IL REGNO DELLE DUE SICILIE

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Le industrie meridionali erano così efficienti e produttive da guadagnarsi, nel 1856, alla conferenza internazionale di Parigi, il riconoscimento di terzo paese al mondo per lo sviluppo industriale raggiunto, dopo la Francia e l’Inghilterra, con un numero di occupati nell’industria pari al 20% contro l’8% del resto d’Italia.

 PERCHE’ ALLORA L’INDUSTRIA MERIDIONALE SCOMPARVE’?…

E PERCHE’ SI NEGA CHE QUANDO NELLE REGIONI SETTENTRIONALI NASCEVANO LE PRIME INDUSTRIE, NEL REGNO DELLE DUE SICILIE LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE ERA GIA’ UNA REALTA’ CONSOLIDATA’?…

CARLO BOMBRINI (Genova 3/10/1804-Roma 15/3/1882)  –  Senatore del Regno d’Italia, dal 1845 al 1849 Direttore Generale della Banca di Genova, dal 1849 al 1861 Direttore Generale della Banca Nazionale degli Stati Sardi, nel 1853 partecipa alla fondazione dell’Ansaldo di genova, dal 1861 al 1882 Governatore della Banca Nazionale del regno d’Italia, amico di Giuseppe Mazzini e del Conte Camillo Benso di Cavour, fu uno dei promotori dello smantellamento delle industrie meridionali, ma sopratutto l’uomo che espresse pubblicamente il volere del nuovo Regno d’Italia, secondo cui i meridionali “….non dovranno mai più essere in grado di intraprendere”.……e così è stato!

Così come sta accadendo ai nostri giorni nel nostro Paese ad opera dell’Europa della Merkel,

STRUMENTI DI QUESTA POLITICA DISTRUTTIVA  furono il rastrellamento di capitali e del risparmio, la strozzatura del credito, gli investimenti pubblici e la diminuzione delle commesse alle imprese del Sud.

ECCO COSA E’ SUCCESSO ALLE INDUSTRIE PIU’ IMPORTANTI.

INDUSTRIA METALMECCANICA.    Da Portici a Castellammare era un susseguirsi di cantieri e opifici. La principale industria sorse a Pietrarsa, dove si concentrò tutta la tecnologia allora disponibile e capace di realizzare dalle reti ferroviarie alle motrici navali. In quel luogo, nel 1836, fu costruita la prima locomotiva italiana.

Con l’Unità d’Italia la gestione è ceduta alla ditta Bozza. Il novo padrone aumenta l’orario di lavoro, abbassa gli stipendi e taglia il personale mettendo in ginocchio la produzione. Il malcontento dilaga e sulle pareti della fabbrica di legge: “Morte a Vittorio Emanuele, il suo Regno è infame, la dinastia Savoja muoia per ora e per sempre”. Seguirono scioperi e disordini repressi nel sangue. Il 6 Agosto 1863 una carica di Bersaglieri fa 7 morti 1 20 feriti gravi. PIETRARSA, nel 1989, diventerà museo ferroviario.

LA CANTIERISTICA NAVALE.  La flotta borbonica era la terza del mondo ed il cantiere di Castellammare era il più grande del Mediterraneo. Nel 1781, Michele De Jorio scrive il primo Codice Marittimo italiano, nel 1818 viene costruito il Ferdinando I, il primo piroscafo a vapore, considerato il più grande e potente del Mediterraneo. Nel 1833, la Ferdinando I effettua la prima crociera turistica del mondo arrivando, dopo 3 mesi di navigazione, a Costantinopoli. Nel 1836, viene creata la prima Compagnia di navigazione a vapore del Mediterraneo. Nel 1847, viene introdottam per la prima volta in Italia la propulsione ad elica. Nel 1854, il “Sicilia” è la prima nave italiana ad arrivare a NewYork, dopo 26 giorni di navigazione. Il volume degli scambi commerciali era di cinque volte maggiore del Piemonte, ma dopo il 1860 il Governo di Torino favorisce le società di navigazione genovesi, riducendo le commesse fino al 33% del totale del settore pubblico e all’11% di quello privato

L’INDUSTRIA SIDERURGICA.  Il polo siderurgico era costituito dalla Ferriera di Atina (subito sospesa dopo la conquista Piemontese), la Real Fonderia di Castelnuovo, la Real Fabbrica d’Armi di Torre Annunziata e, sopratutto, il complesso calabrese di Mongiana e Ferdinandea che fino al 1860 fu il maggiore produttore in italia di ghisa e semilavorati per l’industria metalmeccanica. A Mongiana furono costruite le rotaie della prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici, ed il primo ponte sospeso in ferro ; il “Real Ferdinando ” sul fiume Garigliano.

Il 25 Giugno 1874, in esecuzione della Legge 23 Giugno 1873, Mongiana venne chiusa e i macchinari trasferiti in Lombardia. E tutto il complesso diventò la casa di campagna di achille fazzari, un ex garibaldino, che l’acqujistò per poco più di cinquecentomilalire (chissà da quali benche meridionali si era appropriato tale ingente somma!)….

Oggi Mongiana è un Borgo di pochi abitanrti e Ferdinandea è una località morta!

L’INDUSTRIA TESSILE.  Il tesssile fiorì in tutto il Regno con impianti a Salerno, Sarno, Pellezzano, Pedimonte, Messina, Arpino, Sora, Napoli, Otranto, Taranto e Gallipoli.

Il salernitano divenne il comprensorio in cui si concentrò per eccellenza il polo tessile, tanto che Salerno fu sopranominata la “Manchester delle Due Sicilie”.

San Leucio era il più prestigioso e godeva di un suo Statuto redatto personalmente da Re Ferdinando IV nel 1789, ed in cui è visibile la politica riformatrice dei Borboni non ispirata all’assolutismo monarchico, ma a principi di solidarietà ed uguaglianza.

L’Unità d’italia segna il fallimento dell’industria tessile e del complesso di S. Leucio, i cui telai furono portati qualche anno dopo a Valdagno, dove fu creata la prima fabbrica tessile del Veneto.

Dopo varie fasi alterne, San Leucio passa in appalto (naturalmente!) ad un piemontese, poi al Comune fino alla definitiva chiusura nel 1910. Diventando un complesso monumentale, le vestigia di un fiorente Regno distrutto dalla bestiale ingordigia dei Savoja

LE ALTRE INDUSTRIE.

Le cartiere di Fibreno, la più grande d’Italia, del Rapido, della Melfa, e della costiera Amalfitana, grazie alla elevata qualità del prodotto esportavano sia nell’Italia Settentrionale che all’estero.

Dopo l’Unità lo Stato preferì acquistare il prodotto all’estero, mandando sul lastrico migliaia di operai meridionali.

L’industria conciaria di gran pregio era sviluppata a Napoli, a Catellammare, a Tropea, a Teramo ed in Puglia.

Si producevano finimenti di cavalli e carrozze, selleria, stivali, cuoi di lusso esportati in Inghilterra, Francia ed America.

I guanti napoletani si esportavano ovunque nel mondo!

Particolarmente pregiati erano i coralli del mare in prissimità di Trapani, della Penisola Sorrentina e Capri, il fiore all’occhiello dell’arte orafa napoletana!….A tale scopo fu istituita la “compagnia del corallo” per facilitare il credito e fabbriche-scuole per la lavorazione a Torre del Greco e Napoli.

Le saline di Puglia e Sicilia erano le più importanti d’Europa. Ferdinando II, nel 1847, fondò la colonia agricola di San Ferdinando di Puglia (nel 1879,  ovviamente, ribattezzata “Margherita di Savoia”), popolandola con i lavoratori delle saline a cui venivano distribuiti gratuitamente i terreni ed i capitali per la costruzione delle loro case popolari.

A Napoli sorgevano due grandi fabbriche di vetri e cristalli che esportavano a Tunisi, ad Algeri e persino in America.

La fabbrica di porcellane di Capodimonte, voluta da Carlo III, era famosa in tutto ill mondo.

Importantissima la produzione dello Zolfo siciliano (il petrolio dell’epoca!), con 134 zolfare attive, che nella prima metà dell’Ottocento copriva il 90% della produzione mondiale e da sola assorbiva il 33% degli addetti di tutta l’industria estrattiva italiana.

L’industria alimentare vantava i migliori pastifici d’Italia che esportavano in tutto il mondo.

Molti dei loro impianti erano azionati a vapore come a Gragnano, Torre Annunziata, nei comuni della costiera Amalfitana, a Crotone e a Catanzaro.

Fiorentissima l’industria del pomodoro.

Famose le fabbriche di liquirizia calabresi e dei confetti a Sulmona ed Avola.

Numerosissimi gli stabilimenrti ittici e gli allevamenti delle ostriche, le cui tecniche furono insegnate ai francesi. Il pesce più rinomato era il tonno, solo in Sicilia esistevano 80 impianti di trasformazione del pescato e famose erano le tonnare di Favignana.

Importante anche la coltivazione e la lavorazione del tabacco dove il sud era all’avanguardia.

La fine “dell’uso civico” della terra, la mancata riforma agraria promessa da Garibaldi e la prograssiva chiusura delle fabbriche al sud da origine “alla questione meridionale”, ancora irrisolta.

Comincia così la “diaspora” degli italiani del sud, che porterà dal 1860 fino ad oggi alla fuga di oltre 20 milioni di meridionali, una delle più grandi ondate migratorie di tutti i tempi!…..

Alle popolazioni meridionali, sconfitte e colonizzare altro non rimaneva che battere in ritirata verso la via dell’oceano!, e comunque lontano da una Italia matrigna!….

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