta da parte della Chiesa.

I

Il processo iniziato negli anni ’60 e la teologia morale

1. La situazione ebbe inizio con l’introduzione, decretata e sostenuta dallo Stato, dei bambini e della gioventù alla natura della sessualità.                                                                    In Ger­mania Käte Strobel, la Ministra della salute di allora, fece produrre un film a scopo informativo nel quale veniva rappresentato tutto quello che sino a quel momento non poteva essere mostrato pubblicamente, rap­porti sessuali inclusi.

Quello che in un primo tempo era pensato solo per informare i giovani, in seguito, come fosse ovvio, è stato accettato come possibilità generale.

Sortì effetti simili anche la «Sexkoffer» (valigia del sesso) curata dal governo austriaco. Film a sfondo sessuale e pornografici divennero una realtà, sino al punto da essere proiettati anche nei cinema delle stazioni.

Ricordo ancora come un giorno, andando per Ratisbona, vidi che attendeva di fronte a un grande cinema una massa di persone come sino ad allora si era vista solo in tempo di guerra quando si sperava in qual­che distribuzione straordinaria.

Mi è rimasto anche impresso nella memoria quando il Venerdì Santo del 1970 arrivai in città e vidi tutte le colonnine della pubblicità tappezzate di manifesti pubblicitari che presentavano in grande formato due persone completamente nude abbracciate strettamente.

Tra le libertà che la Rivoluzione del 1968 voleva conquistare c’era anche la completa libertà sessuale, che non tollerava più alcuna norma.                                                                  La propensione alla violenza che caratterizzò quegli anni è strettamente legata a questo collasso spirituale.                                                                                                                                      In effetti negli aerei non fu più consentita la proiezione di film a sfondo sessuale, giacché nella piccola comu­nità di passeggeri scoppiava la violenza.                                                            Poiché anche gli eccessi nel ve­stire provocavano aggressività, i presidi cercarono di introdurre un abbigliamento scolastico che potesse consentire un clima di studio.

Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente.                                                                          Quantomeno per i giovani nella Chiesa, ma non solo per loro, questo fu per molti versi un tempo molto difficile.

Mi sono sempre chiesto come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accet­tarlo con tutte le sue conseguenze.                                                                      Il diffuso collasso delle vocazioni sa­cerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato cle­ricale furono una conseguenza di tutti questi processi.

2. Indipendentemente da questo sviluppo, nello stesso periodo si è verifica­to un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società.

Cerco di delineare molto brevemente lo svolgimento di questa dinamica.                          Sino al Vaticano II la teologia morale cattolica veniva largamente fondata giusnaturalistica­mente, mentre la Sacra Scrittura veniva addotta solo come sfondo o a supporto. 

Nella lotta ingaggiata dal Concilio per una nuova compren­sione della Rivelazione, l’opzione giusnaturalistica venne quasi comple­tamente abbandonata e si esigette una teologia morale completamente fondata sulla Bibbia.                                                                    Ricordo ancora come la Facoltà dei gesuiti di Francoforte preparò un giovane padre molto dotato (Bruno Schüller) per l’elaborazione di una morale completamente fondata sulla Scrittura.

La bella dissertazione di padre Schüller mostra il primo passo dell’elaborazione di una morale fondata sulla Scrittura.                                                                                                      Padre Schüller venne poi mandato negli Stati Uniti d’America per proseguire gli studi e tornò con la consapevolezza che non era possibile elaborare sistemati­camente una morale solo a partire dalla Bibbia.

Egli tentò successiva­mente di elaborare una teologia morale che procedesse in modo più pragmatico, senza però con ciò riuscire a fornire una risposta alla crisi della morale.

Infine si affermò ampiamente la tesi per cui la morale dovesse essere de­finita solo in base agli scopi dell’agire umano. Il vecchio adagio «il fine giustifica i mezzi» non veniva ribadito in questa forma così rozza, e tut­tavia la concezione che esso esprimeva era divenuta decisiva. Perciò non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantome­no qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio.

Sul finire degli anni ’80 e negli anni ’90 la crisi dei fondamenti e della presentazione della morale cattolica raggiunse forme drammatiche. Il 5 gennaio 1989 fu pubblicata la «Dichiarazione di Colonia» firmata da 15 professori di teologia cattolici che si concentrava su diversi punti critici del rapporto fra magistero episcopale e compito della teologia. Questo testo, che inizialmente non andava oltre il livello consueto delle rimo­stranze, crebbe tuttavia molto velocemente sino a trasformarsi in grido di protesta contro il magistero della Chiesa, raccogliendo in modo ben visibile e udibile il potenziale di opposizione che in tutto il mondo anda­va montando contro gli attesi testi magisteriali di Giovanni Paolo II (cfr. D. Mieth, Kölner Erklärung, LThK, VI3,196).

Papa Giovanni Paolo II, che conosceva molto bene la situazione della teologia morale e la seguiva con attenzione, dispose che s’iniziasse a la­vorare a un’enciclica che potesse rimettere a posto queste cose. Fu pubblicata con il titolo Veritatis splendor il 6 agosto 1993 suscitando violente reazioni contrarie da parte dei teologi morali. In precedenza già c’era stato il Catechismo della Chiesa cattolica che aveva sistematica­mente esposto in maniera convincente la morale insegnata dalla Chiesa.

Non posso dimenticare che Franz Böckle – allora fra i principali teologi morali di lingua tedesca, che dopo essere stato nominato professore emerito si era ritirato nella sua patria svizzera -, in vista delle possibili decisioni di Veritatis splendor, dichiarò che se l’Enciclica avesse deciso che ci sono azioni che sempre e in ogni circostanza vanno considerate malvagie, contro questo egli avrebbe alzato la sua voce con tutta la forza che aveva. Il buon Dio gli risparmiò la realizzazione del suo proposito; Böckle morì l’8 luglio 1991. L’Enciclica fu pubblicata il 6 agosto 1993 e in effetti conteneva l’affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone. Il Papa era pienamente consapevole del peso di quella decisione in quel momento e, proprio per questa parte del suo scritto, aveva consultato ancora una volta esperti di assoluto livello che di per sé non avevano partecipato alla redazione dell’Enciclica. Non ci poteva e non ci doveva essere alcun dubbio che la morale fondata sul principio del bilanciamento di beni deve rispettare un ultimo limite. Ci sono beni che sono indisponibili. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. Dio è di più anche della sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita. Il martirio è una categoria fondamentale dell’esistenza cristiana. Che esso in fondo, nella teoria sostenuta da Böckle e da molti altri, non sia più moralmente necessario, mostra che qui ne va dell’essenza stessa del cristianesimo.

Nella teologia morale, nel frattempo, era peraltro divenuta pressante un’altra questione: si era ampiamente affermata la tesi che al magistero della Chiesa spetti la competenza ultima e definitiva («infallibilità») solo sulle questioni di fede, mentre le questioni della morale non potrebbero divenire oggetto di decisioni infallibili del magistero ecclesiale. In questa tesi c’è senz’altro qualcosa di giusto che merita di essere ulteriormente discusso e approfondito. E tuttavia c’è un minimum morale che è inscindibilmente connesso con la decisione fondamentale di fede e che deve essere difeso, se non si vuole ridurre la fede a una teoria e si riconosce, al contrario, la pretesa che essa avanza rispetto alla vita concreta. Da tutto ciò emerge come sia messa radicalmente in discussione l’autorità della Chiesa in campo morale. Chi in quest’ambito nega alla Chiesa un’ultima competenza dottrinale, la costringe al silenzio proprio dove è in gioco il confine fra verità e menzogna.

Indipendentemente da tale questione, in ampi settori della teologia mo­rale si sviluppò la tesi che la Chiesa non abbia né possa avere una propria morale. Nell’affermare questo si sottolinea come tutte le affermazioni morali avrebbero degli equivalenti anche nelle altre religioni e che dunque non potrebbe esistere un proprium cristiano. Ma alla questione del proprium di una morale biblica, non si risponde affermando che, per ogni singola frase, si può trovare da qualche parte un’equivalente in al­tre religioni. È invece l’insieme della morale biblica che come tale è nuo­vo e diverso rispetto alle singole parti. La peculiarità dell’insegnamento morale della Sacra Scrittura risiede ultimamente nel suo ancoraggio all’immagine di Dio, nella fede nell’unico Dio che si è mostrato in Gesù Cristo e che ha vissuto come uomo. Il Decalogo è un’applicazione alla vi­ta umana della fede biblica in Dio. Immagine di Dio e morale vanno in­sieme e producono così quello che è specificamente nuovo dell’atteggiamento cristiano verso il mondo e la vita umana. Del resto, sin dall’inizio il cristianesimo è stato descritto con la parola hodòs. La fede è un cammino, un modo di vivere. Nella Chiesa antica, rispetto a una cultura sempre più depravata, fu istituito il catecumenato come spazio di esistenza nel quale quel che era specifico e nuovo del modo di vivere cristiano veniva insegnato e anche salvaguardato rispetto al modo di vivere comune. Penso che anche oggi sia necessario qualcosa di simi­le a comunità catecumenali affinché la vita cristiana possa affermarsi nella sua peculiarità.

II
Prime reazioni ecclesiali

1. Il processo di dissoluzione della concezione cristiana della morale, da lungo tempo preparato e che è in corso, negli anni ’60, come ho cercato di mostrare, ha conosciuto una radicalità come mai c’era stata prima di allora. Questa dissoluzione dell’autorità dottrinale della Chiesa in materia morale doveva necessariamente ripercuotersi anche nei diversi spazi di vita della Chiesa. Nell’ambito dell’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, interessa soprattutto la questione della vita sacerdotale e inoltre quella dei seminari. Riguardo al problema della preparazione al ministero sacerdotale nei seminari, si constata in effetti un ampio collasso della forma vigente sino a quel momento di questa preparazione.

In diversi seminari si formarono club omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari. In un seminario nella Germania meridionale i candidati al sacerdozio e i candidati all’ufficio laicale di referente pastorale vivevano in­sieme. Durante i pasti comuni, i seminaristi stavano insieme ai referenti pastorali coniugati in parte accompagnati da moglie e figlio e in qualche caso dalle loro fidanzate. Il clima nel seminario non poteva aiutare la formazione sacerdotale. La Santa Sede sapeva di questi problemi, senza esserne informata nel dettaglio. Come primo passo fu disposta una Visita apostolica nei seminari degli Stati Uniti.

Poiché dopo il Concilio Vaticano II erano stati cambiati pure i criteri per la scelta e la nomina dei vescovi, anche il rapporto dei vescovi con i loro seminari era differente. Come criterio per la nomina di nuovi vescovi va­leva ora soprattutto la loro «conciliarità», potendo intendersi natural­mente con questo termine le cose più diverse. In molte parti della Chie­sa, il sentire conciliare venne di fatto inteso come un atteggiamento cri­tico o negativo nei confronti della tradizione vigente fino a quel momen­to, che ora doveva essere sostituita da un nuovo rapporto, radicalmente aperto, con il mondo. Un vescovo, che in precedenza era stato rettore, aveva mostrato ai seminaristi film pornografici, presumibilmente con l’intento di renderli in tal modo capaci di resistere contro un comportamento contrario alla fede. Vi furono singoli vescovi – e non solo negli Stati Uniti d’America – che rifiutarono la tradizione cattolica nel suo complesso mirando nelle loro diocesi a sviluppare una specie di nuova, moderna «cattolicità». Forse vale la pena accennare al fatto che, in non pochi seminari, studenti sorpresi a leggere i miei libri venivano considerati non idonei al sacerdozio. I miei libri venivano nascosti come letteratura dannosa e venivano per così dire letti sottobanco.

La Visita che seguì non portò nuove informazioni, perché evidentemente diverse forze si erano coalizzate al fine di occultare la situazione reale. Venne disposta una seconda Visita che portò assai più informazioni, ma nel complesso non ebbe conseguenze. Ciononostante, a partire dagli anni ’70, la situazione nei seminari in generale si è consolidata. E tutta­via solo sporadicamente si è verificato un rafforzamento delle vocazioni, perché nel complesso la situazione si era sviluppata diversamente.

2. La questione della pedofilia è, per quanto ricordi, divenuta scottante solo nella seconda metà degli anni ’80. Negli Stati Uniti nel frattempo era già cresciuta, divenendo un problema pubblico. Così i vescovi chiesero aiuto a Roma perché il diritto canonico, così come fissato nel Nuovo Co­dice, non appariva sufficiente per adottare le misure necessarie. In un primo momento Roma e i canonisti romani ebbero delle difficoltà con questa richiesta; a loro avviso, per ottenere purificazione e chiarimento sarebbe dovuta bastare la sospensione temporanea dal ministero sacerdotale. Questo non poteva essere accettato dai vescovi americani perché in questo modo i sacerdoti restavano al servizio del vescovo venendo così ritenuti come figure direttamente a lui legate. Un rinnovamento e un approfondimento del diritto penale, intenzionalmente costruito in modo blando nel Nuovo Codice, poté farsi strada solo lentamente.

A questo si aggiunse un problema di fondo che riguardava la concezione del diritto penale. Ormai era considerato «conciliare» solo il così detto «garantismo». Significa che dovevano essere garantiti soprattutto i diritti degli accusati e questo fino al punto da escludere di fatto una condanna. Come contrappeso alla possibilità spesso insufficiente di difendersi da parte di teologi accusati, il loro diritto alla difesa venne talmente esteso nel senso del garantismo che le condanne divennero quasi impossibili.

Mi sia consentito a questo punto un breve excursus. Di fronte all’estensione delle colpe di pedofilia, viene in mente una parola di Gesù che dice: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (Mc 9,42). Nel suo significato originario questa parola non parla dell’adescamento di bambini a scopo sessuale. Il termine «i piccoli» nel linguaggio di Gesù designa i credenti semplici, che potrebbero essere scossi nella loro fede dalla superbia intellettuale di quelli che si credono intelligenti. Gesù qui allora protegge il bene della fede con una perentoria minaccia di pena per coloro che le recano offesa. Il moderno utilizzo di quelle parole in sé non è sbagliato, ma non deve occultare il loro sen­so originario. In esso, contro ogni garantismo, viene chiaramente in luce che è importante e abbisogna di garanzia non solo il diritto dell’accusato. Sono altrettanto importanti beni preziosi come la fede. Un diritto canonico equilibrato, che corrisponda al messaggio di Gesù nella sua interezza, non deve dunque essere garantista solo a favore dell’accusato, il cui rispetto è un bene protetto dalla legge. Deve proteg­gere anche la fede, che del pari è un bene importante protetto dalla legge. Un diritto canonico costruito nel modo giusto deve dunque contenere una duplice garanzia: protezione giuridica dell’accusato e protezione giuridica del bene che è in gioco. Quando oggi si espone questa concezione in sé chiara, in genere ci si scontra con sordità e indifferenza sulla questione della protezione giuridica della fede. Nella coscienza giuridica comune la fede non sembra più avere il rango di un bene da proteggere. È una situazione preoccupante, sulla quale i pastori della Chiesa devo­no riflettere e considerare seriamente.

Ai brevi accenni sulla situazione della formazione sacerdotale al mo­mento del deflagrare pubblico della crisi, vorrei ora aggiungere alcune indicazioni sull’evoluzione del diritto canonico in questa questione. In sé, per i delitti commessi dai sacerdoti è responsabile la Congregazione per il clero. Poiché tuttavia in essa il garantismo allora dominava am­piamente la situazione, concordammo con papa Giovanni Paolo II sull’opportunità di attribuire la competenza su questi delitti alla Con­gregazione per la Dottrina della Fede, con la titolatura «Delicta maiora contra fidem». Con questa attribuzione diveniva possibile anche la pena massima, vale a dire la riduzione allo stato laicale, che invece non sa­rebbe stata comminabile con altre titolature giuridiche. Non si trattava di un escamotage per poter comminare la pena massima, ma una con­seguenza del peso della fede per la Chiesa. In effetti è importante tener presente che, in simili colpe di chierici, ultimamente viene danneggiata la fede: solo dove la fede non determina più l’agire degli uomini sono possibili tali delitti. La gravità della pena presuppone tuttavia anche una chiara prova del delitto commesso: è il contenuto del garantismo che rimane in vigore. In altri termini: per poter legittimamente comminare la pena massima è necessario un vero processo penale. E tuttavia, in questo modo si chiedeva troppo sia alle diocesi che alla Santa Sede. E così stabilimmo una forma minima di processo penale e lasciammo aperta la possibilità che la stessa Santa Sede avocasse a sé il processo nel caso che la diocesi o la metropolia non fossero in grado di svolgerlo. In ogni caso il processo doveva essere verificato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per garantire i diritti dell’accusato. Alla fine, però, nella Feria IV (vale a dire la riunione di tutti i membri della Congrega­zione), creammo un’istanza d’appello, per avere anche la possibilità di un ricorso contro il processo. Poiché tutto questo in realtà andava al di là delle forze della Congregazione per la Dottrina della Fede e si verificavano dei ritardi che invece, a motivo della materia, dovevano essere evi­tati, papa Francesco ha intrapreso ulteriori riforme.

III
Alcune prospettive

1. Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo creare un’altra Chiesa affinché le cose possano aggiustarsi? Questo esperimento già è stato fatto ed è già falli­to. Solo l’amore e l’obbedienza a nostro Signore Gesù Cristo possono in­dicarci la via giusta. Proviamo perciò innanzitutto a comprendere in modo nuovo e in profondità cosa il Signore abbia voluto e voglia da noi.

In primo luogo direi che, se volessimo veramente sintetizzare al massi­mo il contenuto della fede fondata nella Bibbia, potremmo dire: il Signo­re ha iniziato con noi una storia d’amore e vuole riassumere in essa l’intera creazione. L’antidoto al male che minaccia noi e il mondo intero ultimamente non può che consistere nel fatto che ci abbandoniamo a questo amore. Questo è il vero antidoto al male. La forza del male nasce dal nostro rifiuto dell’amore a Dio. È redento chi si affida all’amore di Dio. Il nostro non essere redenti poggia sull’incapacità di amare Dio. Imparare ad amare Dio è dunque la strada per la redenzione degli uo­mini.

Se ora proviamo a svolgere un po’ più ampiamente questo contenuto es­senziale della Rivelazione di Dio, potremmo dire: il primo fondamentale dono che la fede ci offre consiste nella certezza che Dio esiste. Un mon­do senza Dio non può essere altro che un mondo senza senso. Infatti, da dove proviene tutto quello che è? In ogni caso sarebbe privo di un fondamento spirituale. In qualche modo ci sarebbe e basta, e sarebbe privo di qualsiasi fine e di qualsiasi senso. Non vi sarebbero più criteri del bene e del male. Dunque avrebbe valore unicamente ciò che è più forte. Il potere diviene allora l’unico principio. La verità non conta, anzi in realtà non esiste. Solo se le cose hanno un fondamento spirituale, so­lo se sono volute e pensate – solo se c’è un Dio creatore che è buono e vuole il bene – anche la vita dell’uomo può avere un senso.

Che Dio ci sia come creatore e misura di tutte le cose, è innanzitutto un’esigenza originaria. Ma un Dio che non si manifestasse affatto, che non si facesse riconoscere, resterebbe un’ipotesi e perciò non potrebbe determinare la forma della nostra vita. Affinché Dio sia realmente Dio nella creazione consapevole, dobbiamo attenderci che egli si manifesti in una qualche forma. Egli lo ha fatto in molti modi, e in modo decisivo nella chiamata che fu rivolta ad Abramo e diede all’uomo quell’orientamento, nella ricerca di Dio, che supera ogni attesa: Dio di­viene creatura egli stesso, parla a noi uomini come uomo.

Così finalmente la frase «Dio è» diviene davvero una lieta novella, pro­prio perché è più che conoscenza, perché genera amore ed è amore. Rendere gli uomini nuovamente consapevoli di questo, rappresenta il primo e fondamentale compito che il Signore ci assegna.

Una società nella quale Dio è assente – una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse – è una società che perde il suo cri­terio. Nel nostro tempo è stato coniato il motto della «morte di Dio». Quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento. E perché vie­ne meno il criterio che ci indica la direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male. La società occidentale è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano. In alcuni punti, allora, a volte diviene improvvisa­mente percepibile che è divenuto addirittura ovvio quel che è male e che distrugge l’uomo. È il caso della pedofilia. Teorizzata ancora non troppo tempo fa come del tutto giusta, essa si è diffusa sempre più. E ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commet­tono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa e tra i sacerdoti deve scuoterci e scandalizzarci in misura particolare.

Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere? In ultima analisi il motivo sta nell’assenza di Dio. Anche noi cristiani e sacerdoti preferiamo non parlare di Dio, perché è un discorso che non sembra avere utilità pratica. Dopo gli sconvolgimenti della Seconda guerra mondiale, in Germania avevamo adottato la nostra Costituzione dichiarandoci esplicitamente responsabili davanti a Dio come criterio guida. Mezzo secolo dopo non era più possibile, nella Costituzione euro­pea, assumere la responsabilità di fronte a Dio come criterio di misura. Dio viene visto come affare di partito di un piccolo gruppo e non può più essere assunto come criterio di misura della comunità nel suo complesso. In questa decisione si rispecchia la situazione dell’Occidente, nel quale Dio è divenuto fatto privato di una minoranza.

Il primo compito che deve scaturire dagli sconvolgimenti morali del no­stro tempo consiste nell’iniziare di nuovo noi stessi a vivere di Dio, rivol­ti a lui e in obbedienza a lui. Soprattutto dobbiamo noi stessi di nuovo imparare a riconoscere Dio come fondamento della nostra vita e non ac­cantonarlo come fosse una parola vuota qualsiasi. Mi resta impresso il monito che il grande teologo Hans Urs von Balthasar vergò una volta su uno dei suoi biglietti: «Il Dio trino, Padre, Figlio e Spirito Santo: non presupporlo ma anteporlo!». In effetti, anche nella teologia, spesso Dio viene presupposto come fosse un’ovvietà, ma concretamente di lui non ci si occupa. Il tema «Dio» appare così irreale, così lontano dalle cose che ci occupano. E tuttavia cambia tutto se Dio non lo si presuppone, ma lo si antepone. Se non lo si lascia in qualche modo sullo sfondo ma lo si riconosce come centro del nostro pensare, parlare e agire.

2. Dio è divenuto uomo per noi. La creatura uomo gli sta talmente a cuore che egli si è unito a essa entrando concretamente nella storia. Parla con noi, vive con noi, soffre con noi e per noi ha preso su di sé la morte. Di questo certo parliamo diffusamente nella teologia con un linguaggio e con concetti dotti. Ma proprio così nasce il pericolo che ci facciamo si­gnori della fede, invece di lasciarci rinnovare e dominare dalla fede.

Consideriamo questo riflettendo su un punto centrale, la celebrazione della Santa Eucaristia. Il nostro rapporto con l’Eucaristia non può che destare preoccupazione. A ragione il Vaticano II intese mettere di nuovo al centro della vita cristiana e dell’esistenza della Chiesa questo sacra­mento della presenza del corpo e del sangue di Cristo, della presenza della sua persona, della sua passione, morte e risurrezione. In parte questa cosa è realmente avvenuta e per questo vogliamo di cuore ringraziare il Signore.

Ma largamente dominante è un altro atteggiamento: non domina un nuovo profondo rispetto di fronte alla presenza della morte e risurrezio­ne di Cristo, ma un modo di trattare con lui che distrugge la grandezza del mistero. La calante partecipazione alla celebrazione domenicale dell’Eucaristia mostra quanto poco noi cristiani di oggi siamo in grado di valutare la grandezza del dono che consiste nella Sua presenza reale. L’Eucaristia è declassata a gesto cerimoniale quando si considera ovvio che le buone maniere esigano che sia distribuita a tutti gli invitati a ra­gione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familia­ri o eventi come matrimoni e funerali. L’ovvietà con la quale in alcuni luoghi i presenti, semplicemente perché tali, ricevono il Santissimo Sa­cramento mostra come nella Comunione si veda ormai solo un gesto cerimoniale. Se riflettiamo sul da farsi, è chiaro che non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa inventata da noi. Quel che è necessario è invece il rinnovamento della fede nella realtà di Gesù Cristo donata a noi nel Sacramento.

Nei colloqui con le vittime della pedofilia sono divenuto consapevole con sempre maggiore forza di questa necessità. Una giovane ragazza che serviva all’altare come chierichetta mi ha raccontato che il vicario parrocchiale, che era suo superiore visto che lei era chierichetta, introduceva l’abuso sessuale che compiva su di lei con queste parole: «Questo è il mio corpo che è dato per te». È evidente che quella ragazza non può più ascoltare le parole della consacrazione senza provare terribilmente su di sé tutta la sofferenza dell’abuso subìto. Sì, dobbiamo urgentemen­te implorare il perdono del Signore e soprattutto supplicarlo e pregarlo di insegnare a noi tutti a comprendere nuovamente la grandezza della sua passione, del suo sacrificio. E dobbiamo fare di tutto per proteggere dall’abuso il dono della Santa Eucaristia.

3. Ed ecco infine il mistero della Chiesa. Restano impresse nella memoria le parole con cui ormai quasi cento anni fa Romano Guardini esprimeva la gioiosa speranza che allora si affermava in lui e in molti altri: «Un evento di incalcolabile portata è iniziato: La Chiesa si risveglia nelle anime». Con questo intendeva dire che la Chiesa non era più, come prima, semplicemente un apparato che ci si presenta dal di fuori, vissu­ta e percepita come una specie di ufficio, ma che iniziava ad essere sen­tita viva nei cuori stessi: non come qualcosa di esteriore ma che ci toc­cava dal di dentro. Circa mezzo secolo dopo, riflettendo di nuovo su quel processo e guardando a cosa era appena accaduto, fui tentato di capo­volgere la frase: «La Chiesa muore nelle anime». In effetti oggi la Chiesa viene in gran parte vista solo come una specie di apparato politico. Di fatto, di essa si parla solo utilizzando categorie politiche e questo vale persino per dei vescovi che formulano la loro idea sulla Chiesa di domani in larga misura quasi esclusivamente in termini politici. La crisi cau­sata da molti casi di abuso ad opera di sacerdoti spinge a considerare la Chiesa addirittura come qualcosa di malriuscito che dobbiamo decisa­mente prendere in mano noi stessi e formare in modo nuovo. Ma una Chiesa fatta da noi non può rappresentare alcuna speranza.

Gesù stesso ha paragonato la Chiesa a una rete da pesca nella quale stanno pesci buoni e cattivi, essendo Dio stesso colui che alla fine dovrà separare gli uni dagli altri. Accanto c’è la parabola della Chiesa come un campo sul quale cresce il buon grano che Dio stesso ha seminato, ma anche la zizzania che un «nemico» di nascosto ha seminato in mezzo al grano. In effetti, la zizzania nel campo di Dio, la Chiesa, salta all’occhio per la sua quantità e anche i pesci cattivi nella rete mostrano la loro forza. Ma il campo resta comunque campo di Dio e la rete rimane rete da pesca di Dio. E in tutti i tempi c’è e ci saranno non solo la zizzania e i pesci cattivi ma anche la semina di Dio e i pesci buoni. Annunciare in egual misura entrambe con forza non è falsa apologetica, ma un servizio necessario reso alla verità.

In quest’ambito è necessario rimandare a un importante testo della Apocalisse di San Giovanni. Qui il diavolo è chiamato accusatore che accusa i nostri fratelli dinanzi a Dio giorno e notte (Ap 12, 10). In questo modo l’Apocalisse riprende un pensiero che sta al centro del racconto che fa da cornice al libro di Giobbe (Gb 1 e 2, 10; 42, 7-16). Qui si narra che il diavolo tenta di screditare la rettitudine e l’integrità di Giobbe co­me puramente esteriori e superficiali. Si tratta proprio di quello di cui parla l’Apocalisse: il diavolo vuole dimostrare che non ci sono uomini giusti; che tutta la giustizia degli uomini è solo una rappresentazione esteriore. Che se la si potesse saggiare di più, ben presto l’apparenza della giustizia svanirebbe. Il racconto inizia con una disputa fra Dio e il diavolo in cui Dio indicava in Giobbe un vero giusto. Ora sarà dunque lui il banco di prova per stabilire chi ha ragione. «Togligli quanto possie­de – argomenta il diavolo – e vedrai che nulla resterà della sua devozio­ne». Dio gli permette questo tentativo dal quale Giobbe esce in modo po­sitivo. Ma il diavolo continua e dice: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia» (Gb 2, 4s). Così Dio concede al diavolo una seconda possibilità. Gli è permesso anche di stendere la mano su Giobbe. Unicamente gli è precluso ucci­derlo. Per i cristiani è chiaro che quel Giobbe che per tutta l’umanità esemplarmente sta di fronte a Dio è Gesù Cristo. Nell’Apocalisse, il dramma dell’uomo è rappresentato in tutta la sua ampiezza. Al Dio creatore si contrappone il diavolo che scredita l’intera creazione e l’intera umanità. Egli si rivolge non solo a Dio ma soprattutto agli uo­mini dicendo: «Ma guardate cosa ha fatto questo Dio. Apparentemente una creazione buona. In realtà nel suo complesso è piena di miseria e di schifo». Il denigrare la creazione in realtà è un denigrare Dio. Il diavolo vuole dimostrare che Dio stesso non è buono e vuole allontanarci da lui.

L’attualità di quel che dice l’Apocalisse è lampante. L’accusa contro Dio oggi si concentra soprattutto nello screditare la sua Chiesa nel suo complesso e così nell’allontanarci da essa. L’idea di una Chiesa migliore creata da noi stessi è in verità una proposta del diavolo con la quale vuole allontanarci dal Dio vivo, servendosi di una logica menzognera nella quale caschiamo sin troppo facilmente. No, anche oggi la Chiesa non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania. La Chiesa di Dio c’è an­che oggi, e proprio anche oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci salva. È molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. Anche oggi ci sono molti uomini che umilmente credono, soffrono e amano e nei quali si mostra a noi il vero Dio, il Dio che ama. Anche oggi Dio ha i suoi testimoni («martyres») nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli.

Il termine martire è tratto dal diritto processuale. Nel processo contro il diavolo, Gesù Cristo è il primo e autentico testimone di Dio, il primo martire, al quale da allora innumerevoli ne sono seguiti. La Chiesa di oggi è come non mai una Chiesa di martiri e così testimone del Dio vivente. Se con cuore vigile ci guardiamo intorno e siamo in ascolto, ovunque, fra le persone semplici ma anche nelle alte gerarchie della Chiesa, possiamo trovare testimoni che con la loro vita e la loro soffe­renza si impegnano per Dio. È pigrizia del cuore non volere accorgersi di loro. Fra i compiti grandi e fondamentali del nostro annuncio c’è, nel limite delle nostre possibilità, il creare spazi di vita per la fede, e soprat­tutto il trovarli e il riconoscerli.

Vivo in una casa nella quale una piccola comunità di persone scopre di continuo, nella quotidianità, testimoni così del Dio vivo, indicandoli an­che a me con letizia. Vedere e trovare la Chiesa viva è un compito meraviglioso che rafforza noi stessi e che sempre di nuovo ci fa essere lieti della fede.

Alla fine delle mie riflessioni vorrei ringraziare Papa Francesco per tutto quello che fa per mostrarci di continuo la luce di Dio che anche oggi non è tramontata. Grazie, Santo Padre!

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